L'addio a Lucio Dalla e l'ultima canzone con i Marta sui Tubi

Disegno di Davide ToffoloDisegno di Davide Toffolo
05/03/2012 di

Le canzoni sono rimaste alla porta, insieme a tanta gente, tantissima, che ha seguito il funerale di Lucio Dalla da fuori, in Piazza Maggiore. Dentro, i cantanti italiani più famosi, amici e parenti, autorità varie e una Curia schierata quasi al completo, che ha celebrato più l'uomo di fede che l'artista. Lasciando con rispetto, però, l'ultimo saluto ad una lettura speciale, quella di Marco Alemanno, che ha recitato il brano “Le Rondini”, aggiungendo in coda versi tutti suoi, per un ricordo personale. Straziante. Immaginate di perdere la persona che amate, così all'improvviso. L'hanno chiamato in tutti i modi: fedele amico, corista più vicino, stretto collaboratore. Qualcuno ha azzardato, finalmente, compagno, nascondendolo però tra le righe, mai nei titoli. E oggi impazza anche la polemica sul coming out mai fatto da Dalla, tra l'imbarazzo della Chiesa che apre la porte di San Petronio dopo 16 anni per un funerale e un puritanesimo che, finché le cose non si dicono ufficialmente, fa finta di niente con serenità. I bolognesi, però, e forse anche molti italiani, se sono sempre fregati di quel che combinava a letto Lucio. Gay, bisessuale, etero, che importa? Tanto lo sapevano che era stravagante: a spasso per il centro lo si vedeva tutti i giorni conciato chissà come e addirittura, anni fa, con un maialino al guinzaglio. Che importa? Tanto parlano le canzoni.

È incredibile la riconoscenza e l'affetto che questa città ha dimostrato a Lucio Dalla: 50 mila persone oggi per dirgli addio, altrettante nei giorni scorsi alla camera ardente allestita a Palazzo d'Accursio, dove per arrivarci i bolognesi si sono messi composti ed ordinati in fila, per ore. Magari qualcuno è venuto per avvistare i vip (e infatti, c'erano schiere di telefonini e videocamere per riprenderli, all'uscita dalla basilica), ma moltissimi sono arrivati con le lacrime agli occhi.

In prima fila, oltre alle autorità di Comune, Provincia e Regione, c'erano Marco Alemanno, Ron, Gianni Morandi. Più dietro, Samuele Bersani, Luca Carboni, Jovanotti, Eros Ramazzotti, Amedeo Minghi, Andrea Mingardi, Renato Zero, Roberto Vecchioni, Ornella Vanoni, Nek, Ligabue. Vasco non è venuto, avrebbe scatenato il panico. Gigi d'Alessio c'era, ma non se l'è filato nessuno.

Oltre a lasciare la parola “all'amico Marco” per l'ultimo saluto, padre Boschi, che ha presieduto la messa, si è rivolto proprio a lui nell'omelia. “Certo, ci ha lasciato in un modo impensato, inedito. Questo è Lucio. Certo, questo tonfo direi crudele... vero Marco? Ci ha lasciato più soli”. In chiesa, è suonato a tutti come un riconoscimento. Salvo, poi, l'avviso prima della comunione: evitatela, se siete in peccato mortale. Un colpo al cerchio e uno alla botte. Condannarlo, perché non si è mai dichiarato, non è plausibile né giusto: ognuno fa quel che crede. Santificarlo, neppure: se la ride di sicuro, adesso, di tutta questa magnificenza.

Ci ha lasciato un'ultima perla, di cui andiamo un po' fieri visto che l'ha registrata con una band del nostro underground, così lontano dalle personalità presenti al suo funerale. I Marta Sui Tubi: Dalla si era invaghito della loro musica, li voleva produrre, avrebbero suonato insieme ad aprile in una data del loro tour. A Bologna, a gennaio, era salito sul palco con loro, non ce l'ha fatta a rimanere uno spettatore. E ora, ecco quella traccia, registrata assieme qualche settimana fa: "Cromatica". Anche noi, insomma, salutiamo Lucio.

Pagine: Marta sui Tubi Lucio Dalla

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