Guilty Pleasures: il disco proibito di Paletti

Pietro PalettiPietro Paletti
16/09/2016 11:48 di

"Guilty Pleasures" è la nuova rubrica di Rockit con cui andiamo a scavare nei segreti più reconditi e meno condivisibili degli archivi musicali delle band italiane. In questa puntata, Paletti ci racconta qual è il disco che a lui piace tanto, ma che il resto del mondo reputa terribile.

Lo ammetto, sono un nazi-musicista, lo sono stato molto in passato ma ancora oggi ho il vizietto di giudicare la gente dai loro gusti musicali. Forse per quello sono sempre stato sul culo a molte ragazze che ascoltavano Spice Girls e robetta simile. Avrebbero dovuto affrontare un brufoloso tredicenne spocchioso e saccente che le sfotteva e nel frattempo cercava di indottrinarle ad ascolti più "alti". Sbocciato in adolescenza con dischi come "Nevermind" e "Blood Sugar Sex Magic", sono diventato per forza di cose un meticoloso analista di album come "Are you experienced?" di Jimi Hendrix, Led Zeppelin I, II, III", i primi tre dei Police, poi il prog rock italiano degli Area e molte altre cose "da musicista un po' loser".

Avevo quasi rimosso però che di merda ne ho scoltata anche io. Non molta eh, sia chiaro, ci tengo lo sappiate! Che dire quindi di "So far so good" di Bryan Adams? Eh sì, l'ho consumata quella cassetta che mi fu regalata per il compleanno da mia sorella. Disco rock classico americano alla Springsteen (di cui non sono mai stato grande fan) eppure mi gasava il chitarrismo ritmico semplice ma efficace, la voce rauca ma effetivamente granitica di Adams nei brani up-tempo. Come forse ricorderete c'erano anche brani melensi tipo "Please forgive me". Quei brani con la tastierina morbidosa e il rullante in strofa suonato sul bordo. Ballate con aperture strappamutande con accordoni aperti di chitarrona e piano sui ritornelli. Capito? Songwriting perfetto per un appuntamento con Cindy Crawford insomma. Sarà, ma non riesco a rinnegarlo neanche ora che di merda ne ho scritta pure io, e tanta!

Tag: rubrica

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