Disco dei Third Planet

16/11/1999

Un'anima kurda, una indiana ed una mediterranea insieme per mostrare e dimostrare che la vera ricchezza del "Terzo Pianeta" - la Terra - è proprio quella di avere un'anima plurale o, meglio ancora, tante anime diverse: suoni colori parole che si intrecciano in un dialogo incessante, talvolta sotterraneo ma sempre profondo, che riesce a csavalcare le frontiere più impervie.Il nuovo lavoro di The Third Planet, dopo il grande successo europeo di Kurdistani, guarda ancora una volta ad oriente, verso un'origine ideale, alla ricerca di un mitico passaggio sonoro a Sud-Est, fisico e metafisico. Ma senza dimenticare il Mediterraneo, mare-lago da cui partire e verso cui far ritorno.

Così, grazie agli aerei intrecci armonici di Maurizio Dami, ai battiti terrestri delle percussioni, alla vocalità penetrante e suggestiva di Nazar, la mente e il corpo possono viaggiare fra la tradizione magrebina-andalusa ("N'satni"), i canti devozionali indiani ed il loro potere ipnotico ("Raghupati"), il gioioso invito a danze liberatorie ("Dylan'e jerbaaran"), la celebrazione di un colpo di fulmine levantino ("Salam Salam"), le ombre e le luci di una festa nuziale curda, i temi dell'emigrazione, dell'abbandono e della lontananza della persona amata (nei testi elegiaci di "Mektoub", "Sulimani", della stessa "N'satni") - tipici anche del genere Rai, per approdare alla pura esperienza del ritmo: l'universale pulsare del cuore.

Questo è il suono del mondo, in mezzo ai rumori della vita.

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