Il grande attacco dell'Italia contro i siti pirata o il più tranquillo (ma efficace) sistema della Norvegia? Due paesi a confronto

27/01/2015 17:03

Nelle ultime ore abbiamo ricevuto parecchie notizie riguardanti i diversi modi di contrastare la pirateria online. In questi giorni la Guardia di Finanza ha messo in atto quello che molti portali stranieri hanno definito come uno dei più grandi attacchi allo streaming pirata, andando a bloccare più di 120 indirizzi di siti internet.

Tale operazione segue un'altra simile avvenuta lo scorso giugno, quando Google diventava partner di un accordo che metteva insieme le maggiori compagnie di advertising e gli operatori più importanti legati al diritto d'autore (i referenti delle case discografiche e cinematografiche, oltre alla FIMI e alla Fapav). L'obiettivo dell'accordo era arrivare a far bloccare i banner ospitati dai siti che proponevano contenuti illegali e quindi minare la pirateria nella maniera più diretta, ovvero precludendo la possibilità ai siti pirata di guadagnare dalle visite delle loro stesse pagine.

Parallelamente c'è anche un esempio opposto di gestire il problema e arriva dalla Norvegia. Nel 2013 è stata inserita una legge che mette a disposizione delle autorità norvegesi tutti gli indirizzi IP dei cittadini: diventa immediato, così, poter controllare se un utente frequenti o meno siti pirata. A dicembre l'IFPI – organizzazione no-profit nata in Svizzera e con diverse sedi nel mondo, il cui scopo è promuovere l'industria discografica mondiale – ha commissionato un nuovo sondaggio dedicato al download illegale di musica, simile ad un altro fatto cinque anni prima: se nel 2009 l'80% dei ragazzi norvegesi sotto i trent'anni ammetteva di scaricare musica illegalmente, nel 2014 tale dato si è ridotto al 4%. Senza che nessun utente venisse multato e senza il blocco di nessun sito, nemmeno The Pirate Bay.

Secondo il parere di Marte Thorsby – capo di IFPI Norvegia – il crollo della pirateria è da attribuire totalmente ai potenti servizi di streaming musicale offerti agli utenti, decisamente più user friendly dei siti che ospitano file torrent. Questo calo rispecchia quello che già sappiamo, ovvero che le piattaforme di streaming hanno avuto un'enorme espansione e uno sviluppo esponenziale in questi ultimi anni. Certo, l'idea che il proprio IP sia visibile e controllato è un buon incentivo a non commettere illegalità.

Tag: pirateria tecnologia diritto d'autore

Commenti (1)

  • Pier Francesco Costa 29/01/2015 ore 12:24 @pfcosta

    Questo metodo è aberrante.
    Chissenefrega se hanno ridotto la pirateria, è una violazione della privacy gigantesca.
    In Italia l'IP si può avere solo dietro mandato, ed è giusto così.

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


LEGGI ANCHE:

Porno per sapiosessuali su Rai1: Alberto Angela intervista Paolo Conte nelle Langhe