Guilty Pleasures: il disco proibito del Teatro degli Orrori

Il Teatro degli OrroriIl Teatro degli Orrori
20/06/2016 14:20 di

"Guilty Pleasures" è la nuova rubrica di Rockit con cui andiamo a scavare nei segreti più reconditi e meno condivisibili degli archivi musicali delle band italiane. In questa prima puntata, Giulio Ragno Favero e Pierpaolo Capovilla del Teatro degli Orrori ci raccontano qual è il disco che a loro piace tanto, ma che il resto del mondo reputa terribile. 

 

Pierpaolo Capovilla - "Gloria" di Umberto Tozzi

Avevo dieci o undici anni, e come spesso capita ai bambini che si invaghiscono di cose che non comprendono, ma che evidentemente inducono in loro certe emozioni, mi innamorai perdutamente di "Gloria", fra i singoli più conosciuti di Umberto Tozzi. Soltanto molto più tardi mi resi conto del significato di questa apparentemente comunissima canzone d'amore. Perché "Gloria" è certamente una canzone d'amore, peraltro divenuta universalmente nota, ma il suo soggetto è … l'eroina. Lo si evince facilmente indagando il testo, nel quale quel "è sempre questa storia, che io la chiamo Gloria", un po' sgrammaticato, ma chiarissimo, ne esplicita il senso, senza neanche nasconderlo troppo. Ma si spinge ben oltre, questo strano caso di autore furbo e intelligente, con tutta una serie di allegorie più efficaci che mai. "Per me che senza Gloria / Con te nuda sul divano / Faccio stelle di cartone / Pensando a Gloria", oppure "Manchi tu nell'aria / Manchi come il sale / Manchi più del sole / Sciogli questa neve / Che soffoca il mio petto / Ti aspetto Gloria". E che dire poi di "Manchi a questa mano / Che lavora piano"… Sembra di vederlo, l'eroinomane, che massaggia con cura il braccio appena stretto dal laccio emostatico, prima di infilarci l'ago della siringa. Umberto Tozzi di canzoni belle e significative ne ha scritte non poche, penso a "Gabbie", "Nemico Alcol", o "Fermati allo Stop" (ascoltare per credere), rivelando anche un'attenzione narrativa non così comune nei confronti della vita nelle periferie urbane, dell'emarginazione, della povera gente, ma con "Gloria", lasciatemelo dire, scrive un piccolo capolavoro pop. Perché riuscire a far cantare a milioni di casalinghe nel mondo un inno all'eroina, è semplicemente geniale.

 

Giulio Ragno Favero - "Crises" di Mike Oldfield

Quando mi hanno chiesto di partecipare a questa rubrica, ho riflettuto molto su cosa potesse essere uno scheletro nell’armadio discograficamente parlando, e quale fosse il mio. Sono giunto alla conclusione che, in realtà, se uno ascolta in modo innocente e trasparente qualsiasi tipo di registrazione sonora emozionandosi e restandone abbacinato, distrugge il concetto di vergogna. In fondo, ogni disco si muove dentro ciascuno di noi in maniera unica, e come in nessun altro. Premesso ciò, io scelgo "Crises" di Mike Oldfield, album uscito nel 1983, e primo disco che io abbia mai intimamente “sentito”. Quando nel 1985 mi trasferii per un paio di anni a Bruxelles, dove viveva mia madre, mi avvicinai a quella macchina del tempo e dello spazio che è il giradischi. Non ricordo con esattezza quale fosse il disco che ascoltai per primo, ma sono certo che "Crises" mi colpì come nessun altro, a tal punto da diventare un rito quotidiano, per più volte al giorno, e per non so bene quanti mesi. Mi ci rifugiavo e in esso mi perdevo completamente: mi rendo conto ora che è un disco pieno di scelte artistiche particolari e tecniche di mixaggio sperimentali o comunque inusuali. I suoi suoni netti, e allo stesso tempo caldi e avvolgenti, sanno trasportare verso spazi ampi, e relativamente senza tempo: sembra un volo sulle Islands. E, di fatto, la meravigliosa copertina ne contiene e raduna l’essenza: una sorta di triste solitudine, confortante ma irrisolvibile. Contiene, peraltro, una di quelle canzoni pop che io considero un gioiello di scrittura e che, secondo me, tutti noi 40enni ci siamo ritrovati a canticchiare in qualche occasione, ovvero "Moonlight Shadow", hit che scosse il mondo del mainstream nel 1983, arrivando al primo posto anche qui da noi. Il disco, nella versione che possiedo io (vinile originale, ormai distrutto dalle migliaia di ascolti) è composto da una suite di 21 minuti, che dà il titolo all’album, “a la” Tubular Bells, in cui Oldfield si sbizzarri sce su quasi tutti gli strumenti, scrivendo e realizzando qualcosa che è molto simile a un film sonoro, e da altri 5 brani (6 nella versione americana). Difficile non perdervisi.
Ci sono alcuni momenti, nella storiografia musicale, a parer mio, epici, dal punto di vista sonoro e di mix. E si succedono certi grandiosi suoni di batteria e synth che hanno in parte, ma in maniera sostanziale, forgiato il mio modo di sentire una registrazione, e di percepire e replicare armonie. Ancora oggi, l’uso degli effetti mi sorprende. Lo considero il mio scheletro nell’armadio giacché di fatto Oldfield era e rimane uno dei musicisti più odiati degli anni '70-'80, da molti tacciato come un compositore banale e dagli afflati stucchevoli, rispetto ai grandi miti del prog come Genesis o King Crimson. Un sacco di gente lo detestava, ricordo, soprattutto molti indietalebani con i quali ho avuto modo di confrontarmi nel corso degli anni. L’altro motivo è che, per una strana coincidenza che definire i più unica che rara, il primo disco de Il Teatro degli Orrori, è stato registrato e mixato sullo STESSO MIXER con cui venne registrato "Crises". E non intendo dire uno simile, ma proprio quello di Mike Oldfield, che negli anni ha viaggiato per l’Europa, dallo Tilehouse Studios di Denham in Inghilterra, ora proprietà del figlio Luke, fino ad approdare all’NHQ di Ferrara, storico e compianto studio in cui nacquero piccoli capolavori della musica indipendente italiana, grazie anche a quel banco Neve 8108. Ora il mixer è nella soffitta sopra al Lignum Studio di Villa del Conte, in provincia di Padova, dove abbiamo inciso l’ultimo nostro disco, in attesa di essere ricondizionato e rimesso a disposizione del suono, materia che ha saputo trattare così bene da risultare, non solo un fenomeno fisico, ma magico per milioni di persone attraverso "Crises". Me compreso.


Il Teatro degli Orrori è in tour con l'album omonimo (disco della settimana su Rockit). Ecco dove potrete vederli:

Jun 20 Visarno arena #WITHREFUGEES - Firenze
Jun 25 Santu Juanne - Thiesi (SS)
Jul 01 Festivalbeer - Morrovalle (MC)
Jul 10 Mazzumaja Festival - Comunanza (AP)
Jul 16 Sherwood Festival - Padova
Jul 21 Bra Mon Amour - Bra (CN)
Jul 22 FESTA DELLA MUSICA di CHIANCIANO TERME - Chianciano Terme (SI)
Jul 24 Boville Festival - Boville Ernica (FR)
Jul 30 Apolide Festival - Vialfrè (TO)
Aug 04 ROCKINDAY - San Vito Dei Normanni (BR)
Aug 05 MaCo Festival - Sant’Arsenio
Aug 07 Filagosto Festival - Filago (BG)
Aug 18 Festa di Radio Onda d'Urto - Brescia
Aug 25 Frogstock - Riolo Terme (FC)
Aug 26 FDB Festival - Fabrica Di Roma
Aug 27 Beat Festival w/ Afterhours - Empoli
Sep 02 Home Festival - Treviso
Sep 03 Evoluzioni Rock - Isernia

Tag: rubrica

Commenti (2)

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  • incursore 01/07/2016 ore 17:33 @incursore

    Gloria sui tuoi fianchi la mattina nasce il sole...

    Gloria, Gloria,
    chiesa di campagna, Gloria,
    acqua nel deserto, Gloria,
    lascio aperto il cuore, Gloria,
    scappa senza far rumore,
    dal lavoro dal tuo letto
    dai gradini di un altare
    ti aspetto Gloria.


    Ma n'dò cazzo se li è sognati Capovilla i riferimenti all eroina....???

    Vecchia leggenda metropolitana, noi di una certa età ce la ricordiamo...peraltro esiste una intervista dell epoca a Tozzi che, interrogato sull'argomento cade dalle nuvole e nega qualsiasi riferimento.
    Infine ricordo che il testo è stato scritto da Giancarlo Bigazzi, cioè quello di "Lisa dagli occhi blù" e "Rose rosse"....
    Tozzi scrisse solo la musica...

  • Toni Meola 17/07/2016 ore 17:52 @toni.meola1

    LOLLISSIMO

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