Foto Profilo: HÅN

06/07/2017 15:00 di

Foto Profilo è la nostra rubrica di interviste con la quale continueremo a seguire la nostra vocazione primaria: presentarvi validissimi e nuovi artisti italiani. Le regole sono semplici: con ogni risposta, una foto. La protagonista di oggi è HÅN, che con il suo singolo "The children" ci ha già stregati, e ci ha fatto venire la curiosità di conoscerla meglio.

Ciao HÅN, di te si sa ancora poco, per cui vuoi raccontare brevemente quando e come hai mosso i primi passi nel mondo della musica e com’è nato il tuo progetto solista?
Sono a contatto con la musica da sempre, mio padre ha una collezione infinita di vinili (quasi tutti opera/musica classica o jazz) ed è un appassionato di giradischi, un audiofilo. Ho iniziato suonando il violino e scrivendo qualche abbozzo circa a 11 anni. Ma non faceva per me suonare con uno spartito davanti. Poi ho iniziato a focalizzarmi più sulla musica contemporanea, a scrivere suonando piano o chitarra. Il mio progetto è nato perché era da tempo che avevo pezzi registrati in modo disordinato sul telefono, sul computer, scritti su quaderni, ovunque. Quindi ho voluto ordinare tutte le cose e mettermi a fare ciò che davvero mi piaceva, ritagliarmi un posto dove fosse tutto come volevo: per me è molto importante che tutto il progetto mi rappresenti, dalla musica, ai testi, alle grafiche.



"The Children" è il tuo primo singolo, uscito lo scorso 19 maggio ed entrato immediatamente nella New Music Friday in tutta Europa. Qual è stata la genesi di questo brano?
Il brano è stato scritto più di un anno fa, e devo dire che ho ricordi confusi al riguardo. Mi ricordo che è iniziato con un giro di chitarra, inizialmente c’era una linea vocale totalmente diversa, era molto scarno, non c’erano cori (che ora riempiono metà del pezzo) né batteria. Insomma era nato come un pezzo acustico. Poi ho iniziato a sperimentare con Ableton e ho aggiunto vari elementi, tra cui le voci dei bambini, che hanno poi dato il titolo al pezzo.


In generale la tua scrittura si compone di linee sovrapposte, ciascuna con un proprio significato a se stante ma anche complementare a quello delle altre linee. Di solito qual è la prima ispirazione, la prima “linea” su cui poi costruisci tutto il resto?
Il processo è in realtà abbastanza casuale. Ad esempio con "The Children", inizialmente non mi sono posta una tematica sulla quale basare il pezzo, è venuto tutto da sé, e quando ho finito di scrivere mi sono detta: “Tutte le frasi sono collegate, e portano ad un tema preciso”, ma la cosa non era voluta fin dall’inizio. Ogni brano è un incastrarsi di conseguenze che portano a capire di cosa sto parlando, come se usassi il processo per capire cosa l’ha scatenato. Non so se abbia senso, ma è la verità. Ovviamente non è sempre così, altri pezzi nascono in modo più “lineare”, ovvero con un’idea iniziale già definita. Al momento mi riesce difficile pensare ad un pezzo senza immaginare già un pò di produzione sotto, quindi magari il pezzo evolve in base al suono che utilizzo.



Hai dichiarato che £The Children" “è la trasposizione in musica dell'ambivalente sensazione di inquietudine ed euforia che si prova nel momento in cui si cresce e si è costretti a lasciarsi dietro le proprie certezze ma ci si apre a nuove sorprese che solo il tempo potrà rivelare”. Perché per rappresentare nel video il “posto sicuro” hai scelto proprio il bosco, che nell’immaginario collettivo evoca, al contrario, l’idea del mistero e dell’incertezza piuttosto che della certezza e della protezione?
L’idea iniziale del video era di raffigurare due ambienti contrapposti, il bosco e la città. Il bosco in questo caso, è rappresentazione della parte di me stessa più naturale,ingenua e ignara della realtà che sta al di fuori del proprio mondo. Siccome il pezzo non esprime un cambiamento vero e proprio ma più una percezione-che prima non c’era-della propria situazione, abbiamo scelto di rimanere nello stesso ambiente per tutta la durata del video.



La “comfort zone” cui fai riferimento, quel posto da cui si desidera fuggire ma a cui poi, consciamente o inconsciamente, si cerca sempre di tornare, è secondo te qualcosa di stabile e definito oppure è qualcosa che cambia nel tempo?
Penso sia entrambi: qualcosa di stabile, alla quale si è legati, e qualcosa che evolve al passo con la propria crescita, e che quindi varia ripetutamente al crescere dell’invidivuo, una sorta di limite da superare continuamente.



Dove possiamo ascoltarti dal vivo quest’estate?
Il 7 sarò a Londra all’Hoxton Square bar & Kitchen, mentre in Italia sarò l’8 luglio a Padova al Just like heaven festival e il 24 a Roma, entrambe in apertura ai Cigarettes after sex. Ad agosto sarò il 5 a Foggia per il Gargano film fest, il 6 a Pesaro a Villa n roll e l’11 ad Ypsigrock in Sicilia.

Tag: rubrica intervista foto profilo

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