Facebook e Instagram non servono più a nulla per chi fa musica?

Per ammissione degli stessi vertici (poi cazziati), Meta insegue Tik Tok, dando sempre più potere ai video e all’algoritmo e dimenticandosi delle interazioni e della community, un tempo l’anima dei social. La musica ha “abusato” dei social in questi anni, ma ha ancora senso? E dove andare allora?

I social network stanno sparendo?
I social network stanno sparendo?
01/08/2022 - 11:07 Scritto da Simone Stefanini

Tutto ciò che ci è sempre piaciuto dei social network sta per essere rivoluzionato in modo drastico, a causa di uno degli aggiornamenti più devastanti della storia di Meta, l'azienda di Mark Zuckerberg proprietaria di Facebook e Instagram

Tra breve, tutti i contenuti dei contatti di ogni utente di Facebook saranno relegati in una sezione separata, chiamata Feeds, che non verrà mostrata subito in home, in cui appariranno senza soluzione di continuità video e contenuti virali che l'algoritmo reputa "freschi e divertenti". Tutti i video sotto i 15 minuti saranno automaticamente riconvertiti in reel. In pratica, la home diventerà una sorta di TikTok.

Passiamo ora a Instagram, con gli utenti in rivolta e le petizioni perché IG torni a essere IG. Non so se avete fatto caso ma nel feed dell'ex social adibito alle foto e agli eventuali video dei nostri contatti preferiti, non ci stanno quasi più foto né contatti, è tutto uno scroll eterno di video verticali, scenette che fanno ridere, gattini e canetti, fail e tutti quei contenuti virali, "freschi e divertenti". In pratica, la home è già diventata una sorta di TikTok.

Il modello della società cinese ByteDance, proprietaria di TikTok, è semplice: video a tutto schermo ottimizzati per lo smartphone, algoritmo in primo piano, bombardamento a tappeto, una televisione del futuro impazzita con milioni di canali e di programmi che non lasciano il tempo di respirare, uno dietro l'altro, che rendono ricchi i creator e, spesso, inebetiti gli user in una sorta di spirale che può essere interrotta solo quando realizziamo che abbiamo preso lo smartphone giusto per guardare l'ora e sono venti minuti che guardiamo senza sosta balletti, doppiaggi e animali buffi.

Ma non è neanche questo il punto, ognuno vive la vita come meglio crede. Ciò che ci è sempre piaciuto del social è l'interazione tra le persone, il confronto, la pluralità, l'opportunità di entrare in contatto con i propri artisti preferiti, e questa sembra sia una caratteristica che man mano sta venendo sempre meno.

Come spesso accade, dietro grossi cambiamenti c'è anche una grossa sollevazione popolare, mai come questa volta così arrabbiata, che sta facendo fare passi indietro ai test di Instagram per "tiktokizarsi", resta il fatto che purtroppo non sembra che il processo sia reversibile. Anche se più lentamente del previsto, i social di Zuckerberg vanno verso la direzione di prediligere i contenuti altri, spesso brandizzati, rispetto alla community, il vero motivo per il quale erano nati.

 

In tutto questo, gli artisti sono sempre di più obbligati a creare contenuti social che possano girare e diventare virali, in modo da spingere quei pochi secondi di canzone che diventa fonte di guadagno. Ciò che per noi è più interessante è il senso di community, la creazione di un dialogo tra fruitori e creatori di musica, che possa andare in entrambi i sensi e che risulti costruttivo.

La stessa definizione social network imporrebbe di non snaturarne troppo il concetto alla base, ovvero mettere in relazione le persone, farle socializzare. Che poi siano aziende dal fatturato enorme e dalla raccolta dati non esattamente cristallina, lo sappiamo tutti, ma finché c'è (stata) interazione c'è (stato) interesse.

Ora che Facebook non è più la piattaforma in cui rimanere in contatto con persone del passato e conoscere nuova gente, ora che Instagram non è più la piattaforma in cui condividere e guardare le foto dei nostri contatti, tutto si omologa al modello impersonale: un diluvio di contenuti video che, virtualmente, potrebbe non smettere mai.

Fortunatamente ci sono altre piattaforme in grado di restituire all'utente quel senso di comunanza con gli altri, e con gli artisti in particolare. Da Patreon a Twitch, passando per Discord, questi sono i nomi dei nuovi social in cui è davvero possibile avere una comunicazione e supportare i creatori di contenuti senza essere subissati di pubblicità occulte o di offerte di brand travestite da gag demenziali.

 

Sta di fatto che se come sembra, nel prossimo futuro i social per come li conoscevamo non assolveranno più la loro funzione, probabilmente assisteremo a disiscrizioni e fughe di massa, perché la fruizione smodata dei video divertenti è quanto di più noioso e asettico possa esistere. Una ripartenza dal basso è auspicabile, anche nella comunicazione, nel modo di fare scena senza uniformarsi e sparire dentro un flusso infinito di niente

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L'articolo Facebook e Instagram non servono più a nulla per chi fa musica? di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 2022-08-01 11:07:00

Tag: opinioni

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