Capire la musica colta contemporanea con 5 pezzi “facili”

Il compositore Luciano Berio - Il compositore Luciano Berio -
19/11/2015 00:43 di

Si può avere paura della musica? Sì se proiettiamo su di essa un carico non indifferente di emozioni, sentimenti e ricordi. Immaginiamo che questo carico dovesse venire meno e la musica si sottraesse al compito di veicolo emozionale che naturalmente ci aspettiamo da lei: sicuramente reagiremmo spaesati. 

Una premessa, questa, per spiegare cosa si può provare ascoltando certa musica contemporanea, discendente diretta di quella musica atonale, dodecafonica e destrutturata della seconda metà del '900 che presuppone il superamento del sistema tonale (una specie di “regola aurea”) sul quale poggia la stragrande maggioranza della musica che ascoltiamo. È proprio grazie a questo sistema se percepiamo le note e gli accordi non in un ordine casuale, ma secondo un principio di armonia e melodia.

Scardinato quest’ordine di cromie musicali e rapporti proporzionali tra accordi, la musica contemporanea si propone con una poetica molto affine alla teoria dello straniamento di Bertolt Brecht: si contrappone alla musica romantica, culla dell’Einfühlung (immedesimazione, capacità di “sentire insieme”), per creare un effetto alienante di spersonalizzazione e di distanza necessaria per averne una visione analitica e critica.
In parole povere, è una musica maledettamente “difficile”, concettuale, che nega quell’immediatezza sensuale tipica della musica tonale.

Per voi mi sono addentrata nei meandri più scoscesi della musica contemporanea italiana; quasi in segno di sfida nei confronti dei compositori, ho scelto i brani più accessibili e, passatemi il termine, più “pop”. Perché da qualche parte si dovrà pur iniziare.

Luciano Berio - "Wasserklavier"

Iniziamo con un peso massimo della musica classica contemporanea, d’avanguardia e elettronica. Allievo di Luigi Dallapiccola (uno dei primi italiani a interessarsi alla scrittura dodecafonica), frequenta Boulez, Stockhausen, Ligeti, Kagel e Cage e insieme a Bruno Maderna fonda uno studio nel quale si sperimentava con nuove macchine, lo Studio di Fonologia Musicale di Rai Milano, nel quale nasceranno poi le prime produzioni di musica elettronica italiana. Profondo curioso di poesia, linguistica, architettura, la sua musica è in bilico tra sperimentazione e tradizione. Ascoltiamo un pezzo per piano, "Wasserklavier", pièce tonale in cui le note si fanno liquide come il flusso di un ruscello.


Salvatore Sciarrino - "Ai limiti della notte"

Aumentiamo notevolmente la difficoltà con questo pezzo di Salvatore Sciarrino, compositore siciliano. Il pezzo di cui suggerisco l’ascolto è "Ai limiti della notte", versione per violoncello, un brano che colpisce perché lo strumento a corde si presenta quasi rarefatto nel delineare un impalpabile volo pindarico stridente eppure muto. Il silenzio è infatti una parte fondamentale della poetica di Sciarrino, quasi a denunciare l’inefficacia della comunicazione musicale.


Bruno Maderna - "Conversation"

Insieme a Luciano Berio, Bruno Maderna è il motore di quella musica contemporanea che non ama indugiare in una sola forma espressiva ma si destreggia splendidamente tra neoclassicismo, dodecafonia, elettronica e jazz. Contraddistinto da un animo fortemente melodico e lirico, di Maderna abbiamo scelto il pezzo Conversation, tratto dal commento sonoro, ad opera dello stesso, della pellicola La morte ha fatto l’uovo, film surreale di Giulio Questi.


Giacinto Scelsi - "Mantram"

Se il nome di questo brano vi evoca l’Oriente, beh, siete sulla buona strada. L’autore è Giacinto Scelsi, una delle figure più particolari e suggestive della musica contemporanea, appassionato di cultura e musica orientale. Anticipatore dell’ondata minimalista, Scelsi è noto per i suoi lavori di musica microtonale, basata principalmente su un sistema di accordatura che va a intercettare i microtoni (ovvero intervalli musicali minori di un semitono) tipici della musica orientale.


Niccolò Castiglioni - "Andantino mosso assai dolcino"

Chiudiamo in dolcezza, almeno così può suggerire il titolo del brano scelto. Non facciamo ingannare. Le note del pianoforte di questo brano sono sì dolcine, ma l’ordine nel quale ci muoviamo è un sistema atonale dallo stampo classico. L’effetto prodotto è inquietante, perennemente interrogativo, come una partitura di Debussy imbevuta nel cloroformio. Autore di cotanta bellezza paurosa, Niccolò Castiglioni, autore che attinge dalla dodecafonia, insieme a suggestioni neoclassiciste. E non c’è miglior modo di concludere, sospesi in un mare di note cristalline e sghembe.

Tag: musica classica

Commenti (3)

Carica commenti più vecchi
  • Andrea Colangelo 21/11/2015 ore 21:49 @andreakolangelo

    Serissimo questo articolo! :)

  • Irene Eneri 02/01/2016 ore 12:11 @irene.eneri

    Serissimo nel senso che 3 video su 5 non sono disponibili?!

  • Alvise Zambon 24/07/2016 ore 12:33 @alvisezambon

    Poche idee e ben confuse.

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati