Kristian Oslo, cronache emotive per restare a galla

Tra gavetta, altruismo e indie-pop che non scivola via, l’artista romano apre il suo paracadute musicale

Gavetta, altruismo e cronache emotive. È attorno a questi tre concetti che ruota la vita artistica e privata di Cristian Ciucci, in arte Kristian Oslo, artista dal moniker scandinavo ma originario di Roma. Una città che non fa solo da sfondo, ma da materia viva per una scrittura che nasce dall’osservazione quotidiana e dall’ascolto degli altri. 

"Oltre la musica, mi occupo di persone fragili come assistente sociale", racconta, chiarendo subito come la sua identità artistica sia inseparabile da quella umana. Oslo si definisce come "un osservatore, che filtra il caos della città in punti di vista narrativi da mettere in musica", trasformando esperienze reali in canzoni che hanno il peso specifico delle cose vissute. 

La sua non è una storia di accademie o percorsi preconfezionati, ma di apprendimento diretto, concreto, spesso faticoso, basato su una formazione avvenuta sul campo. "Ho iniziato a fare musica molto presto per un’esigenza emotiva", spiega, sottolineando come il suo cammino sia passato da una dimensione collettiva a una più intima e consapevole.

"Il mio percorso, paradossalmente, è andato dalla ricerca di musicisti per condividere una band e si è trasformato in una ricerca in cui sporcarsi le mani da soli", fino a trovare un equilibrio grazie a un team di produzione "capace di tradurre il mio immaginario in trame sonore stratificate". Alle spalle, l'artista romano ha infatti una lunga gavetta live, fatta di tribute band e palchi di ogni dimensione: Coldplay, Radiohead, The Killers, Kings of Convenience, esperienze che lo hanno visto "da front man a strumentista" e che gli hanno lasciato "tantissimo materiale su cui lavorare e studiare".

Nel mezzo, incontri significativi come quello con Marco “Wrongonyou” e il suo "approccio internazionale", che hanno contribuito a definire una visione aperta, mai provinciale. La musica di Oslo si muove infatti su coordinate ibride e riconoscibili: "È un indie-pop che non scivola via, ma resta come un livido. Suona come una specie di rivelazione, al cui interno convivono cantautorato italiano e texture contemporanee", con l’ambizione dichiarata di non essere semplicemente "una musica da sottofondo ma una vera e propria cronaca emotiva". 

Una doppia anima, ulteriormente scissa tra Italia e resto del mondo, grazie a influenze capaci di tenere insieme la scrittura di Niccolò Fabi e Daniele Silvestri con l’orizzonte sonoro di Bon Iver, Radiohead e Sigur Rós, nella costante ricerca di "un equilibrio tra melodie nostrane e sperimentazione". E i suoi ultimi lavori nascono proprio "dall’urgenza di fermarsi", facendo incontrare allo stesso tempo questi mondi musicali.

Cristian Ciucci, in arte Kristian Oslo
Cristian Ciucci, in arte Kristian Oslo

Dopo aver preso forma nel corso del 2025 con l'uscita dei singoli Brillare e Sole addosso, il progetto di Kristian Oslo si sta gradualmente dirigendo verso un singolo, Respira, in uscita il 23 gennaio, che rappresenta il terzo tassello di avvicinamento a un disco d'esordio - atteso per marzo 2026 - che vuole esplorare l’idea di "paracadute emotivo, quasi un manuale di sopravvivenza a questa società complessa e ramificata", dove le canzoni non salvano ma accompagnano la caduta, rendendola meno solitaria. 

Una traiettoria che lo ha portato fino al Rock in Roma, in un DJ set al Bauhaus, dove "ho potuto fondere l’elettronica alla malinconia di arpeggi di chitarra". È lì che qualcosa cambia. "Quell’esibizione - ci spiega Ciucci - è stata la svolta. Passare dal privato a un palco di quelle dimensioni cambia la prospettiva". Da allora, Kristian Oslo insegue una sensazione precisa, quasi una firma emotiva, in cui "il silenzio del pubblico prima che inizi la musica è la tensione estrema che cerco di ricreare in ogni produzione".

Con tre singoli all'attivo e un album in rampa di lancio, l’obiettivo è chiaro e ambizioso: "ricreare un’esperienza immersiva", in cui "suoni e racconto si uniscono", provando a trasformare "gli ascolti digitali in una comunità reale sotto il palco". Perché, in fondo, la sua musica nasce per questo: osservare, raccontare e condividere, senza anestetizzare le emozioni, ma lasciando che facciano il loro lavoro. Anche quando fanno male.

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L'articolo Kristian Oslo, cronache emotive per restare a galla di Luca Barenghi è apparso su Rockit.it il 2026-01-20 10:14:00

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