La classifica degli album più venduti nel 2013

La FIMI pubblica le graduatorie di album e singoli più venduti nell'anno appena finitoLa FIMI pubblica le graduatorie di album e singoli più venduti nell'anno appena finito
07/01/2014 15:32 di

La FIMI ha pubblicato oggi le classifiche annuali delle vendite musicali in Italia. La più interessante è ovviamente quella dedicata agli album, che comprende sia dischi fisici che digital download.

Le prime sette posizioni sono occupate da italiani e tra i primi trenta album in classifica ci sono solo 5 stranieri. Decima e nona posizione sono occupate dai best of di Max Pezzali e Laura Pausini, l’ottavo posto è invece proprietà degli stranieri che si sono piazzati più in alto nella graduatoria, ovvero gli One Direction con “Midnight memories”.

Risalendo, si trovano Marco Mengoni al settimo, Fedez al sesto, Emma al quinto e Moreno al quarto posto.

Il terzo gradino del podio è occupato da Jovanotti con il suo best of dei 25 anni di carriera, al secondo troviamo i Modà, mentre il titolo di album più venduto del 2013 va a “Mondovisione” di Luciano Ligabue.

Passando invece ai singoli, i brani più scaricati dell’anno sono “Get Lucky” dei Daft Punk, “Wake me up” di Avicii e “L’essenziale” di Marco Mengoni.

Tag: discografia fimi

Commenti (12)

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  • jaco 11/01/2014 ore 23:31 @jaco

    @lafigliadeldottore
    Io provo a ribaltare il tuo discorso. Che cosa succederebbe se grandi radio e tv dessero spazio a tutto il mercato musicale italiano? Questa classifica è purtroppo parziale: riguarda esclusivamente i prodotti discografici presi in considerazione e continuamente rilanciati da grandi radio e tv. Sono prodotti pensati per quella fascia di popolazione rimasta negli anni '80, quando internet non c'era. E' il pubblico che ancora guarda tv e radio e compra i dischi che gli viene detto di comprare, utilizzando internet al massimo per spedire email. Un pubblico per definizione ignorante, non aggiornato, non curioso e vecchio. Non è snobismo: è semplicemente il pubblico rimasto indietro che è così numeroso perché è il nostro paese a essere rimasto indietro.
    Se analizziamo la classifica, abbiamo artisti che hanno fatto successo trent'anni fa e continuano presenziare indefessamente ai vertici da anni, grazie all'appoggio incondizionato dei media di massa. Tra i giovani troviamo i prodotti televisivi per eccellenza, le nuove leve di Amici e Xfactor, artisti nati direttamente in Tv. E' un modello che morirà nei prossimi anni, ma in italia resiste perché fatichiamo a metterci al passo coi tempi. Mettiamoci in testa che quando un media è grande e potente è lui l'artefice del gusto di massa e non il contrario. La gente pigra ascolta quel che gli viene proposto. E a gente pigra che non cerca la musica su internet ma si affida alla radio e alla tv, si è scelto di dare prodotti rassicuranti, ripetitivi, vecchi e imbalsamati. Quel 40% di popolazione che internet manco sa cos'è è l'unica chance che le Major hanno di vendere ancora qualche disco e le radio di essere ancora ascoltate.

  • Gianluigi Paviotti 11/01/2014 ore 23:45 @gianluigi.paviotti

    jaco hai scritto esattamente quello che avrei scritto io...soprattutto per quanto riguarda il concetto fondamentale che sono le major le artefici del gusto di massa e non il contrario...purtroppo, soprattutto in italia, la gente è così stupida che pensa che l'unica musica che esiste sia quella passata dalla radio e da MTV!!!!

  • La figlia del dottore 13/01/2014 ore 14:39 @nonnomatteo

    Ragazzi, smettetela di dare degli "ignoranti" a chi ha dei gusti differenti dai nostri.

    Jaco, mi fai venire in mente uno dei miei musicisti preferiti, secondo il tuo ragionamento Case Discografiche, Radio e TV sono degli “enti” potentissimi che conoscono una formula segreta per “farci digerire” la musica che decidono loro.

    per lo stesso motivo immagino che la loro sia una formula magica che funziona tipo: loro fanno un disco... il pubblico lo compra come un branco di pecore . . .ti chiedo "come mai allora c'è crisi discografica"?

