Megaupload, l'indagine sta diventando un farsa

30/05/2012

Che qualcosa non stesse quadrando nell'ambito delle indagini e della chiusura di Megaupload era ormai abbastanza chiaro. Con il passare delle settimane, però, l'intera faccenda sta assumendo i contorni della farsa ed emergono in misura sempre maggiore le mancanze e gli errori attribuiti a FBI e Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.

Tanto per cominciare, a distanza di cinque mesi dalla chiusura di Megaupload, la difesa non ha ancora potuto leggere le carte che, secondo l'accusa, incastrano Kim Dotcom e soci. Fino a oggi, visto che un giudice neozelandese ha deciso che gli indagati hanno diritto ad avere accesso a tutta la documentazione. Buona parte dello scontro, infatti, finora è avvenuto sul tema dell'estradizione, visto che Kim Dotcom e i suoi colleghi sono stati arrestati in Nuova Zelanda, dove risiedono, su richiesta del governo degli Stati Uniti, che ora sta cercando di farsi consegnare gli indagati per processarli sul proprio suolo. La decisione del giudice segna un punto a favore degli accusati.

Un altro problema è legato all'impianto stesso dell'accusa. Le accuse più gravi, quelle di riciclaggio di denaro sporco e associazione a delinquere, dipendono infatti da quella di violazione volontaria del copyright, mentre Kim Dotcom e soci sostengono di non aver mai violato in modo premeditato il diritto d'autore. Semplicemente, mettevano a disposizione dello spazio e si rendevano disponibili alla cancellazione di elementi illegali su richiesta.

È evidente che la faccenda non è così divisa tra bianco e nero, ma sta di fatto che, in caso gli inquirenti non riescano a dimostrare la premeditazione nella violazione del copyright, l'intero impianto accusatorio rischierebbe di crollare. E a quel punto saremmo veramente alla farsa.

Tag: pirateria megavideo

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