Francesco Alberoni e il rock: non drogatevi

02/08/2011

l primo agosto è pesante per tutti. Tenere attiva l'attenzione dei lettori quando i lettori sono in spiaggia è difficile, e va bene che ci sono gli iPad. Per questo è meglio andare su concetti semplici, qualcosa che risulti già acquisito, non proprio tramandato da padre a figlio ma quasi. Il Corriere punta sulla triade che ormai credevamo estinta, Sesso Droga e Rock'n'roll, e si concentra sugli ultimi due punti per via dalla morte di Amy Winehouse (vedi: 2m3.it/TD ). Pubblica un articolo ( 2m3.it/TE ) di Francesco Alberoni - sociologo, giornalista e docente di sociologia - che sintetizza l'estetica del rock come fenomeno “americano, nasce dall’espansione di sé, dal superamento delle emozioni normali. È espressione di esperienze parossistiche possibili solo con la droga”, fenomeno che secondo Alberoni va tenuto ben diviso dalla musica italiana che “negli anni Sessanta, da Modugno a Endrigo a Mina a Battisti, esprime i sentimenti abituali, l’amore”. Poi Alberoni abbandona l'aspetto prettamente musicale a favore della diffusione, più in generale, della droga; che diventa sintomatica dell’ “espressione di una trasformazione dovuta alla vertiginosa innovazione tecnologica e alla mondializzazione in cui si rovesciano gli equilibri di potere mondiale […] A cui corrisponde una crisi dei valori tradizionali, l’individualismo sfrenato”.

In tutta onestà, ieri, ho dimenticato l'articolo quasi subito. Era già partita la coda di commenti ironici tra Facebook e Twitter, al massimo poteva diventare il nuovo caso Red Ronnie ( 2m3.it/TF ). E poi era il primo agosto. L'unico possibile appunto all'articolo di Alberoni era, a mio modesto parere, di non avere avuto il minimo dubbio che anche Battisti, con i dischi che ha fatto, non avesse mai provato le droghe. Ma resta un'opinione personale, una domanda che probabilmente si sono fatti in molti, ma non c'è una risposta ufficiale, quindi. Era il primo agosto e avrei lasciato volentieri perdere. Se oggi non avessi letto (via: 2m3.it/TG ) un articolo ( 2m3.it/TH ) pubblicato lo stesso giorno dal Guardian dedicato alla paura che Facebook “riscriva” la memoria dei suoi utenti causando danni al cervello.

Martin Robbins ironizza su alcuni scienziati che sostengono la tesi che le nuove tecnologie – social network e videogiochi in particolare – siano i primi colpevoli di una “crisi di identità” e di non meglio definiti danni celebrali. Robbins sottolinea la superficialità con cui tali scienziati sostengono la tesi. Ad esempio: criticare Twitter senza averlo mai usato.

Ora, i due articoli hanno poco in comune: c'è l'accenno alla crisi identitaria e la possibile colpa delle nuove tecnologie. Ma a mio avviso una cosa c'è: per tenere viva l'attenzione del lettore in spiaggia si può ricorre alle paure, cose facili, che facciano presa in pochi minuti. Per questo non ne faccio una questione di qualità dell'articolo (io ho preferito quello di Robbins, perchè più approfondito e leggermente più vivace, ma non è questo il punto) ma della paura scelta: la droga o l'influenza dei nuovi media sulla vita moderna? Sempre tradizionalisti noi.

E oggi è il due agosto, che non è molto differente dall'uno. Io chiudo con una cosa facile, la prima che mi è venuta in mente: ragazzi non drogatevi.

// Sandro Giorello

Commenti (1)

  • Face(the)Fact 02/08/2011 ore 16:51 @panzerfaust

    Gran bell'articolo. Mi è veramente piaciuto

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