Abbiamo visto "Ritmo sbilenco", il film su Elio e le Storie Tese

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24/11/2016 14:10 di

Ieri nelle sale italiane, per un'unica proiezione straordinaria, è passato "Ritmo Sbilenco", un nuovo docufilm su Elio e le Storie Tese girato dagli studenti del Laboratorio di Alta Formazione di OffiCine insieme a un troupe di filmmaker professionisti.

Per qualche mese (dalla partecipazione a Sanremo 2016 al soldout al Mediolanum Forum di Milano) la troupe ha seguito non solo i membri della band, ma anche i collaboratori più fidati come Vittorio Cosma o Paola Folli, per raccontare cosa succede quando gli Elii non sono alle prove o in tour. Una "intrusione" nelle loro vite quotidiane ma straordinarie.

Il sottotitolo di "Ritmo Sbilenco" è "il filmino su Elio e le storie tese": la sensazione infatti è proprio quella di trovarsi a saltellare nelle loro giornate, grazie a un montaggio molto libero che alterna le divertentissime prove di preparazione dei concerti, con alcuni scorci di giornate assolutamente nella normalità, tra l'accompagnare i figli a scuola o in piscina, intervenire a un contest per band emergenti o tenere una lezione di batteria. Proprio come nelle cassette dei filmini di famiglia, dove dopo le riprese di una festa di compleanno ci sono quelle del bimbo che impara ad andare in bici senza rotelle o l'arrivo della nonna alla stazione. 

Si scoprono quindi dettagli che gli appassionati della band magari conoscono già, ma che in questo caso si possono toccare con mano senza spiegoni, voice over o interviste impostate (come succede spesso nei documentari), ma lasciando che sia la quotidianità del gesto di Cesareo che cambia le ruote di una macchina telecomandata a illustrare la sua passione per il modellismo. Emergono anche i sacrifici (come Faso che guida da solo di notte per tornare in tempo da un concerto e assistere alla partita della squadra di baseball da lui allenata), la professionalità (le lezioni di batteria di Meyer) e gli equilibri di una band che sta in piedi dopo oltre 20 anni e continua dritta per la propria strada.

Fa piacere, da fan, vedere quanto Rocco Tanica sia ancora presente a sostegno della band e ci sono almeno un paio di momenti in cui si ride davvero tanto, primo su tutti quello in cui un ormai rassegnato Mangoni si toglie giacca e cravatta da architetto per andare a provare gli imbarazzanti costumi per il tour. 



Non si aspettino gli spettatori di assistere a un documentario finito e definitivo sulla storia della band, quanto piuttosto a una realizzazione leggera e simpatica, esattamente quello che mi aspetterei se avessi la fortuna di passare una giornata in compagnia di quei simpatici cazzari. 

Tag: cinema film documentario

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