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giunglagiungla
04/05/2016 14:54 di

Dopo le esperienze in Heike has the giggles e His Clancyness, Emanuela Drei ha dato vita a Giungla, il suo primo progetto solista che sta avendo un ampio interesse di critica e pubblico. Il prossimo 20 maggio per Factory Flaws uscirà “Camo”, il suo primo ep in vinile dodici pollici, e venerdì 27 maggio lo presenterà dal vivo al MI AMI Festival (qui le prevendite). Quattro brani che per la maggior parte già conosciamo (tre sono già usciti come singoli) e che hanno dimostrato sin da subito la qualità del progetto che Emanuela descrive come «istintivo e coraggioso, forte». Ne parliamo direttamente con lei.

“Camo”, il tuo primo ep, uscirà il 20 maggio. Cosa ci troveremo dentro e perché questo nome?

Il nome sta per "camouflage"; pensando a questi pezzi avevo fissa in testa l'idea di un pattern militare, che è una cosa che vista da vicino è composta da elementi semplici che nell'insieme hanno una loro completezza ed equilibrio. Ho realizzato che è come se queste canzoni si fossero mimetizzate per diventare altro, per essere un po' pronte a tutto (oltre che essere suonate da due sole mani). In più questa immagine dà l'idea di qualcosa che vuole confondersi, fino a quasi sparire, quindi vulnerabile, ma anche aggressivo, come pronto ad una battaglia o alla sopravvivenza, e rispecchia bene i due estremi del sound e della sensibilità del concept.





Hai una lunga esperienza di gruppo. Come è nata questa voglia di girare da sola, con un progetto tutto tuo?

L'idea di far partire una nuova avventura è nata dalla voglia di cambiare e allargare gli orizzonti rispetto a ciò che avevo sempre fatto. Mettermici da sola invece, ad un certo punto, è diventata una vera e propria necessità. Dopo vari cambi di direzione e idee, ho buttato via praticamente tutto e sono ripartita da zero; come una sorta di pendolare con un trolley pesantissimo pieno di pedali e la chitarra in spalla.
 Federico (Dragogna, membro dei Ministri e produttore di “Camo”, ndr) mi ha aiutata tantissimo a capire che è importante darsi dei limiti (tecnici e fisici) e trovare il coraggio di fare delle scelte forti e soprattutto - sottolineo il verbo - fare. Non ha solo prodotto le tracce, mi ha mostrato un vero modo di pensare e vedere le cose.
C'è stato chi ad un certo punto mi ha detto che percorrendo questa strada avrei "solo puntato in basso"; qualsiasi cosa volesse dire, a me piace pensare di essere in qualche modo riuscita a fare di un "limite" una forza.
Sinceramente non avrei mai pensato di salire sul palco da sola un giorno, soprattutto per portare un live di questo tipo. È tutto nuovo e stimolante, sono curiosa di vedere come evolverà in futuro.





”Camo” ha al suo interno molte sonorità, molte delle quali diverse e affatto lineari. Da cosa è nata l’ispirazione per questo ep?

L'ispirazione riguardo ai singoli pezzi è abbastanza varia, alcuni sono di scrittura più recente, altri no. All'interno dell'ep penso ci siano tante sfumature della stessa cosa. Mi interessava mantenere un approccio aperto, ma trovare una forte identità; in fondo gli elementi sono sempre quei tre o quattro, dosati e trattati in maniera differente. Il mio mondo è sempre stato quello della sala prove, ma durante la scrittura di queste cose, buttando giù le demo in casa, ho iniziato a usare un po' di più programmi, synth e ad approfondire anche quello che non conosco e in cui non mi sento per niente sicura.



Il sound di “Camo” è spesso algido, ma si apre e si riscalda in “Sand”, quasi a confermare una sorta di immediatezza non necessariamente univoca. Quando hai scritto questo ultimo singolo, quale immagine avevi davanti?
L'immagine è quella di due persone che si parlano su una spiaggia di notte. Una dice all'altra: "hai mai provato a tenere in mano della sabbia? Se stringi troppo forte e guardi, dopo un po' non ce n'è più". È una canzone sulle aspettative, sui cambiamenti, sulla libertà, su ciò che non possiamo controllare.



I titoli dei brani insieme al tuo moniker sono in qualche modo uniti tra loro, hanno una coerenza di fondo. C’è un messaggio comune?
Mi sono sempre piaciute molto le band che riescono a creare un loro mondo, dai testi alla parte visiva (su tutti, i Chromatics ad esempio).
Nel mio caso, sicuramente si tratta di tutte parole singole, legate ad elementi naturali o a sensazioni, ma un concept vero e proprio così esteso in realtà non c'è, quantomeno nelle tematiche. Mi fa piacere però che si colga un filo conduttore, un'identità. Io a dire il vero mi sono sempre sentita una che non appartiene a niente, una sorta di groviglio di cose che non credo di saper spiegare o capire io per prima e il significato che poi ho dato al nome Giungla ritorna in tutto questo, in questa confusione. Probabilmente una sorta di coerenza sta anche nel non voler rinunciare a diverse sfumature e nel non sentire sempre il bisogno di etichettare qualsiasi cosa.



Se dovessi raccogliere Giungla in tre aggettivi quali utilizzeresti?
Curioso, aggrovigliato, mosso.

Tag: foto profilo

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