Magazzino Tecnologico Italiano: la rubrica sulla tech house italiana

28/03/2018 11:17 di

Quarta uscita della rubrica di Rockit “Magazzino Tecnologico Italiano”, appuntamento tutto dedicato alla musica italiana techno ed house. Ricordiamo come sempre le regole della rubrica: nessuna classifica, ordine sparso nella scelta dei cinque artisti proposti e tanti sottogeneri musicali, cento per cento italiani, a questi collegati. Ricominciamo con:

Tale Of Us

Carmine Conte e Matteo Milleri sono un fondamento della musica elettronica tutta, italiana e non. Partenza dalla dichiarazione forte, certo, ma con il nome d’arte di Tale Of Us, dato alla luce a Milano nel 2009, tutte le conoscenze artistiche del giovane Conte, nato e proveniente dal Nord America, fondendosi con la diligenza musicale di Milleri, riuscirono a donare, da quel momento in poi, una definizione speciale alla techno, alla house o tech house italiana di ascolto abituale. I Tale Of Us, notoriamente protagonisti dei più affermati club e ritrovi del continente per questi generi, sono una garanzia di qualità artistica consolidata per tutta la musica italiana. Conte e Milleri sono capaci di scavalcare infatti con estrema disinvoltura qualsiasi canonico schema stilistico convenzionale sino a sbarcare nella definizione di un nuovo genere che va dall’elettro all’ambient e che appare come disceso direttamente dalla musica neoclassica e acustica. Digitalizzando queste sorgenti di stile il risultato riproposto nella discografia dei Tale Of Us è un connubio irripetibile tra il beat fascinoso e la ritmica space con un risultato di difficile portata per il resto dei loro colleghi: ascoltare per credere.

Luca Agnelli

In terra toscana, come già raccontato alcune uscite fa in “Magazzino Tecnologico Italiano”, la musica techno è spesso sinonimo di attributi e professionismo nel campionamento. Erano già passati vari anni dalle sue prime produzioni quando un certo Luca Agnelli fondò, nel 2010, l’etichetta Etruria Beat (in combutta con Marco Faraone). Luca Agnelli, aretino, nella sua produzione prettamente techno cha va dal 1992 ad oggi, ha saputo ricreare attorno a sé uno stile full beat a trecentosessanta gradi. Conosciuto già nel mondo radiofonico tramite il programma “La Noche Escabrosa” di Radio Deejay, nel 2007, si può ad esempio ricordare come l’uscita “Booster” divenne sinonimo del modo in cui la musica techno potesse riconciliarsi alle tastiere digitali vaganti un decennio prima nel big beat. Esercizi di stile collegabili solo ad artisti con tanta capacità e voglia di sperimentare. Seguirono poi, a lungo andare, produzioni anche un po’ più affacciate alla progressive house e l’elettro sempre nel segno, però, di un tom particolarmente predominante. Con il successivo approdo alla Drumcode, anche per lui come per altri artisti italiani del genere che ne passano alla corte, giunse la consacrazione anche d’oltralpe. La sua techno riuscì allora ad evolversi ancora una volta per divenire più compatta e solida corteggiando i generi hard e ipnotici tedeschi (“Hyperycum”, “Phoenix”). Troppo poco lo spazio per raccontare la biografia artistica di Agnelli. Arrivando ad oggi, è semplice chiudere dicendo che stiamo parlando di uno di quei produttori da cartello per le locandine di eventi o festival di tutta Europa.

Giovanni Santoro

Techno, industrial techno, velocità nel beat fino a 135 bpm, giovane età e tanto potenziale ancora da esprimere. Giovanni Santoro, da Messina, resident in alcuni club della città da qualche anno, ha già le carte in regola per essere presentato all’interno di “Magazzino Tecnologico Italiano”. Di notevole caratura stilistica sono infatti le sue produzioni come gli ep “Space Travel” del 2011 e “Sleep Paralysis” dello scorso anno. Nel primo, atmosfere buie e cassa lunga e ben scandita portarono senza indugi ad un giudizio quanto mai positivo verso un produttore ancora così giovane oltre che al debutto. Nel secondo, passati già sei anni dalle prime uscite, si nota come, anche per lui, e come più volte accade a molti produttori techno italiani, l’influenza degli stili teutonici e più nordeuropei risulti sempre più dilatata all’interno delle sue registrazioni. Dal nostro canto, intanto, consigliamo ed auspichiamo che il suo giro di live abbia la possibilità nel breve periodo di ampliarsi sempre di più in importanza e geografia.

Flavio Folco

Potrebbe sembrare la solita esagerazione, oppure quella poca modestia che porta all’autocelebrazione, ma quando Flavio Folco scrive in certe sue biografie che girano on line di essere capace di “miscelare hip-hop, electro, breakbeat techno, futuristic soul e musica funk” oltre che “essere un devoto ai margini dello stile post-acid house”, "Magazzino Tecnologico Italiano" vi assicura che questa dichiarazione è senza dubbio vicinissima alla realtà. Realtà, appunto, che vede un salernitano di classe 1982 come uno dei padri nobili della scena campana per i generi che raccontiamo in questa rubrica. Da più di dieci anni, infatti, Folco è uno dei resident di esperienza della zona (e non solo) sapendo attirarsi al seguito una cerchia variegata di estimatori tra colleghi e fan che lo trascinano ad essere uno dei produttori campani più radicati al suo territorio. Curiosità correlate: Fabio Folco è un estimatore della cucina partenopea. Sottolineiamo per questo l’ascolto degli EP “Polpo”, “Spigola” e “Cernia” e ricordiamo che Folco è il fondatore dell’etichetta Freshfoodmus: dalla lounge alla techno per un’esperienza musicale da tre stelle Michelin.

Vincenzo D'Amico

Per chi volesse infine cimentarsi nella più completa devozione del genere tech house italiano dovrà per forza di cose passare tra le mani, anzi tra i mixer, di Vincenzo D’Amico, classe 1986. Nascendo nell’entroterra beneventano, le sue produzioni tutte funky e digitalizzazione prendono forma per ricreare un groove trasparente, trascinante, ritmato e sempre pressante dove s’intuisce quanto la scuola house e distaccamenti stilistici vari siano a pieno assimilati dal 31enne. Il consiglio è di non provare a cercare qualsivoglia difetto nelle produzioni di D’Amico: per chi effettivamente si fosse infatti risoluto nell’intraprendere l’ascolto della sua discografia, sarà poi difficile, statisticamente parlando, distaccarsene. A conferma di questo ragionamento sullo stile musicale di D’Amico vi sono le cinquanta etichette discografiche che negli ultimi sette anni almeno hanno accompagnato le uscite del campano sino ad oggi.

Conclusa la quarta uscita di “Magazzino Tecnologico Italiano” non resta che prepararsi alla prossima, tra due mesi come tradizione vuole. I nomi da tenere già d’occhio per l’occasione saranno questa volta due: Marco De Gregorio & Tommy Paone, forse meglio conosciuti come Neverdogs.

 

Tag: elettronica techno house Magazzino Tecnologico Italiano

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