Fabri Fibra condannato per avere offeso Valerio Scanu

foto di Alessandro Simonetti - Fabri Fibrafoto di Alessandro Simonetti - Fabri Fibra
30/06/2016 10:41 di

Fabri Fibra è il primo rapper condannato per diffamazione in Italia. Lo ha stabilito con una sentenza, che ormai può dirsi definitiva, il Tribunale di Milano. Sul banco degli imputati c'è la canzone "A me di te", contenuta nell'album "Guerra e Pace", nella quale il rapper avrebbe offeso e diffamato pubblicamente la reputazione di Valerio Scanu.

Nel testo della canzone Fibra non fa mai riferimento diretto a Valerio Scanu, ma parla di una certa Valeria Scanner, "che in verità è una donna, a me sta bene, il mondo è vario [...] esplodevo come a Chernobyl dopo il suo concerto, eravamo nel suo camerino a bere vino io l’ho spinto in bagno, lui m’ha detto in tutti i mari, in tutti i laghi, non capisci, mi bagno. Con una corda l’ho legato sul divano, lui mi ha detto 'Questa corda mi ricorda il mio compagno di scuola media si chiamava Massimo, chiavava al massimo, una media alta, mi inculava come i Mass Media'. Gli ho risposto 'Complimenti' gli ho abbassato i pantaloni e sotto aveva un tanga e quattro assorbenti, giù le mutande, liquido fuori da questo glande, tira su tutto come le canne, mi sono fatto Valeria Scanner". 

Potete ascoltare giù tutta la strofa incriminata del brano:

Fibra è stato condannato a pagare una multa, versando un anticipo di risarcimento di circa 20.000 euro. I legali di Scanu hanno commentato: "Le espressioni utilizzate dal cantante Fabri Fibra sono diffamatorie in maniera oggettiva, come ha stabilito il giudice [...] La musica è libertà, ma insultare squallidamente una persona non è musica e non è arte. Ognuno è libero di manifestare liberamente il proprio pensiero, non di offendere e diffamare una persona".

A nulla è valsa la difesa dell'avvocato Antonella Rizzi, legale di Fibra, che ha cercato di spiegare che il ricorso ad un linguaggio così esplicito fa parte della cifra stilistica del suo assistito e del rap in generale. A corredo sono arrivate anche le dichiarazioni di Fabio Pellegatta, presidente di Arcigay Milano: "Il fatto di avere come interlocutori soprattutto studenti minorenni dovrebbe spingere chi canta hip hop a essere consapevole del proprio ruolo sociale, e di conseguenza evitare concetti e linguaggi che possono ferire, o indurre alcuni ad atteggiamenti violenti e discriminatori".

Tag: multa cronaca

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


    LEGGI ANCHE:

    Chiude negli Stati Uniti l’ultima fabbrica di compact disc