Un crowdfunding per sovvertire il sistema

Foto di Alessandro Sozzi - Foto di Alessandro Sozzi -
30/01/2016 19:37 di

Imprenditori di uomini e imprenditori di se stessi, le storie di Egreen e Gianluca Dettori sembrano diametralmente opposte ma si assomigliano più di quanto si possa immaginare. Gianluca Dettori investe in aziende in fase di start-up, e quindi in persone. Un people business assolutamente non scontato e facile da gestire. Egreen, per produrre il suo ultimo album, qualche mese fa ha dato il via a un'esperienza di crowdfounding che si è rivelata tra le più fruttuose degli ultimi anni in Italia. Li abbiamo messi faccia a faccia.
Si parte parlando dell'importanza di avere un progetto chiaro. Spiega Dettori: "Avere un business plan serve per vedere se il linguaggio che utilizzi è congruente con le tue aspettative, se hai una mappa di navigazione coerente con quello che stai affrontando. Nel momento di investire ti prendi una responsabilità, sei messo a nudo". "Nessuno può mettere in preventivo le incognite – aggiunge Egreen – però se quantomeno tu ti crei uno schema mentale e operativo riesci a dare il massimo". Alcune volte queste incognite sono degli happy problems, come nel caso di Egreen, partito con l'obiettivo di 20.000 euro e arrivato a conquistarne più del triplo: "Mano a mano che l'importo è cresciuto noi ci siamo adoperati sempre di più per poter regalare ai sostenitori qualcosa di unico, di molto raro. Ad esempio non abbiamo messo il disco in commercio".

 

Dettori racconta la sua esperienza a Shark Tank, il talent business show andato in onda su Italia 1, in cui dei proprietari di startup proponevano la loro idea a degli investitori, tra i quali figurava lo stesso Dettori: "Abbiamo scoperto delle storie interessanti, ma la ragione per cui mi interessava farlo era il fatto di uscire dal mondo delle start-up e poter spiegare in prima serata ai giovani, ai ragazzi, che esiste la possibilità di fare gli imprenditori, c'è una strada diversa alla disoccupazione". Se il discorso si sposta nel campo musicale, la filiera di promozione e distribuzione appare oggi molto più facile da attraversare: "Che cos'è oggi etichetta? Tutte le cose che ti servono le puoi gestire digitalmente, un'etichetta si prende dei soldi per fare quello che non fa essenzialmente. Il crowdfounding ti dà uno spettro creativo diverso. L'artista dovrebbe sempre parlare direttamente coi propri intermediari". Egreen aggiunge: "Il mio prossimo step sarà sicuramente un disco in free download, non posso fare a caldo un altro crowdfounding, ma è un processo che consiglio a tutti di adoperare". Sembra che nel giro rap ci siano tanti che abbiano deciso di seguire il suo esempio: "Il vero problema è che si sono tutti focalizzati in maniera semplicistica sul discorso della produzione, peccando di confusione sul discorso legato al brand di Musicraiser. C'è stato troppo entusiasmo, anche un po' grottesco se vuoi, per noi è stato un vero e proprio lavoro. Quando si sposteranno su una piattaforma come Musicraiser anche i vari Fibra o Guè Pequeno allora lì avremo il bug che sovvertirà il sistema, spero che prima possibile questa cosa mandi in cantiere tante persone che lavorano sulle spalle degli artisti".

Tag: betterdays festival

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