I DARRN tra le bestie e l'elettronica (e uno di loro che ha collaborato con Burberry)

Tra la canzone italiana e l'elettronica, l'intervista ai DARRN e al loro creative director
19/07/2019 12:43

Oggi in uscita per Asian Fake la seconda metà di "Musica da camera" dei DARRN. Chi sono i DARRN? Nuovi arrivati in casa Asian Fake, un progetto senza volto e con le teste di animali, che gioca con la techno e l'urban, i synth e le produzioni elettroniche, su topline in italiano. Quello dei DARRN è uno dei progetti che stanno giocando con la musica italiana, per portarla avanti nel futuro, innestando al suo interno tutto quello che trovano per strada, compreso un membro della band che non si occupa di musica. Non direttamente almeno. Giacomo Carmagnola è il direttore creativo della band, ad esempio, e di recente ha collaborato con Burberry. 

Quando, e come, avete iniziato a fare musica insieme?

Ci siamo incontrati nel 2016 casualmente grazie ad un amico in comune, dato che Dario cercava qualcuno che facesse musica e io e Dennis qualcuno che potesse cantare sulla nostra. Il primo giorno che ci siamo visti in studio abbiamo chiuso un pezzo orribile e abbiamo anche deciso di farne il mix e il master. Eravamo ciechi. Il pezzo era in inglese, ma non è mai uscito dall'hard disk e sarà stampato su vinile solo nostra post mortem.

Comunque è stato subito odio e amore a prima vista, quando eravamo insieme potevamo essere noi stessi musicalmente, ma soprattutto personalmente.

Roma negli ultimi anni è diventata il forno di alcune delle cose più interessanti. Quando vi siete detti che era il momento di farne parte? E quanto è importante per voi Roma?
Roma è un problema. È una città che ti attira verso l'ozio e la sedentarietà, ma allo stesso tempo ti offre stimoli che non trovi altrove. Il primo tratto distintivo rispetto a Milano (ne parliamo perchè Dario ha vissuto lí per un anno) è che qui non hai la possibilità di avere ogni giorno eventi con artisti internazionali, pop up shop, la fashion week e club assurdi.
Qui trovi molte realtà underground valide, ma senza gli stessi mezzi e seguito che hanno in altri posti, specialmente per i giovani. Quindi se non vuoi ritrovarti alla serata stile anni '90 ogni sera devi fare digging fino alla morte. D' altra parte questa cosa ti incentiva a voler creare la tua scena, la tua presenza creativa, proprio perché è l'unico modo per passare il tempo in modo piacevole a allo stesso tempo per entrare in contatto con i molti artisti validi che si mescolano nell'hummus della città (s/o Mikael, Amanda Lean, Montoya e Luca Panda).
Secondo noi è questo che fa essere Roma un'incubatrice di creatività, è il trash unito alla voglia di internazionalizzarsi. Noi fin da subito abbiamo voluto partecipare alla scena musicale della città con la nostra visione, per dare la possibilità in primis a noi e poi a tutti coloro che condividono le nostre idee artistiche di poter iniziare un processo di cambiamento. E questo lo abbiamo fatto quando abbiamo percepito che le persone si stavano aprendo a nuovi gusti. Roma è la nostra peggior nemica, ma anche una mamma. A volte fa uscire gli angoli più oscuri del nostro pensiero, ma poi sa anche salvarti con una serie di incongruenze , alla quale ormai ci siamo affezionati.

Siete due producer un cantante e un grafico, una formazione che fino a dieci anni fa non sarebbe mai stata quella di una band, "gente che suona". Quanto è cambiata la musica e come se anche un grafico oggi è parte integrante di un progetto musicale e artistico?
La musica del nuovo secolo va di pari passo con l’immagine e ad una musica senza volto, quale la nostra, poiché nuova nel panorama italiano, serve necessariamente una mediazione visiva che possa guidare l’ascoltatore.

Come vi è venuto il trip degli animali?
Eravamo su Skype per la prima volta con Giacomo (GORE) e lui aveva appena ascoltato alcuni dei nostri brani (ALLEN forse). Nel suo cervello già vagavano idee assurde. Ci serviva qualcosa che settasse il tono, qualcosa che scioccasse l’ascoltatore tanto quanto la musica stessa. La crudeltà e sincerità della natura, come metafora della purezza che cerchiamo di mettere nella nostra musica. Animali fotografati durante la caccia come tre ragazzi pronti a sbranare la scena.

Il mondo delle produzioni sta cambiando tantissimo, dopo la tirannia del digitale ora sta tornando l'analogico. Quale scegliete voi dei due, se ne scegliete uno?
Noi scegliamo un misto, amiamo l’analogico ma lo bombardiamo di plug in. Ormai la musica è come il disegno, ad uno schizzo su carta si possono sovrapporre un’infinità di layers digitali.

