Giovanni Lindo Ferretti in Gucci sulla copertina di Dust Magazine

Credits: DUST Magazine. Photography: Alessio Boni. - Credits: DUST Magazine. Photography: Alessio Boni. -
08/05/2017 13:59 di

Non capita spessissimo di vedere una rock star sulla copertina di un magazine di moda. Capita ancora meno spesso, però, di incontrare sulle cover di qualche rivista internazionale un'icona rock italiana come Giovanni Lindo Ferretti.
Il frontman dei CCCP è infatti il protagonista di una bella storia fotografica del nuovo numero di Dust, un magazine creato tra Londra e Berlino e distribuito in tutto il mondo, ma con un'anima assolutamente italiana. Il nuovo numero (che si compra in edicola o online a questo indirizzo) è a tema "Resistance": abbiamo parlato della partecipazione di Ferretti con Luigi Vitali e Luca Guarini, editors in chief della rivista.
 

Perché avete deciso di scattare Giovanni Lindo Ferretti?
Per passione. Giovanni Lindo Ferretti è stata sicuramente una figura di riferimento negli anni della nostra formazione. Uno di quei rari esempi nel panorama italiano di artista integerrimo, al di la di ogni categoria, le cui parole e musica ci hanno segnato quando ancora del mondo sapevamo ben poco. C’è qualcosa di puro nel suo essere artista, bisogna riconoscergli una statura che pochi hanno avuto. Lo ha dimostrato nel suo percorso da personaggio pubblico, e forse anche nel suo ritirarsi a vita privata tra i monti. La sua storia è affascinante, a volte incomprensibile, apparentemente contraddittoria se non inconciliante, ma vera, viscerale, profondamente umana. È la storia di una costante messa in discussione che fa porre vere domande e non permette facili risposte. Un controverso poeta dei nostri tempi che abbiamo voluto omaggiare con una cover, nonostante pochissimi dei nostri lettori abbiano idea di chi sia. Il nostro è un giornale distribuito internazionalmente, nato e cresciuto a Berlino, dove viviamo da anni, vediamo l’italia da lontano, ma il nucleo del team e il cuore del progetto è tutto italiano. Questo sì, emerge, e non cerchiamo di nasconderlo. 

Nel magazine c'è solo un servizio fotografico o anche un'intervista?
In realtà non si tratta di un semplice servizio fotografico sul personaggio, è un progetto più complesso. Abbiamo lavorato con Giovanni Lindo Ferretti per realizzare una serie di immagini basata sull’opera teatrale di Pasolini, 'Affabulazione', dove lui interpreta il ruolo del padre, a fianco di Silvia Calderoni, premiata attrice della compagnia teatrale Motus. Forse una delle attrici più rilevanti nel panorama del teatro contemporaneo in Italia. La storia è quella di un padre borghese che svegliatosi da un sogno angosciante, riconosce nella innocente vitalità del figlio il motivo dei suoi turbamenti. La brama e la repulsione della giovinezza perduta lo conducono in una spirale di fabbricazioni e tentate redenzioni che, come in un ribaltamento del mito edipico, si risolvono nell’uccisone del figlio. Un tema, quello dello scontro generazionale, delle scelte dei padri che ricadono sui figli come colpe, della nuova generazione intrappolata nel mondo dei padri, che abbiamo scelto perché sicuramente illumina qualche aspetto del nostro presente e apre ad altre riflessioni. C’è un passaggio nell’opera di Pasolini dove la voce di Sofocle ricorda al padre che quello che di suo figlio gli sfugge non è un enigma che si può risolvere con la ragione, ma un mistero a cui arrendersi. Proprio l’arrendersi al mistero è il perno della lunga conversazione con Giovanni Lindo Ferretti che abbiamo pubblicato insieme alla serie fotografica. Abbiamo parlato delle varie accezioni dell’enigma e del mistero, della vita e la sua insondabile complessità, della presunzione dell’essere a se al riconoscimento del proprio destino, degli enigmatici algoritmi che definiscono le nuove generazioni e il dimenticato senso universale delle cose, della necessità di ribellarsi a se, alla famiglia e Dio, e quella di ritrovarsi. Una conversazione che passa attraverso le sue esperienze con Lotta Continua negli anni '70, passando dalla formazione dei CCCP, per finire alla sua passione dei cavalli e di come nel loro sguardo intravede la storia dell’umanità. È una lunga intervista che attraversa le sue varie stagioni, e che fondamentalmente racconta di un destino personale, e di un lungo interrogarsi sulla vita che procede imperterrito, in modo libero, irriverente e solitario, ma sempre fedele alla linea del proprio sentire.  

