Quando Moira Orfei cantava "Noi zingari"

Moira OrfeiMoira Orfei
16/11/2015 12:54 di

Anche se su internet non è stata tributata a causa dei tragici fatti di Parigi che occupavano (giustamente) le prime pagine dei giornali e delle nostre bacheche Facebook, non è di certo passata inosservata la dipartita avvenuta ieri della Signora degli Elefanti Moira Orfei, personaggio poliedrico ma non multiforme (anzi, monoforma: fianchi larghi-vita stretta-cofana leggendaria). Molto prima che Realtime sdoganasse lo stile di vita gipsy nei programmi americani tipo "Il mio grosso grasso matrimonio gipsy" Moira aveva mostrato alla RAI lo sfarzo dell'interno della sua roulotte, roba da far impallidire le ville delle rockstar. Fenomenali poteri cosmici in un minuscolo spazio vitale.



Oltre ad essere addestratrice di elefanti e artista circense completa (anche trapezista, acrobata, cavallerizza e tanto altro), Orfei ha girato più di 30 film tra il '60 - anno di fondazione anche del suo circo - e il 2003, quando per l'ultima volta è apparsa sul grande schermo in "Natale in India". Non solo cinepanettoni però: tra i film ai quali ha partecipato anche "Straziami, ma di baci saziami" di Dino Risi, "Casanova '70" di Monicelli e "Signore & Signori" di Pietro Germi, oltre che ad altre interpretazioni al fianco di Mastroianni, Gassman, Totò e molti altri.
A quanto pare, fu proprio un produttore cinematografico, Dino De Laurentiis, a suggerirle di ribattezzarsi Moira (il suo nome è Miranda, ma tutti sin da piccola la chiamavano "Mora" per il suo aspetto mediorientale) e di adottare il suo look fatto di trucco pesante, pellicce e colori sgargianti, che le sono valse anche il premio "Personaggio gay dell'anno" durante il Friendly Versilia 2004.

(Moira Orfei, Federico Fellini, e una scimmia)

Nonostante fosse a tutti gli effetti italiana (nata a Codroipo, provincia di Udine, da famiglia con solo lontane origini sinti), in moltissimi film la voce della Orfei è stata doppiata. Eppure Moira Orfei una voce ce l'aveva eccome, tanto che nel 1974 incise anche un 45 giri dal titolo "Noi zingari", un brano dall'arrangiamento fortemente italiano, basso di derivazione prog, gli archi in stile orchestra di Sanremo, la solida struttura strofa/ritornello con tanto di bridge di lancio e una serie di cliché della musica tradizionale di origine balcanica (soprattutto nel finale).
Roba da sparare a tutto volume su Piazza Maggiore occupata dalle bandiere della Serenissima per ricordare che "io non conosco il nome della vera terra mia / ma è importante invece rimanere insieme a voi / con voi / li sento in me / ma in noi che cosa c'è? / Ci sono tante strade, cieli senza confini / ma il nostro amore vero dura una vita intera, basta una chitarra e tra di noi si balla / il resto non importa [...] al nostro fianco avremo l'umanità".

 

Tag: necrologio

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