L'album di esordio degli Stellakowalsky

27/10/2004

La storia degli Stellakowalsky inizia ufficialmente nel 1999, quando i quattro componenti del gruppo decidono di "rubare" il nome della Stella protagonista de "Un tram chiamato desiderio" per usarla come propria insegna personale. Ma questo è solo l'ultimo passo di una storia che in realtà parte dall'inizio degli anni '90, ossia quasi 10 anni indietro.

Dopo un contratto discografico e una serie nutrita di date dal vivo (che culminano con l'esperienza come supporter act per il tour degli Ark del 2002), la band inizia a comporre nuovo materiale, questa volta in inglese, lingua che Alessandro sente come propria visto che è cresciuto nei sobborghi di Detroit . L'anno successivo, la band trova in Fabrizio Simoncioni (Ligabue, Negrita, Litfiba e Carmen Consoli sono solo alcuni degli artisti con cui ha collaborato) il loro produttore ideale, con il quale lavorano per due anni alla preparazione del loro primo album.

Il 29 ottobre del 2004, infine, arriva "ADMIRING VENUS", l'album d'esordio, contenente 12 canzoni inedite anticipate dal singolo, "Toilets are sad places to live. Il titolo - "Ammirando Venere", omaggio al pianeta da sempre metafora dell’universo femminile - è poetico e ispirato, così come ispirata e poetica è la musica del gruppo, quartetto arrivato dopo una lunga gavetta al suo primo album. Anni di sala prove, esperienze all’interno di cover band, centinaia di live suonati in lungo e largo per l'Italia (uno su tutti il tour da spalla al gruppo svedese The Ark), uniti ad un’amicizia sempre più profonda e a un continuo scambio musicale, hanno portato la band a definire pazientemente e costantemente il proprio suono, fino ad arrivare alla messa a fuoco di un progetto che, sin da subito, ha attirato su di sé l’interesse degli addetti ai lavori.

Di fatto, si rimane quantomeno stupiti, durante il primo ascolto "ADMIRING VENUS", nell’apprendere che la band in azione è italiana. Il suono, la pronuncia, l’attitudine, tutto rimanda alla grande lezione del rock made in USA, con tutte le sue infinite sfaccettature, che vanno dal funk più energico e nervoso dei Red Hot Chili Peppers, come nel caso dei due futuri singoli, "1.000.000 miles away" e "Hotel on the moon" alle grandi aperture melodiche in stile Bon Jovi ("Storyteller"). Ma c’è anche la furia del punk, in questo lavoro, in certe soluzioni ritmiche che rimandano direttamente ai primi Clash; e la passione per la nuova il vintage sound di Strokes e White Stripes – basti ascoltare l’incedere del primo singolo, "Toilets are sad places to live in",– o ancora l’amore per il mondo acustico e crepuscolare di gruppi come Coldplay e Veils – ad esempio nell’intensa "The strange ways of Isabel Caine" -.

Ma più di tutto, "ADMIRING VENUS" offre un suono evoluto e internazionale, una voce – quella di Alessandro Malgioglio – assolutamente riconoscibile e già "matura", una profondità nella composizione e nella scrittura dei testi davvero fuori dal comune, che non potrà non fare breccia di quanti, come i nostri, sono innanzitutto amanti della musica e del rock. I tempi sono maturi, in Italia, per una band che ponga al centro del suo progetto un linguaggio costruito sulla sintesi di tutta la musica ascoltata e amata, dal metal agli anni ’70, dal funk al progressive, dal beat all’elettronica, e che sia in grado di fare questo lavoro sfruttando coordinate locali e internazionali: gli Stellakowalsky sono una band a 360°, in grado di poter incuriosire il pubblico di ogni latitudine, grazie all’uso dell’inglese, ma anche di ammaliare il pubblico italiano per la peculiarità della propria proposta.

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