Qual è la location dello shooting, e che abiti indossa Ferretti?
La serie fotografica é stata scattata proprio a Cerreto Alpi, in provincia di Reggio Emilia, dove vive Giovanni Lindo Ferretti. Abbiamo scattato nella sua casa, dove è nato e cresciuto, e che da secoli la sua famiglia si tramanda, abbiamo scattato negli spazi della fondazione Ferretti, nelle stalle dove allevano e addestrano 20 stalloni maremmani. Abbiamo passato due indimenticabili giorni tra i monti in sua compagnia. Altre foto per la serie sono state scattate a Chia, vicino Viterbo, dove si erge una torretta del 1200 che fu acquista da Pasolini e dove era solito ritirarsi negli ultimi anni prima della sua morte. Ci sembrava un giusto omaggio ad entrambi i poeti. Tutti i vestiti usati per la serie sono Gucci, che ha collaborato e supportato il progetto. Sicuramente uno dei brand italiani che può vantare una delle migliori direzioni creative nel mondo della moda. Hanno un approccio innovativo, attento, pronto a supportare nuovi talenti e progetti alternativi. Qualcosa non certo da dare per scontato. 

 

I Baustelle coinvolti per la colonna sonora di uno spot Gucci, e ora Giovanni Lindo Ferretti in copertina su Dust: la moda sta riscoprendo il retroterra musicale italiano?
Non sappiamo se le due cose possono essere assimilate…. se dobbiamo parlare di noi il nostro statement recita: DUST, a european magazine about fashion and its opposites. Noi ci occupiamo di moda nella stessa misura in cui ci occupiamo dei suoi opposti, o meglio dei suoi antidoti, o forse meglio ancora dei suoi complementari. Siamo soliti accostare cose apparentemente distanti dal fashion ed esplorare vari retroterra. Il nostro giornale ha a che fare con la fisicità e i vestiti, nello stesso modo in cui ha a che fare con ‘l’esistenza’. Le coordinate del progetto sono il corpo e lo spirito come antipodi tra i quali si definisce l’esperienza della gioventù. Dust appunto, la parentesi dell’esistenza segnata dalla polvere dalla quale veniamo e verso la quale tendiamo. I servizi di moda si accostano così a conversazioni su temi fondamentali, tra storia, spiritualità, filosofia e teologia, oltre a tutto quello che riguarda l’impegno sociale, ambientale etc. Ma parlando in generale al di la di noi, possiamo riconoscere che si, il discorso della moda ormai si è ampliato esponenzialmente fino ad inglobare tutto, diventando il linguaggio del tempo in cui viviamo. Un linguaggio che ben si adatta al modo in cui la contemporaneità occidentale pensa e capisce se stessa, al modo in cui comunica, produce e consuma. È un riflesso culturale che non si limita a parlare della superficie del mondo, ma più probabilmente della sua complessa problematicità. Per questo, in questo periodo storico, tutto sembra farsi moda e declinarsi al suo linguaggio, mentre la moda dal canto suo cerca di coinvolgere il più possibile, nei casi migliori, ciò che di autentico e ‘vero’ le sta intorno per dare uno spessore alla voce totalizzante che ha acquisito, e forse per salvarsi da se stessa.
Tornando alla tua domanda, sicuramente la musica italiana è qualcosa che caratterizza molto l’italianità che alcuni brand vogliono rispolverare. Un capitale importante da valorizzare, che non ha niente da invidiare ai modelli anglo-americani che l’Italia sempre insegue e non solo in campo musicale. È necessario per la nostra generazione svecchiare il provincialismo con cui l’Italia pensa a se stessa, ma gli esempi sono ancora pochi. Per quanto riguarda la moda, Gucci mostra sempre molta attenzione in questo, ne ha fatto una sua prerogativa e ne siamo contenti, ma per quel che ci riguarda, più dei Baustelle ci ha emozionato la colonna sonora di "Amore Disperato" di Nada usata per la campagna Gucci spring summer 17, una perla assoluta su cui ora anche i giapponesi fanno karaoke.

Tag: editoria moda

Commenti (1)

  • Enrico Giusti 08/05/2017 ore 16:57 @enrico.giusti.33

    "Un linguaggio che ben si adatta al modo in cui la contemporaneità occidentale pensa e capisce se stessa, al modo in cui comunica, produce e consuma..." E CREPA, naturalmente.

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