Se le trap star danno il cattivo esempio, perché celebrate Kurt Cobain?

Le condotte più o meno censurabili degli artisti sono un falso problema, la verità è che non vi piacciono abbastanza
05/04/2019 11:51

5 aprile 1994: Kurt Cobain (27 anni), leader dei Nirvana, marito di Courtney Love e padre di Frances Bean (2 anni) si spara alla testa con un fucile a pompa modello Remington M-11 calibro 20 comprato da Dylan Carson, leader degli Earth. Gli esami tossicologici rilevarono un'altissima dose di eroina nel sangue, insieme a tracce di Valium.

5 aprile 2002: Layne Staley (34 anni), leader degli Alice in Chains muore in solitudine, in seguito a un mix letale di eroina e cocaina (speedball). Quando l'hanno ritrovato, due settimane dopo, era in pieno stato di decomposizione e pesava 39 kg. 

Il 5 aprile è il giorno di lutto internazionale per chi ha vissuto il grunge sulla propria pelle, per i ragazzi degli anni '90 che oggi sono adulti e salutano i loro idoli sui social con belle foto e frasi tipo "Ci manchi angelo biondo" oppure "Da quando sei morto è morta la musica". Punti di vista, nel frattempo la musica non è morta davvero e le nuove generazioni hanno manifestato il disagio in altri modi. Corsi e ricorsi storici: negli anni '50 c'era il rock'n'roll, nei '60 gli hippie, nei '70 il punk, negli '80 il metal, nei '90 il grunge, nei 2000 l'elettronica e un sacco di altre contaminazioni, nei '10 la trap, la musica più ascoltata nelle scuole medie e superiori. 

Uno dei tanti omaggi online

Da quando è successa la tragedia di Corinaldo, in cui hanno perso la vita 6 persone durante l'attesa del concerto di Sfera Ebbasta, la trap italiana è diventata il bersaglio preferito di quelli che benpensano, delle trasmissioni televisive feccia e degli ex ragazzi degli anni '90, che oggi sono diventati come i loro genitori. Molti di loro dimenticano gli 8 morti schiacciati e calpestati durante il concerto dei Pearl Jam a Roskilde nel 2000, ma le tragedie non sono certo una gara, purtroppo spesso avvengono e i musicisti sono tra i pochi che non hanno responsabilità oggettive. Torniamo a bomba: la trap travia i giovani, questo dicono. Parla di droga e di sesso. Beh, lo faceva anche il rock'n'roll negli anni '50 ma alle serate revival, se parte un pezzo di Elvis ballano tutti lo stesso. Così come tutti si mettono la mano sul cuore se parte un qualsiasi pezzo dei Nirvana

La glorificazione di un proprio idolo musicale non è certo cosa nuova, siamo cresciuti tutti col poster di qualcuno in cameretta, quindi non c'è certo giudizio nel vedere i social e i telegiornali spendere romanticherie per ricordare i 25 anni dal suicidio di Kurt Cobain (molti meno ricordano Layne Staley, forse meno bello, di sicuro meno famoso). Stride molto il giudizio sulle trap star da parte di quelli che giustificano la condotta di Kurt Cobain (padre-tossico-suicida), di quelli che santificano Freddie Mercury (festaiolo-promiscuo-morto di aids) ma non ne fanno passare una ai ventenni che parlano ai loro figli. Vista da fuori, questa pratica sembra ipocrita e un po' bulla. Le trap star parlano di cannette, le band metal di un certo tipo parlavano di cocaina, gli idoli del rock lisergico di acidi o eroina, le periferie si sono sempre rivoltate per prime e ci sarà sempre qualcuno che alza il livello della provocazione.

Ketama126, foto di Zollo

Quando provate a fare un ragionamento del genere con i difensori del "Ai miei tempi", alla lunga viene fuori che il problema sta tutto nel gusto, non nella condotta più o meno esecrabile del cantante di turno. Per chiudere la conversazione, spesso vi diranno: "Ma almeno Kurt, Jim, Keith, Layne, Chris e tutti gli altri, facevano bella musica, non quella merda che sentiamo oggi". Svelato l'elefante nella stanza: ai nostalgici, dell'educazione dei propri figli attraverso la cultura pop mica gliene frega granché, il risentimento sta nel fatto di aver perso lo scettro di rivoluzionari e di essersi chiusi nei ricordi, dopo aver fatto il funerale alla propria gioventù

Per non stare sempre a puntare il dito e non diventare come quelli che lo fanno, potrebbe esserci una soluzione: la curiosità. Quella che negli anni '90 faceva macinare km per vedere le band suonare, senza Google maps o cellulari, quella che faceva venire i calli alle mani dopo aver sfogliato un milione di vinili alla ricerca di quello raro, trofeo di caccia annuale, potrebbe trasformarsi in apertura nei confronti di istanze nuove, certo, ma sempre molto simili a quelle della ribellione di chiunque. In quel caso, con un po' di oggetività, scopriremmo che spesso i nostri idoli sono stati degli esseri umani fragili, con una vita piena di merda e di errori, con fantasmi in testa che non se ne andavano mai e che solo le sostanze, l'alcol o altre attività distruttive riuscivano a scacciare per un po'. 

Non c'è motivo di sparare merda sugli idoli di oggi e difendere i propri, perché non sono paragonabili e nessuno vuole togliere la terra sotti i piedi di nessuno, si tratta solo di andare avanti, con buona pace degli angeli biondi. Il resto? All apologies.

 

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L'articolo Se le trap star danno il cattivo esempio, perché celebrate Kurt Cobain? di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 05/04/2019 11:51

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