Mogol contro tutti, si salva solo Morandi

Contro Amici, X Factor, i discografici. Non esisterà mai più una nuova leva di talenti.
07/08/2012

Mogol contro Amici e X Factor, ma pro Morandi. Giulio Rapetti, conosciuto dal grande pubblico come Mogol, ha rilasciato una lunga dichiarazione-sfogo. C'è di tutto: la cultura alta e quella bassa, Eduardo De Filippo, Dario Fo, Mozart fino alla scarsa attenzione dei politici verso la cultura popolare, i discografici che impongono le canzoni alle radio, per finire con la qualità che va a farsi benedire in cambio del profitto immediato. La cosa triste è che lo spunto di questa discussione nasca da un elogio verso Morandi (anni 68) eccone alcuni estratti: "E' un fenomeno, come qualcun altro della sua generazione ma come difficilmente potrà diventarlo una giovane leva. Morandi, come Celentano o come Battisti o Ranieri e, sul fronte opposto, come Mina o Milva o la Vanoni, erano frutto di una fortissima selezione da parte del pubblico e dei critici; quelli di oggi sono frutto solo di una promozione particolare che deriva dagli show tv, da 'Amici' a 'X Factor' e che li porta direttamente a vincere il Festival di Sanremo alla loro prima apparizione. Hanno più il look giusto che la preparazione adatta”.

“Non si agisce più sulla qualità, sul concetto della bravura e della completezza d'artista. Oramai il metro è quello del probabile profitto immediato: va avanti chi si pensa possa subito garantire un ritorno in termini di successo finanziario: dov'è la passione, dov'è il rischio professionale e artistico? Non c'è: anche i dj sono impiegati costretti a passare quello che i discografici impongono. E allora si hanno personaggi che reggono sei mesi, un anno o due al massimo e poi magari scompaiono e avanti il prossimo".

“Tutto viene deciso nella cabina di regia di due, tre gruppi di settore, completamente staccato dal pubblico e persino dalla critica, quella oggettiva. E' una situazione insovvertibile: purtroppo, nessuna autorità politica dà la giusta rilevanza alla cultura popolare di qualità; nessun governo ha capito la sua importanza".

“La cultura vera, anche quelle ritenuta 'alta', con la C maiuscola, è sempre stata anche popolare: da Dante che anziché in latino scrive in volgare, a Shakespeare che andava in giro con il teatro ambulante, di piazza e lo stesso vale per il girovago Moliere; da Goldoni e Pirandello che scrissero in dialetto veneto e siciliano le loro commedie e, ai giorni più vicini a noi, al napoletano di Eduardo De Filippo e al grammelot di Dario Fo; allo stesso Mozart che si esibiva nelle feste popolari e private".


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