Il diritto all'oblio vale anche per le recensioni non gradite?

11/11/2014 15:33

Il mondo è pieno di musicisti piccati da recensioni non proprio gradite: a volte si tratta solo di scarsa capacità di accettare lecite critiche, altre volte invece è il giornalista di turno ad essere ingeneroso o poco professionale. In entrambi i casi però si risolve quasi sempre con qualche commento acido e un'inimicizia che potrebbe durare per la vita.

Il pianista croato Dejan Lazic però è andato oltre e ha pensato di appellarsi addirittura alla legge, nello specifico quella europea del diritto all'oblio che prevede che i cittadini possano richiedere a Google di rimuovere dai risultati di ricerca i link sul proprio conto. La recensione in questione è sì negativa ma non diffamatoria, ma nonostante ciò la corte europea ha dato ragione al pianista, e l'articolo del Washington Post non compare più tra i risultati di ricerca del suo nome. 

La questione però è importante per le sue implicazioni pratiche: se una quantità sempre maggiore di artisti come Lazic (o di politici e pubblici ufficiali) si appellassero alla corte europea non per rimuovere articoli falsi e diffamatori sul proprio conto, ma per cancellare dai risultati gli scritti semplicemente non graditi, si andrebbe incontro ad una rappresentazione della realtà certamente distorta dall'idea che ogni persona ha di sé stessa.
Un ragionamento contorto, ma che vale la pena iniziare a fare. 

 

Tag: legge

Commenti (2)

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  • Giulio Pons 11/11/2014 ore 15:51 @pons

    La legge prevede che si possa dire a Google di cancellarsi dai risultati, ma non cancellare le recensioni negative e le fonti. Poi ci sarà Google che avrà un server con tutti i link a tutte le recensioni che non piacciono e che la gente vuole dimenticare. Il server dell'oblio.

  • Paolo Gresta 12/11/2014 ore 13:30 @paolo.gresta

    Si possono cancellare i risultati dai motori di ricerca generici, ma non da quelli interni ai singoli siti.
    Comunque una normativa certa sul diritto all'oblio ancora non esiste. La UE dovrebbe pubblicarne una comune a tutti gli Stati membri nel 2015. Ma se ne discute da anni, l'argomento è delicato e il buon senso suggerirebbe di affrontare queste cose caso per caso, in quanto le possibili sfumature sono tantissime.

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