Guilty Pleasures: il disco proibito dei Ministri

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28/09/2016 11:53 di

"Guilty Pleasures" è la nuova rubrica di Rockit con cui andiamo a scavare nei segreti più reconditi e meno condivisibili degli archivi musicali delle band italiane. In questa puntata, Divi dei Ministri ci racconta qual è il disco che a lui piace tanto, ma che il resto del mondo reputa terribile.

Bisogna essere estremamente sinceri quando, scandagliando a distanza di lustri il proprio bagaglio musicale, si fanno scoperte di un certo tipo... sì, perché la musica brutta esiste, si compra, e talvolta è proprio interessante per la sua totale mancanza di affinità col il senso del bello.
In quella metà degli anni '90 l'industria musicale nasava sicuramente una crisi, non ancora imminente, ma che fortunatamente dava ancora spazio ad investimenti di dubbio gusto. Nel caso specifico si trattava di una frontiera ancora inesplorata (forse per un valido motivo) nel rock'n'roll: l'animalismo.



Il gruppo in questione erano i Babylon Zoo, il disco (esordio e credo lapide) "The boy with the xray eyes", lanciati dal singolo sbranafaccia "Spaceman". La canzone era diventata una hit grazie alla Levi's che la scelse nel suo spot di quegli anni esattamente come precedentemente aveva fatto con "Boombastic" di Shaggy.

Dopo aver visto in alta rotazione su MTV il videoclip in questione ero risoluto: spendiamo ste ventimilalire. A scatola chiusa. Ammetto che già dalla visione della canzone sorgeva qualche perplessità. Non veniva molto messa in risalto la band quanto più l'aspetto del cantante. Ricordo chili di stagnola, lunghe unghie e lenti a contatto furiose. Tuttavia il frontman sembrava molto a suo agio in questo mondo claustrofobico mentre additava la tecnologia per aver costituito un presunto regime. Oramai il dado era tratto. Il disco era tra le mie mani.



La copertina la annovero ancora oggi tra le più brutte di sempre, ma non è dai calci di rigore che si giudica un campione. Ascoltavo. La prima drammatica scoperta è che, rispetto alla versione del video, il pezzo sul disco mi dura 5 minuti grazie ad un disimpegno strumentale di ben 1 minuto e mezzo, senza alcuna logica...non avrei mai pensato di preferire una radio edit (ovviamente non presente nel disco).

La seconda scoperta è che il resto delle tracce si rivelano davvero un pacco. Faccio eccezione per "Animal army" che però esprime in modo perfetto la completa disfatta del connubio tra rock e animalismo. A condire il tutto si aggiunge la diceria che la band dal vivo sia pure parecchio scarsa... insomma un vero disastro! Eppure quel disastro lo conservo con fierezza nella mia stanza d'adolescente, un po' con quel senso nostalgico, a ricordarmi che in tempi non sospetti si compravano i dischi a scatola chiusa, per una canzone ascoltata, per un videoclip intravisto, e forse quel "rischiare" faceva davvero la differenza, perché trasformava una scoperta modesta in un indelebile gran bel ricordo.

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