Medimex 2015, il report del team Rockit Juniores

10/11/2015 15:46 di Grazia Ciani

Quando si parla del Medimex con qualcuno sono solo due le reazioni possibili: alla prima segue un momento interminabile di spiegazioni sul chi, come, cosa e perché (e generalmente anche un minicorso sull’esatta pronuncia della parola); alla seconda cenni di assenso e compiacimento.
Nel mio caso, quando parlo del Medimex può capitare che mi lasci andare ad una serie infinita di aneddoti e ricordi accompagnati da un tono di voce di qualche decibel sopra la media, giusto per non farsi mancare nulla e chiarire ulteriormente la mia posizione a riguardo. Per farla breve a me il Medimex piace, è sempre piaciuto e continuerà a piacere.

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Senza scendere troppo nel merito della questione sappiate che questa edizione, la quinta, è stata quella cruciale sotto vari punti di vista. Indubbiamente il minimo comune denominatore è stata un’idea di innovazione che si è espressa a 360°, ma l’attenzione verso questa innovazione si è spinta fino a toccare il carattere dinamico ed emozionale della musica intesa come esperienza. D’altronde era chiaro fin dall’apparizione nel programma di nomi come quello di Brian Eno, Einaudi, David Lang ed Erri De Luca. Non più solo innovazione in senso stretto, ma una riscoperta e valorizzazione della più pura identità artistica.

È questa l’aria che si è respirata per tre giorni all’interno del padiglione: per tre giorni si è passati da i Deproducer che ci hanno parlato del mestiere della Musica tra le stelle, ad un Vinicio Capossela che ha raccontato l’anima musicale del suo libro, ad un’instancabile Carmen Consoli che ha parlato di origini e radici… così, solo per citare un paio di personaggi a caso.

Ma la vera bellezza del Medimex sono le persone che si aggirano tra gli stand. Anche qui ci sono quelle due categorie: c’è chi si guarda attorno tra il confuso e l’incuriosito, guarda i disegni di Crepax e le mostre fotografiche, passa tra i vinili, si sofferma ad ascoltare i racconti che animano i diversi palchi ma soprattutto si stupisce di quanto ampio e sfaccettato sia l'universo della musica in Italia. E poi ci sono gli habitué, che siano musicisti o promotori non importa. Loro li riconosci perché salutano e chiacchierano, scherzano e si sentono tra amici, si sentono a casa. Loro sono a casa e poi fanno sentire così anche gli altri.

È questa la cosa bella che non si può spiegare di una tre giorni dedicata alla musica. È che alla fine la musica te la sei portata dentro perché l’hai conosciuta e te l’hanno raccontata, l’hai vista, l’hai provata, l’hai ballata e cantata, hai capito che è dura ma che c’è chi ci crede, hai capito che è bellissimo e l’hai vissuta.
Che altro aggiungere? Ci vediamo l’anno prossimo! 

Tag: medimex

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