La Dolby produrrà un sistema audio 3D per i concerti

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25/11/2015 12:55 di

La società americana Dolby, celebre in tutto il mondo per le sue tecnologie audio sempre all'avanguardia, è al lavoro per adattare il suo sistema Atmos, normalmente pensato per le sale cinematografiche, alle esigenze di un club: in pratica presto esisteranno dei locali dove ascoltare la musica a tre dimensioni, proprio come al cinema.

L'Atmost è uno prodotti più recenti della Dolby: grazie ad un missaggio multicanale più avanzato dei sistemi tradizionali, permette la gestione di ben 128 segnali sonori, ognuno con le proprie caratteristiche e posizionabile in uno spazio 3D. Se normalmente siamo abituati a sentire il suono arrivare alle nostre spalle e ai lati, con l'Atomos si ha la sensazione che arrivi anche dall'alto. L'esperienza dello spettatore è decisamente più avvolgente: il cadere della pioggia, ad esempio, diventa più realistico o possiamo sentire il ronzio di una mosca come se si stesse davvero muovendo all'interno della stanza.

(una sala cinematografica provvista del sistema Atmos)

Immaginate, ora, che tipo di applicazione potrebbe avere un sistema simile in ambito musicale: la scena di un film impone che determinati suoni siano posizionati in modo ben preciso, un producer invece potrebbe dare libero sfogo alla sua creatività posizionando le parti della sua traccia come meglio crede.

L'idea di associare il sistema Atmos alla musica è venuta all'ingengere Gabriel Cory che, dopo alcuni esperimenti condotti fuori dall'orario di lavoro, ha capito il potenziale enorme che poteva avere un progetto simile. Il primo artista coinvolto è stato Amon Tobin e pare che i risultati siano stati strabilianti. Ovviamente si trattava di musica già scritta mentre l'obiettivo di Cory è la creazione di un software che si inserisca direttamente nel processo creativo di un musicista, portandolo fin da subito a giocare con il posizionamento dei suoni in un ambiente 3D.

La Dolby non è certo la prima a fare esperimenti simili, e fin dagli anni '90 diversi ingegneri hanno provato a inventare algoritmi o sistemi che ingannassero il nostro cervello al fine di farci provare la sensazione di un ascolto tridimensionale. L'azienda americana, invece, vuole creare uno strumento nuovo che cambi radicalmente il modo di lavorare di un musicista; la cosa comporterà non pochi investimenti ma potrebbe davvero rivoluzionare l'idea tradizionale di come si produce una traccia.

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Tag: tecnologia

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