The Fat Man - Franz Barcella ricorda Fats Domino

26/10/2017 17:16 di Franz Barcella

Franz Barcella, dei Miss Chain & the Broken Heels, non è soltanto un musicista. Con un'etichetta musicale, la Wild Honey Records, e una sua agenzia di booking e management, Otis Tours, è una figura eclettica nell'industria musicale italiana. Questo è il suo ricordo di Fats Domino, pianista e cantautore afroamericano, pioniere dell'R&B e del rock and roll, una delle figure artistiche del secolo scorso che ha cambiato di più la musica come oggi la conosciamo.

 

Probabilmente la sua scomparsa non infiammerà i feed dei nostri social con strazianti memoriali, pianti e ringraziamenti di fan o presunti tali, almeno non quanto altri artisti più iconici. Tuttavia Fats Domino ha avuto un’importanza senza eguali nell’evoluzione della musica e della cultura pop mondiale. Un ribelle gentile, che a modo suo contribuì nella lotta alla segregazione razziale negli Stati Uniti.

Originario di New Orleans, Antoine Dominique Domino Jr. portò la sua città con se in tutto il mondo nel suo modo di fare, nelle sue canzoni e soprattutto nel suo modo di suonare. A differenza di tanti altri artisti di quegli anni, le sue radici, sin da bambino, erano ben radicate nel blues, rhythm & blues e nelle varie forme del jazz, ovvero tutto ciò che diede poi vita al Rock’n’Roll. Il suo stile era unico e distintivo, ed andrà ad influenzare generazioni di artisti a venire, dai Beatles a Norah Jones. Quando si sedeva davanti al piano e si lasciava andare, trasformava gli 88 tasti in altrettante batterie.

(foto di PBS, via Nola)

Potrebbe sembrare strano, ma Domino ha avuto più hit da classifica di Chuck Berry, Little Richards e Buddy Holly messi assieme. In vendite era secondo solo ad Elvis, il quale non aveva però dubbi su chi fosse il vero re: “Molte persone pensano sia stato io ad inventare tutto questo. Ma il Rock’n’Roll esisteva molto prima che io arrivassi. Ed ammettiamolo: io non posso certo cantare come Fats Domino. E ne sono consapevole

Queste cinque delle sue hit, forse non le più belle ma quelle più adatte a raccontarne alcuni dei miei aspetti preferiti.

 

“The Fat Man” (1949)

Stamattina parlavo con un amico. “M’hanno chiesto di scrivere un articolo su Fats Domino”, “Quale, quello ciccione?!” mi son sentito rispondere. Domino doveva essere una persona particolarmente intelligente, oltre che un prodigio al pianoforte, e ben cosciente della sua figura. Con il suo primissimo singolo scelse di presentarsi, con un’ironia tanto sagace quanto accattivante: “Sì, mi chiamano ciccione, perchè peso quasi cento chili. Ma sono anche quello che tutte le ragazze amano, perchè so come fare…”. La canzone era in verità una rivisitazione ripulita di “Junkers Blues”, nella quale le parti su droga e dipendenza dall’eroina venivano rimpiazzate da chiari riferimenti all’atto sessuale e alle pulsioni più libidinose. Nasceva quella che molti definiscono la prima vera canzone Rock’n’Roll. 

 

“Ain’t It A Shame” (1955)

Questo fu il suo primo successo ad irrompere nelle classifiche di musica pop, quelle fino ad allora tradizionalmente dominate da artisti bianchi. “Da dove è nato il Rock’n’Roll?” gli chiedevano i giornalisti, incuriositi dal trend del momento che stava conquistando tutto il mondo. “Beh, quello che ora chiamate Rock’n’Roll per me non è altro che il rhythm and blues. Lo suono da almeno 15 anni a New Orleans” Pur con quel sorriso simpatico e quella figura rassicurante, a metà anni ’50 Domino era nel cuore pulsante di una rivoluzione culturale che trasformò la musica occidentale, e che a sua volta ebbe delle profonde ripercussioni sociali. Fats Domino era un perfetto artista trasversale. La sua vita e la sua musica riunivano elementi diversi della cultura americana. Con le sue numerose hit ed i suoi infuocati show riuscì a riunire la gioventù bianca e nera, sgretolando pian piano la condizione di segregazione razziale negli Stati Uniti.

