Martin Navello ha attraversato l’oceano per trovare la sua voce

Il musicista argentino ci racconta "Il Cantautore della Collina", un disco nato tra il busking, le colline romagnole e il desiderio di unire due mondi.

C’è chi costruisce una carriera seguendo una strada che sembra già tracciata e chi, a un certo punto, sceglie di ascoltare una voce più forte. Per Martin Navello - da leggere "con l'accento sulla 'i', mi raccomando" - quella voce è stata la musica. Quando ormai aveva una professione stabile nella natia Argentina, con un ruolo importante nel settore delle risorse umane e una vita scandita "da bilanci e scadenze tra le torri di cemento di Buenos Aires", ha deciso di lasciarsi tutto alle spalle.

"Avevo trovato la mia missione - ci racconta - che di certo non era dentro i quattro muri di un ufficio". Così, senza voltarsi indietro, ha attraversato l’Oceano Atlantico insieme alla donna che sarebbe diventata sua moglie- "una fisarmonicista italiana e di San Marino che, venuta in Argentina a trovare i suoi parenti migranti, ci è rimasta per quasi 10 anni" - inseguendo un sogno fatto di canzoni, strade e libertà. 

Il piano era semplice quanto anticonformista: vivere in camper insieme ai loro tre cani, attraversare l’Italia e mantenersi suonando per strada. "Grazie ai contributi spontanei dei passanti - ricorda Navello - mi facevo i miei primi 'stipendi' suonando". Una scelta che il Covid ha inevitabilmente interrotto, aprendo però un nuovo capitolo della sua vita: quello delle colline romagnole di Saludecio, il luogo in cui la sua identità artistica ha trovato finalmente una forma compiuta.

Questo percorso da autodidatta, iniziato nella natia Buenos Aires, ha come punto di partenza le sei corde del suo primo grande amore: la chitarra. Lo strumento che gli cambia la vita e lo porta prima a suonare in patria con la band Camena, poi a fondare un centro sociale, culturale e artistico diventato un punto di riferimento della scena indipendente della capitale argentina.

Eppure il vero punto di svolta arriva proprio durante gli anni di busking tra le strade italiane, in cui "la gente mi ha fatto capire una cosa trascendentale: lo strumento che più connette le persone non è la chitarra, ma la voce". Da quel momento studia canto, cambia prospettiva e trova finalmente il modo di dare forma a tutto ciò che aveva accumulato nel corso di questa sua sacrosanta gavetta. "Dentro di me stavano crescendo delle canzoni - sottolinea Navello - che hanno trovato la via d’uscita quando ho trovato la pace vivendo tra queste colline. Qui mi si è aperto un chakra e i brani sono cominciati a uscire come se fossero sempre esistiti".

Martin Navello ammira le sue amate colline romagnole sorseggiando un mate
Martin Navello ammira le sue amate colline romagnole sorseggiando un mate

La sua scrittura nasce infatti dall’incontro tra mondi diversi. Da una parte il patrimonio della canzone d’autore italiana, scoperta anche grazie alla moglie, dall’altra il bagaglio culturale argentino e sudamericano che si porta dentro fin dalla nascita. Un equilibrio che si riflette anche nella definizione che dà della sua musica, sposando il concetto di crossover. Per Navello - a cui comunque piace definirsi un cantautore - questo termine non indica un genere, bensì un approccio: seguire la canzone, senza regole, lasciando che sia la storia a dettare la direzione.

Il risultato è un impasto sonoro e lirico bilingue, che alterna italiano e spagnolo all’interno dello stesso brano, intrecciando tecniche narrative della tradizione cantautorale italiana con tango, folklore argentino, rock, reggae, cumbia e suggestioni world music. "Cerco di creare un ponte con la mia musica - ci spiega - di unire la mia terra di nascita con quella di adozione". 

Un’identità costruita anche grazie a una squadra di collaboratori che condivide la stessa visione. In studio il produttore e arrangiatore Luca Partisani, mentre attorno al progetto gravitano fotografi, videomaker e artisti visivi. Dal vivo, invece, prende forma la band "Martin Navello y Los Locos", che trasforma le sue canzoni in un’esperienza ancora più corale e dinamica.

Il punto d’approdo di questo percorso è Il Cantautore della Collina, il suo nuovo album in studio, pubblicato lo scorso 1° luglio. Un disco che si erge a vero e proprio "manifesto di una profonda metamorfosi artistica e personale - ci spiega - che segna la mia transizione dai numeri e dalla routine di un ufficio alla libertà ispirata dai silenzi delle colline romagnole".

Nelle dieci tracce di questo LP le vicende autobiografiche diventano il punto di partenza per riflettere su temi universali come identità, speranza, giustizia sociale ed empatia, sempre attraverso quel bilinguismo divenuto ormai il marchio di fabbrica del progetto. Anche il formato di pubblicazione guarda nella stessa direzione, con un supporto fisico da collezione dotato di tecnologia NFC, il "Digital Vinyl", pensato per restituire il fascino dell’oggetto senza rinunciare alla praticità dell’ascolto digitale.

Ma più che i dischi, Navello crede in primis nella potenzialità del palco come modo per diffondere la propria musica nella maniera più fedele e autentica possibile. "Il live per me è tutto - sottolinea - e non so se scriverei canzoni se non potessi suonarle dal vivo". Una dichiarazione che racconta bene un artista cresciuto tra concerti, festival e jam session e che continua a considerare l’esibizione dal vivo il cuore pulsante del proprio percorso.

Nei suoi concerti, alterna infatti musica e narrazione, costruendo uno spettacolo che accompagna il "pubblico che si emoziona fino alle lacrime, si arrabbia con il sistema e le ingiustizie, per finire ballando". Perché, anche quando "el mundo es una mierda - aggiunge con un sorriso - ma finiamo vibrando alto".

Oltre al tour estivo, durante il quale porterà il nuovo disco lungo le strade di mezza Italia, lasciandolo vivere nell’incontro con le persone, lo sguardo di questo musicista argentino-romagnolo guarda già al futuro. "Ho già scritto le canzoni per i prossimi due progetti - ci rivela - che arrangeremo con la band in sala prova dopo i concerti. Sono molto entusiasmato dell'avvenire e tiro avanti pensando positivo e ringraziando all'universo i piccoli passi in avanti che piano piano sento di fare".

Del resto, il successo, per Navello, non coincide con classifiche o numeri, ma con "la capacità di far succedere qualcosa di bello". E a giudicare dal percorso che lo ha portato da Buenos Aires alle colline della Romagna, sembra difficile trovare una definizione più coerente.

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L'articolo Martin Navello ha attraversato l’oceano per trovare la sua voce di Luca Barenghi è apparso su Rockit.it il 2026-07-17 12:15:00

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