    E ti rispondo: perchè fare un disco "che vende" (lasciamo perdere se bello o brutto e lasciamo perdere le eccezioni) è una cosa difficile e dispendiosa (devi essere bravo - tutti devono essere bravi - e bisogna spendere molto tempo e molti soldi: se sei solo bravo (e basta) non funziona, se spendi molti soldi (e basta) non funziona lo stesso.

    C’è una cosa che dici indirettamente che è vera: nonostante il potere della rete e dei nuovi social, gli unici artisti che “passano” sono quelli che vengono trasmessi sui media tradizionali (radio e TV), tuttavia il discorso è meno complottistico di quanto tu possa pensare: è molto semplice, basta pagare.

    Il concessionario delle pagine pubbliciatarie non guarda all'aspetto artistico del disco da pubblicizzare, si preoccupa di vedere un versamento sul conto.

    Noi non ci sorbiamo i messaggi pubblicitari di un fantomatico "Signore della pubblicità", ma ci sorbiamo la pubblicità di chi decide di spendere 5000 € per comparire su una pagina di un settimanale per dirti che (in questo caso) ha prodotto un disco.

    E puoi ben capire che chi ha prodotto quel disco e crede che sarà un disco che piacerà alla gente deve spendere dai 50.000 € in su per poter comparire su più media; così la gente scopre che esiste quel disco e poi decide (liberamente) di comprarlo.

    Fatti furbo: anche comparire sulla prima pagina di Rockit ha un costo!

    Quindi, nonostante la mia band faccia musica leggera che più leggera non si può (per citare la recenzione di rockit "peggio che gli extreme al peggiore dei falò") non vedrai la pubblicità della figlia del dottore sulla radio o la televisione, ma solo perchè non abbiamo i budget per comprare gli spazi.

    Tornando alle classifiche è un dato di fatto che un gruppo che suona da 30 anni ha per forza di cose un pubblico più vasto di chi ha 2 anni alle spalle! il difficile è farli 30 anni!

    Se i rolling stones fossero al loro 3 album al concerto dello scorso anno ci sarebbero state 400 persone!

    Ma poi cosa centrano le classifiche e le vendite di dischi con i nostri gusti personali ?!?!

    Se io voglio comprare un disco degli arcade fire, che problema mi fà giovanotti che vende più dischi del mio gruppo preferito o chi compra i suoi dischi.

    Io contnuo a suggerire a tutti i musicisti di:

    1. leggere i nomi degli artisti più ascoltati

    2. studiare "tecnicamente" come sono fatti quei dischi.

    Dopo di chè tutti liberi di continuare a registrare la propria musica su un tascam a 4 piste.

  • Mauro Boccuni 16/01/2014 ore 16:06 @mauroboccuni

    Le classifiche da che mondo è mondo non registrano il venduto all'utente finale cioè il "sell out", ma il cosiddetto "sell in" cioè il venduto dall'ingrosso ai negozianti, oggi rimasti SOLO le grandi catene nazionali ed internazionali. Quindi vi invito a reinterpretare tutte queste vostre considerazioni alla luce delle imposizioni mercantili delle case alle catene commerciali. Queste ultime comprano GROSSI volumi in cui stoccaggio è ripagato anche dopo un anno quando il 30% delle giacenze viene venduto a 10,00 e poi a 5,00 €.
    Se ne ricava che queste "classifiche" sono DOPATE! E non riflettono nulla se non le strategie delle case discografiche e non quello che NOI scegliamo realmente!

  • Luca Mannini 27/08/2014 ore 18:31 @luca.mannini.5

    Figlia del dottore, ti assicuro che gli autori qui citati fanno musica "tecnicamente" mediocre, anzi definirla musica per alcuni è anche un complimento. Fare brani come quelli di gente sovracitata, non ci vuole nulla. Ligabue, per esempio, con 3 accordi riesce a fare una canzone. È qualcosa di tecnicamente ridicolo e chi veramente ne capisce di musica lo sa. Ora non dico che mi devi ascoltare le invenzioni a 3 voci di Bach, ma non puoi fare un discorso basato sulla tecnica degli artisti in questo articolo!
    Ormai la musica si è uniformata a gli standard della gente: è diventata SOLO commerciale e tende a coinvolgere i più ignoranti in materia.

    Tra l'altro queste classifiche sono fatte a loro volta a scopo commerciale. Quindi tutto ciò che hai detto non ha senso.

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