Da Nord a Sud: la rabbia di Speranza e Massimo Pericolo

Foto copertina di Giulia Bersani - Foto copertina di Giulia Bersani -
12/04/2019 18:00 di

Facili all’ira sopra la terra siamo noi di stirpe umana.(Omero) 

Difficilmente ci sentiamo in colpa quando siamo convinti di aver subito un torto, un gesto non meritato, un rifiuto, una reazione d’istinto ingiustificata. La rabbia è naturale, fa parte di ognuno di noi e probabilmente a quest’ora saremmo tutti pazzi se per almeno una volta non avessimo sfogato una nostra frustrazione, magari urlando, spaccando un oggetto o tirando un pugno al muro. Massimo Pericolo e Speranza lo fanno, e usano il rap.

A cosa ci serve la rabbia? Quanto può essere considerata una reazione sana all’interno del nostro ventaglio di emozioni? La risposta che silentemente diamo ad ognuno di noi ogni qualvolta ci arrabbiamo per qualcosa che ci ha colpito nel profondo, è la giustificazione immediata di tale sentimento

"Ricambio ca stessa moneta, t' rong o riest' in banconote, mannatm e bas, sto senz, duimil e diciott carat, spes' a man armat, è vnut u tiemp e ricompens, cont' e cumpagn 'ngopp a na man monc, biv champagne ma o fum o canapon, brind e po brill che buon e i malament, sul Speranz è l'artist che m' sent!"

Viviamo un tempo strano, denso di fermento sociale, di gente arrabbiata, di vicende irrisolte tra Stato e popolo, un periodo di cambiamenti caotici dove spesso gli estremismi prendono il sopravvento, dove scopriamo che Stefano Cucchi è morto per mano di chi doveva tutelarlo, c'è qualcosa che non ci sta portando nella giusta direzione. Ultimamente la società che ci circonda ha sempre più condizionato anche il modo di fare musica ed esprimersi con un determinato tipo di linguaggio, non a caso ha preso vita proprio in questi anni un genere come la trap che ha sempre più presa, sopratutto tra le nuove generazioni. 

Quello che musicalmente portano Speranza e Massimo Pericolo ha tutti i presupposti per dare vita ad una nuova era del rap, cruda, violenta, dalla provincia ma soprattutto reale, senza fronzoli

Speranza, nato in Francia ed emigrato in Campania a Caserta, ha spezzato ogni linea di confine portando l’attenzione sulla realtà casertana come nessuno prima d’ora era riuscito a fare; Massimo Pericolo da Brebbia, Varese, un passato che include anche la galera, le barre come forma di espressione da sempre, che diventano oggi un disco che si chiama Scialla Semper; raccontare la propria storia attraverso testi che non devono scandalizzare né tantomeno indignare, vanno piuttosto ascoltati nel dettaglio, per aprire gli occhi su cose che a volte sembrano tanto lontane da noi, ma che in fondo non lo sono per niente. La rabbia, l’ira come quella omerica, sintomo di passione intesa come un sentimento amplificato e improvviso che però non sempre nuoce, ma innalza ad eroe che porta a grandi opere di riscatto dopo una sconfitta che ha bruciato nel profondo.  

"Ne ho combinate un paio, e ho fatto l’operaio, coi soldi su un solaio, mai stato in un solarium, coi giudici non parlo, e ho preso più di un anno, l’onore nel mio caso vale più del mio guadagno"

Il rap diventa il veicolo con cui si sprigiona l'ira che trova la sua foce e si libera, non è un grido di aiuto ma una testimonianza concreta di un tempo che stiamo vivendo, del marcio che non sempre viene a galla, di ragazzi che non si piegano bensì si arrabbiano. E fanno pure bene

“Cia facimm a galer, a rind o a for è o stess, mutanda uomo, caz ttiene no stress, trasim nda galera ca tuta ra Legea, Ra Zeus o ra Givova”

Tra Brebbia e Caserta ci passano 800 km, sulla cartina geografica sembrano lontani anni luce, ma non li abbiamo mai visti e sentiti così vicini, da Nord a Sud senza differenze; non c’è tempo per la politica, per i perbenisti, per le guardie e per i ladri. La rabbia è la stessa, forte e tagliente che accomuna due storie diverse, provenienti da due ambienti opposti ma tremendamente simili nel messaggio finale, nel riscatto sociale, nella voglia di gridare e non conformarsi ai luoghi comuni. 

“Scendo giù dal mio amico che aspetta, sotto le piscine di Brebbia, per la broda facciamo colletta, e andiamo via da ‘sto posto di merda, qui la vita alla lunga fa schifo, passa dal Tigros a prendere il bere, che almeno beviamo da schifo, la vita è più bella ed è pure più breve” 

Massimo Pericolo e Speranza si meritano tutto quello che verrà, perché per scuotere le masse a volte ci vogliono parole forti, che permangano nel tempo; se ne fottono anche dell’estetica, dell’involucro ben impacchettato, non gli interessa e questo non è altro che un valore aggiunto, il contenuto diventa il punto focale.

Massimo Pericolo e Speranza saranno al MI AMI il 24 maggio, vicini nella musica come nella vita e noi non vediamo l’ora. 

“Io sono nato e non l’ho chiesto”

 

 

 

 

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