Magazzino Tecnologico Italiano: la rubrica sulla tech house italiana

Illustrazione di Cosimo NescaIllustrazione di Cosimo Nesca
23/11/2017 12:35 di

A due mesi dalla presentazione della nuova rubrica di Rockit chiamata “Magazzino Tecnologico Italiano”, appuntamento tutto dedicato alla musica italiana techno ed house, è di nuovo giunto il momento di riprendere le fila del discorso e presentare la cinquina di artisti del genere di questa seconda uscita. Ricordiamo ancora le regole della rubrica: nessuna classifica, ordine sparso di scelta degli artisti e tanti sottogeneri musicali, cento per cento italiani, a questi collegati. Ricominciamo dunque con:

Alex Dolby

 Storicamente, grande supporto alla scena odierna della house nazionale partì agli inizi degli anni ’90 dall’insieme di produttori della zona di Roma e dintorni. Alessandro Salvadori, in arte Alex Dolby, cresciuto con esattezza nel ciociaro, può essere considerato a tutti gli effetti figlio di quel movimento. Dalla prima produzione “Psiko Garden” del 2002 sino a “Multiple Faces EP” di quest’anno la sua carriera da produttore ha saputo mantenere alti livelli compositivi grazie al lento distaccamento adottato verso i classici e, forse per lui, ripetitivi canoni stilistici dei club oltreoceano. Dolby sa infatti alternarsi tra un’elettrica progressive house (“Looking Better” nella discografia oppure “Airball” in aggiunta a “Psiko Garden”), tech house in doviziosa abbondanza, deep techno (“Resolute” o “Calypso”) con i suoi suoni da nenia metallica e, per finire, farsi travolgere dalla techno più spoglia che mai di caricature come in “MN80” e “Night Shift”. Fondatore, inoltre, già ad inizio carriera del marchio “Affekt Recording”, Alex Dolby rappresenta insomma un altro nome rilevante nello scenario dei personaggi musicali che Magazzino Tecnologico Italiano vuole descrivere. 

 

Enrico Sangiuliano

 Se vi trovate a chiacchierare con un vostro amico che si sta affacciando solo da poco alla musica techno e volete fargli capire che anche in Italia questo genere può vantare esempi realizzativi da prima pagina delle riviste a tema, allora fate il nome di Enrico Sangiuliano. L’ascolto che il vostro amico farà allora delle tracce del produttore di Reggio Emilia faranno di lui un sicuro ammiratore del genere. Tra l’altro, non sarà né il primo né l’ultimo individuo ad essere conquistato dallo stile Sangiuliano: techno quadrata, ricreata da complete sovrapposizioni di campionamenti, collidono in maniera semplicemente efficace alle alte tonalità delle linee melodiche che accompagnano ogni sua produzione e traccia. L’apprezzamento generale verso la sua musica è poi ancor di più dimostrato dall’andamento della sua quasi decennale carriera: una curva esponenziale dove il massimo della pendenza è stato raggiunto dall’ingresso di Sangiuliano nella famiglia di stelle di produttori raccolte dall’etichetta-istituzione “Drumcode”, in congiunzione poi a tour live di gittata internazionale ed ultime uscite all’unisono osannate come “Moon Rocks” ed “Astral Projection”. Enrico Sangliuliano, insomma, sarebbe tra i convocati, e senza dubbio tra le prime scelte, di una rappresentativa nazionale di techno produttori italiani. 

 

The Analogue Cops

Esiste poi, nel frattempo, chi si dimena nell’utilizzo dell’accoppiata hardware-software in maniera quasi esclusivamente polivalente. A divincolarsi all’interno del triangolo inusuale deep house, soul e tech house troviamo, spesse volte sotto velate spinte di funky, il duo denominato “The Analogue Cops”. Dietro questo appellativo si nascondono i nomi d’arte di Lucretio e Marieu. Il primo, Domenico Cipriani, ed il secondo, Alberto Marini, entrambi padovani, hanno fatto gavetta davanti al mixer stanziandosi tempo fa a Berlino e fondando, tra le altre, la label indipendente tedesca “Restoration Records”. Grazie dunque al loro maturato stile musicale, sperimentato al confine immaginario tra l’electro e quella house di ascolto più abitudinario, è lecito dichiarare che, i The Analogue Cops, data la loro versatilità nel sound di cui stiamo adesso accennando, possono essere tra i primi interpreti italiani classificabili all’interno del nuovo genere, da pochi mesi girovagante sul web, denominato letfield house & techno. Si parla di un nome forse un po’ troppo complicato dato alla luce per accogliere le produzioni avant-garde di certe etichette che quindi, per motivi di deriva stilistici, non sarebbero con semplicità canalizzabili all’interno degli standard dei generi padri dell’house e della techno.

 

Luca Donzelli

Audace e molto svincolata può essere la house che si solleva dalla Toscana. Luca Donzelli, ancora ventenne, ha fatto già la spola da Poggibonsi al Sonar di Barcellona. Tanti remix all’attivo e diverse uscite a suo nome apprezzate da molti colleghi del genere fanno sì che la musica di Donzelli sia collegata alla ritmica più classica della scuola house, quella tradizionale s’intende, con la cassa in quattro, battute regolari ed echi di versi sibillini a cadenza periodica. Ormai da tempo, poi, forma una coppia fissa di produzione con il resident catalano dell’Amnesia Mar-T tanto da spalancargli diverse volte le porte delle isole Baleari per essere protagonista in dei notturni live set. 125 bpm di media spaccate di queste produzioni, non disdegnando accenni alle sonorità tribali, molte produzioni di Luca Donzelli, alla fine, creano una buona raccolta di progressive house da dancefloor prodotte comunque all’interno dei nostri confini nazionali.

 

Federico Grazzini

Federico Grazzini, per certi versi, potrebbe non essere il classico produttore techno o house raffigurato dall’immaginario più comune. Come riferito dalla biografia, l’aretino, classe 1980, ha collaborato in maniera artisticamente stretta con i Planet Funk e suonato, per esempio, a fianco di Moby. Ciò significa che in generale l’ascolto della sua musica può gocciolare elettronica sotto forma di diverse nature compositive tanto da poter convergere in aurore funky, hip hop e breakbeat. Il tutto è definito in maniera comunque collegato alla sua matrice di formazione house tanto che, alla fine, molti dei suoi successi come singoli sono riproposti in giro per i club d’Europa dai migliori esponenti della stessa house (vedi tipo la super hit “Amethyst”). Dall’inizio della carriera, partita con l’appellativo di “EtnoGrooveOrchestra”, sino alle ultimissime collaborazioni con Alex Neri, Federico Grazzini mostra dunque come la sua musica da ballo e beat sia tra le più eterogenee, dissimili e, per grazia nostra, imprevedibile.

Il materiale da ascoltare e studiare nei prossimi due mesi confidiamo sia per adesso sufficiente. “Magazzino Tecnologico Italiano” tornerà nuovamente tra sessanta giorni. Vi anticipiamo comunque che la prossima uscita della rubrica parlerà, tra gli altri, del girovago techno produttore italiano di nome Joseph Capriati.

Tag: Magazzino Tecnologico Italiano house techno elettronica

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