Liberato, i Daft Punk, il grande fratello di Orwell. Qual è il valore dell'anonimato per un progetto pubblico
Ad essere sinceri noi abbiamo seguito di più l'esempio di The Weeknd nel 2011, ai tempi della Trilogy. L'importante per noi non è mai stato mantenere l'anonimato, quanto far arrivare prima il nostro immaginario, il nostro impatto visivo e musicale, per poi metterci la faccia. Senza togliere nulla alla strategia del rimanere anonimi, che probabilmente ad alti livelli ti consente di condurre una vita più tranquilla - immaginiamo ad esempio lo stress di un artista famoso nel non poter mangiare normalmente in un luogo pubblico senza venire perseguitato dai fan - noi ci sentiamo limitati dietro la maschera degli animali. Ci vedrete sempre di più xoxo

Il vostro primo EP è completato: come si è sviluppato il processo creativo su questo progetto?
Il suono che abbiamo impostato per questo progetto ha le fattezze di un orologio. Le tracce sono state completate in momenti diversi, ma soprattutto distanti della nostra vita, dal più vecchio al più nuovo.

Rappresenta già un punto di arrivo? 
Diciamo che rappresenta un punto di inizio, la nostra irrazionalità ci porta a non trovare nemmeno un punto di equilibrio o di appoggio.

La vostra squadra ha al suo interno un graphic designer. Sempre più band si avvalgono di una figura simile non come accompagnamento o nome a lato, ma vero e proprio membro del progetto. Cosa rappresenta per voi questo ruolo?
La fortuna ha voluto che oltre ad esserci incontrati noi tre, siamo riusciti ad entrare in contatto con Giacomo tramite Stabber. È stato amore a prima vista, lui entrava perfettamente all’interno del nostro pensiero musicale, con poche parole e suoni, la sua mano dipingeva perfettamente le nostre ambientazioni e le nostre paranoie.

Per noi il suo ruolo rappresenta l’occhio cibernetico, di questo UNO che stiamo cercando di costruire. Secondo noi la dinamica del duo rapper- producer, che ultimamente sta diventando sempre più iconica, deve essere estesa anche a livello grafico. Ci viene in mente ad esempio il binomio Aphex Twin - Chris Cunningham o Arca - Jesse Kanda, formati rispettivamente da un musicista ed un grafico, giocando in casa Asian Fake basti pensare ai Sxrrxwland

Carmagnola, veniamo a te. Hai lavorato anche con diversi nomi internazionali e vorremmo saperne di più. Com'è stato collaborare con Burberry?  Come hai gestito in contemporanea il lavoro su DARRN?

Collaborare con Burberry è stata un’esperienza molto bella, soprattutto per il fatto che mi hanno dato carta bianca. Vedendo qual era il mio principale stile, mi è stato dato uno shooting sul quale muovermi senza alcuna limitazione.

Per quanto con i DARRN io stia percorrendo estetiche diverse, avevo capito che in questo caso il brand mi domandava quella che può essere vista come la mia principale firma stilistica quanto a visual. Così ho prodotto un connubio tra i miei lavori, talvolta tendenti ad uno stile “creepy”, con Burberry che è sempre stato un brand molto classico. Quello che mi è piaciuto di più è stato proprio questo: confrontarmi con qualcosa di molto classico e riuscire a creare dei lavori che potessero comunque far vibrare le loro corde.

Nel frattempo continuavo, e proseguo tutt’ora, nella creazione di contenuti per i DARRN. Sono da sempre abituato a muovermi con più progetti contemporaneamente. Quindi la cosa per me non è stata complicata.

Il mondo dello streetwear, del fashion, del design: tu che ci sei dentro, dove sta andando?

Sono tre cose che vanno a braccetto tra di loro. Lo streetwear è un ramo del fashion che trova un facile connubio col design. Come per qualsiasi altra cosa ci si muove in base alle tendenze. 

Parlando in linea generale sono dell’idea che questi ultimi anni siano percorsi da un ritorno allo stile analogico. Sia per quello che riguarda le produzioni di design, un esempio può essere il ritorno delle fotografie scannerizzate e volutamente lasciate con i loro difetti, sia per lo stile più generale della moda (streetwear compreso). Al momento ci troviamo in una piccola bolla che più volte mi ha ricordato gli anni ’90. La grafica e la moda sono dei pianeti in continua rotazione. Credo che questo sia lo zenit per quello che riguarda l’analogico.

Mano a mano, assieme a quello, si sta sviluppando sempre di più anche l’interesse per l’errore digitale. Il glitch, insomma. Da diversi anni lo vedo utilizzato soprattutto a livello di visual musicali e secondo me andrà ad impattare in maniera sempre più considerevole anche la moda. Ma queste, appunto, sono mode. Una cosa che come è arrivata avrà anche un suo fine.

Non posso dire con precisione dove andrà a terminare tutto questo, quello che riesco, per quanto possibile, è fare un’analisi di come si sta evolvendo in questi tempi e le probabili declinazioni. 

Se doveste vesere i Darrn tra 6 mesi ? E tra 6 anni ?
Tra sei mesi esce nuova musica.

Tra 6 anni in uno studio sommersi dai cavi dei sintetizzatori modulari.

 

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L'articolo I DARRN tra le bestie e l'elettronica (e uno di loro che ha collaborato con Burberry) di Redazione è apparso su Rockit.it il 19/07/2019 12:43

Tag: nuove uscite

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