  

“I’m Walkin’ ” (1957)

Ho la fortuna di poter girar spesso l’America in tour con la mia piccola band, Miss Chain & the Broken Heels. Questi viaggi si rivelano spesso come una gigantesca scusa per comprare dischi. “Avrei bisogno di un singolo da dancefloor, qualcosa che faccia ballare la gente pur non conoscendo la canzone” ho chiesto una volta in un piccolo recordshop in Oregon, nella speranza di scovare la gemma sempre pronta a soccorrermi quando chiamato dai locali a metter musica. La risposta è stata “I’m Walking”. La storia narra che, durante la registrazione, Domino ed il suo fidato collaboratore Dave Bartholomew nutrivano ancora dei dubbi e vollero testarne l’efficacia, così chiamarono un paio di ragazzini che giocavano in strada e li fecero accomodare in studio. Poche note, e si scatenarono subito in balli e urla scomposte. “Da allora abbiamo capito di avere una vera hit”. Ed una nuova eccellente freccia al mio arco da disastroso DJ.

 

"Lady Madonna" (1968)

I Beatles erano grandi fan di Fats Domino, e non hanno mai fatto nulla per nasconderlo, anzi. “Ain’t that a Shame” è la prima canzone che John Lennon ha mai imparato a suonare, ed è pure apparsa nel suo disco solista “Rock’n’Roll”. Paul McCartney ha fatto pure di meglio: ha intenzionalmente scritto una canzone nel tentativo di emularne lo stile. Canzone che poi s’è rivelata una delle grandi hit dei Fab Four: “Lady Madonna”. Come ringraziamento, Domino a sua volta ne ha inciso una sua versione nel 1968. La cover di un plagio, la chiameremmo oggi?

 

"Walking to New Orleans" (1960)

Penso di non aver mai conosciuto persone tanto affezionate alla propria città, alla propria terra, alle proprie origini, come gli abitanti di New Orleans.  Ne parlano con un trasporto, una riconoscenza, una fedeltà che a volte è difficile da credere. Un sentimento tuttavia ben lontano dal tipico “orgoglio territoriale”, ai confini del razzismo, con cui purtroppo spesso abbiamo a che fare ogni giorno. Ho quest’amica di New Orleans. E’ fanatica di Rock’n’Roll, dischi, vestiti vintage. Ma, prima di tutto, è fanatica della sua città. Quando s’è innamorata di un ragazzo tedesco di Francoforte, ha deciso di sposarlo e seguirlo, forse nel paese concettualmente e culturalmente più lontano. Pur vivendo lì ormai da diversi anni, ed essendosi ambientata alla grande, la sua nostalgia è evidente ogni volta che la incontro. E mi ricorda sempre questo pezzo, in cui Domino non vuol far altro che tornare a casa, e non ha certo paura a consumare ben due paia di scarpe per farlo.

Neil Young ha suonato questo pezzo durante un benefit per le vittime dell’ uragano Katrina, che il 29 Agosto del 2005 ha devastato la città. Domino si trovava nel pieno epicentro dell’inondazione quel giorno, ma si rifiutò in ogni modo di lasciar casa. In molti lo dichiararono morto, fino a quando un elicottero lo recuperò qualche giorno dopo, stoicamente fedele alla propria dimora. Nell’inondazione ha perso tutti i suoi averi, compresa la Medaglia Nazionale per le Arti. “Non ero preoccupato”, dichiarò al New york Times “avevo in casa un po’ di birra e del vino, stavo bene

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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