Il primo album di David Bowie compie cinquant’anni oggi

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01/06/2017 09:40 di

Il 1967 è certamente stato uno degli anni più prolifici della storia della musica: oltre al super pubblicizzato anniversario di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” dei Beatles, sono moltissimi i dischi importanti che compiono 50 anni nel corso del 2017. Tra questi, diversi esordi di artisti che sarebbero poi diventati leggendari: The Doors, Pink Floyd, Jimi Hendrix e David Bowie.

E proprio il primo album di David Bowie compie oggi mezzo secolo: uscito il primo giugno del 1967 (sì, lo stesso giorno di “Sgt. Pepper”) per la Deram Records (sussidiaria della Decca Records) in Europa, Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda, “David Bowie” non andò molto bene dal punto di vista delle vendite ma ricevette critiche positive dalla stampa specializzata. Sul New Musical Express il giornalista Allen Evans lo definì “molto innovativo”, considerando Bowie “un talento molto promettente” e trovando negli arrangiamenti “una notevole freschezza di suono”; sulla rivista Disc and Music Echo scrissero: “Un notevole, creativo album d’esordio di un diciannovenne londinese che ha scritto tutte le 14 tracce e le canta con un’interpretazione abbastanza fresca da far rumore sulla scena se avrà un colpo di fortuna e i singoli giusti”. L’effetto principale provocato dall’album fu quello di destare l’attenzione di Lindsay Kemp (che il cantante conobbe nell'estate del '67), tanto da inserire l’anno successivo alcuni brani nello spettacolo teatrale “Pierrot in Turquoise”, e ancora un’audizione alla BBC che permise a Bowie di registrare la sua prima sessione radiofonica nel dicembre 1967. Sempre nel 1967, grazie al manager Kenneth Pitt, Bowie incontra una persona che gli cambierà la vita e la carriera: il produttore americano Tony Visconti.



Prodotto da Mike Vernon, l’album viene descritto dallo stesso Bowie come “Quella roba tipo Tony Newley, che piaggeria... No, non ho molto da dire a suo favore. Quanto ai testi, immagino che stessi cercando una mia dimensione da narratore di storie brevi. Musicalmente è piuttosto stravagante... sembrava avere le sue radici dappertutto, nel rock, nel vaudeville, nella rivista o non so che altro. Non so se ero Max Miller o Elvis Presley”. Le sessioni di registrazione iniziarono presso i ‘Decca Studios’ di Londra nel novembre del 1966 con David Bowie alla voce, chitarra e sassofono, Derek Fearnley al basso, John Eager alla batteria e Derek Boyes all’organo, sotto la direzione del manager Kenneth Pitt. Mike Vernon in merito ricorda: “Non ero sicuro di cosa farne in quel periodo, né se fosse commerciale, ma come sempre ho messo da parte simpatie e antipatie e sono andato avanti. Fu un disco molto molto bizzarro e unico, ideale per la Deram. (Bowie) aveva un enorme talento, un carisma molto definito, era solo questione di tempo”.

Il primo singolo fu “Rubber Band” nel dicembre del ‘66, poi seguì “Love You Till Tuesday” nel luglio del ’67 che raccolse unanimi consensi sia in patria che oltreoceano ma, nonostante gli elogi ricevuti,  fu un vero e proprio fiasco e questo determinò la fine del rapporto tra Bowie e la Deram. Due anni dopo, nel 1969, il secondo album del Duca Bianco uscì nel Regno Unito per la Philips Records con lo stesso titolo del primo, “David Bowie”: solo nel 1972 sarebbe stato ridistribuito col nome con cui tutti lo conosciamo, “Space Oddity”.

Tag: david bowie anniversario

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