Milano piange Gigione: è mancato il fonico dei Tre Allegri Ragazzi Morti

È morto all’eta di 50 Luigi Galmozzi (per tutti Gigione). Era il fonico dei Tre allegri ragazzi morti, oltre ad una figura fondamentale per la musica milanese
30/12/2015 09:50

Milano piange uno dei suoi anti-eroi: Luigi Galmozzi, per tutti Gigione, è venuto a mancare poche ore fa a causa di un infarto. È stato trovato senza vita nella propria casa, dalla compagna (e chissà a cosa hai pensato nei tuoi ultimi minuti, Gigi). A lei va il nostro abbraccio più forte, intenso e sentito. Quel tipo di abbraccio morbido e poderoso che chiunque gli abbia voluto bene ha avuto la fortuna di provare.

Gigione è conosciuto ai più come il fonico dei Tre Allegri Ragazzi Morti, la reggae'n'roll band di Pordenone con cui ha condiviso palchi, studi di registrazione, lunghi viaggi in furgone e - più e prima di tutto - la costruzione di un'identità, un immaginario, una vita. Tutt'altro che terzo o squintato rispetto alla band, è stato il primo pilastro su cui si è fondata quella squadra, la cosiddetta crew, che con integrità e in assoluta indipendenza ha attraversato – sempre a testa alta e cuore in mano – vent'anni di musica italiana, passando dai più piccoli e mal equipaggiati locali di provincia fino agli stadi delle superproduzioni pop.

Per la band era un punto di riferimento inamovibile, un faro nella notte, uno scoglio a cui aggrapparsi durante le tempeste e contro cui sbattere nei giorni di secca. Quando stimolavo Enrico Molteni a raccontarmi dei loro lunghi viaggi in furgone (avrete capito quanto profondo e blu sia l'oceano umano di queste persone, e quanto bello fosse tuffarcisi), descriveva Gigione come colui che, durante le discussioni, entrava negli argomenti a gamba tesissima, caustico e senza tentennamenti, avendo infine quasi sempre ragione lui. “Un grande maestro”.

Un'entità leggendaria, Gigione, soprattutto per chi non ha mai avuto la fortuna o più semplicemente l'occasione di conoscerlo di persona. Siamo cresciuti con lui, e lui con noi”, mi diceva Davide Toffolo qualche tempo fa. Li aveva fatti incrociare probabilmente il caso, con quella dinamica imperscrutabile che trasforma un incontro qualunque in una comunione d'anime, che sublima l'amicizia in professionalità. “Credo che Davide mi abbia scelto perché, oltre a essere quello che sono, per lui rappresento Milano, la grande città”, integrava invece Gigione nei lunghi e sempre piacevoli pomeriggi passati al Morbid Sound Studio, lo studio di registrazione che aveva aperto nel garage di fianco a casa sua, in zona Barona, dove - oltre ad assaporarne il the caldo preparato dalla compagna per scaldare la voce e la pazienza come produttore di noi scappati di casa (registrò il primo demo della mia band) - avevo piacere a imparare dalla sua enorme esperienza rubandone aneddoti e massime, di cui era in assoluto un capo.

Ed è proprio questa Milano post-Expo della scighera chimica e delle polveri sottili, in cui non piove seriamente da oltre due mesi, a piangere fiumi di dolore vero, di mancanza concreta, di vuoto profondo. Chiunque abbia suonato o frequentato i luoghi (e non solo i locali) in cui si suona dal vivo lo sa: Gigione c'era o c'era passato. “Con lui le serate giravano sempre bene” - commenta Dj Henry, distrutto dalla notizia - “eravamo assieme sabato scorso, tutto mi sarei aspettato ma non questo”. Da sempre legato al Cox18, storico centro sociale di Via Conchetta, ultimamente operativo al LoFi di via Dei Pestagalli ma in generale ovunque ci fosse materiale musicale e umano adeguato ai suoi gusti o ai suoi progetti, che fossero gli Exilia sul Lago Maggiore, i Veracrash in Germania o i Pink Rays al Plastic. Perché non era mai la situazione a mettergli paura, piuttosto certe persone a fargli schifo: quando voleva, avrebbe fatto suonare bene anche l'impianto della Yaris usata di vostra mamma.

Così Gigione se n'è andato. Come Joe Strummer dei Clash, a 50 anni, in casa sua da solo. Il giorno dopo Lemmy dei Motorhead, con cui condivideva la black attitude e il fascino imperituro delle leggende del rock. Il giorno dopo John Bradbury degli Specials, batterista che sicuramente stimava, convinto com'era che il motore di ogni band stesse dietro ai tamburi (motivo per cui era convinto che Luca Masseroni dei Tre Allegri fosse uno dei migliori batteristi italiani: “non puoi capire come e quanto velocemente ha imparato a suonare il reggae”, diceva orgoglioso e soddisfatto).

 

Gg Il Mostro di Düsseldorf parte 1

Un video pubblicato da Luigi Galmozzi (@ilcontezero) in data:


L'Italia perde il suo cavaliere pe(n)sante, la sua lunga chioma da metallaro impenitente, i suoi perenni pantaloni corti con i tasconi. Fa male pensare di non vederlo più arrivare in moto, quella moto che si abbassava di mezzo metro quando veniva cavalcata, e sfoderare quella sua risata autentica e potente. Con lui se ne vanno le litigate riguardo il punk e l'etica DIY, i giri di perlustrazione al Lucky Music a cercare materiale interessante da integrare all'equipaggiamento, le scenette con Andrea Maglia, il suo assistente al Morbid Sound Studio, una sorta di figlio acquisito, uno dei pochi, grazie al suo carattere mite ma saggio, a incastrarsi perfettamente nelle dinamiche ruvide del Gigio, a fargli supplenza laddove non aveva più la voglia (l'edit delle tracce, ad esempio) e smorzarne le invettive con un ghigno leggero. Furono proprio questi due a insegnarmi - fra una gag e l'altra in cui il buon Maglia veniva simpaticamente chiamato “Seppia” come il personaggio di Boris - la differenza fra “è buono” e “è bene”. Una differenza sottile, tutta legata alla tecnica oratoria, alla pronuncia nel giusto contesto. Una differenza tutta da ridere, e tutta da vivere. E allora fammi dire, caro Gigione, che conoscerti e passare del tempo con te è stato bene, anzi no, benissimo. Ed è superlativa la maniera in cui ci mancherai: tantissimo.

Tag: necrologio

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