Chi ascolta musica gratis fa guadagnare alle etichette solo 72 centesimi all’anno

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14/04/2016 10:00 di

Ieri l’Ifipi ha pubblicato il suo consueto Global Music Report nel quale ha analizzato e documentato nel dettaglio i movimenti e le trasformazioni del mercato musicale durante lo scorso anno. Lo studio ha sottolineato come, nel 2015, 900 milioni di persone abbiano scelto le piattaforme di streaming per ascoltare musica, ma di questi solo 68 milioni abbiano pagato un abbonamento premium (un dato comunque in netta crescita rispetto l'anno precedente). Tutti gli altri hanno preferito utilizzare i servizi gratuiti finanziati solamente da banner e da spot pubblicitari.



Dagli abbonamenti - che vanno all’incirca dai 120 dollari fino raggiungere cifre più alte, come i 240 dollari mensili chiesti da Tidal - le etichette discografiche hanno ottenuto un guadagno di 2 miliardi. Significa che mediamente ogni utente abbonato quest’anno ha portato nelle casse delle label, e di chi detiene i diritti delle canzoni ascoltate, una cifra pari a 29.41 dollari.

Se facciamo lo stesso calcolo per i ricavi ottenuti da tutti gli altri tipi di servizi, il risultato è decisamente più preoccupante: ogni utente contribuisce con soli 72 centesimi all’anno: le revenue complessive derivanti dai siti gratuiti sono di appena 634 milioni per tutto il 2015. 

Come sottolinea il report, il 2015 è stato il primo anno nel quale i guadagni derivanti dalla musica digitale hanno superato quelli della musica su supporto fisico, e lo streaming in tutto ciò rappresenta un’importante fetta del 43%. Quel che è chiaro, però, è che per gli artisti e per le etichette lo streaming non è ancora sistema abbastanza remunerativo. Ci sono ancora molti problemi da affrontare, primo fra tutti YouTube: secondo quanto riporta l’agenzia MIDiA, ogni mese la piattaforma viene utilizzata da 800 milioni di utenti interessati a video musicali.

Il fatto che le tre principali major del disco - Sony, Universal e Warner - fatichino a trovare un accordo soddisfacente con il colosso dei video online potrebbe portare serie conseguenze sul prossimo rinnovo dei contratti.

(via)

Tag: mercato discografico music business streaming

Commenti (2)

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  • Ale77io 15/04/2016 ore 13:12 @Ale77io

    E quale sarebbe il problema.....?

  • Alessio Bruzzone 25/05/2016 ore 13:37 @alexb1096

    Che gli artisti non di guadagnano nulla

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