È morto il violinista che ad Auschwitz si salvò grazie al suo talento

18/07/2017 11:54 di

Haim Lipsky aveva 95 anni e una storia incredibile alle spalle quando è venuto a mancare, una decina di giorni fa. La vita affrontata dal violinista polacco è così straordinaria da essere finita anche a teatro, in uno spettacolo dal nome "Haïm - in the light of a violin". Come è normale che sia e come spesso accade, Haim non è mai stato molto propenso a raccontare quello che ha passato durante la guerra, ha sempre preferito ricordare i tempi antecedenti, quando ancora era un uomo povero ma libero di Łódź, cittadina della Polonia centrale.

L'uomo nasce ultimo di una famiglia molto numerosa e sviluppa da subito una passione per la musica classica: un mandolino e un violino sono i fedeli compagni di ogni giorno, due strumenti che portano il giovane Haim a sognare una vita da musicista. Non aveva fatto i conti con la crudeltà della storia però, non poteva ovviamente sapere che la musica sarebbe stata sì fondamentale nel suo immediato futuro, ma non nella maniera in cui aveva immaginato.

Anche se più tardi rispetto alle altre città, a Łódź viene instaurato un ghetto dentro il quale viene relegata la famiglia di Lipsky, assieme a tutta la popolazione ebraica. Di lì a poco l'uomo viene mandato in uno dei più terribili campi di concentramento della storia: Auschwitz-Birkenau, dove proprio la passione per la musica e per il violino si rivelano gli elementi di sopravvivenza. Entrare a far parte dell'orchestra del campo e dover suonare per il piacere dei nazisti è l'unica maniera per andare avanti di fronte ad una sorte segnata: la musica ha salvato la vita di Haim Lipsky.

Haim Lipsky con l'attrice e il regista dello spettacolo a lui ispirato

Proprio all'interno del campo, Haim conosce quella che sarà la sua compagna per il resto della vita: assieme a Dorka, una volta terminata la guerra, si trasferisce in Israele e si costruisce una vita nuova. Studia per diventare ingegnere e concepisce due figli ai quali tramanda fin da subito l'amore per la musica, Arie e Shifra infatti suoneranno assieme al padre nell'orchestra locale fino a pochi mesi prima della sua morte.

Haim Lipsky decide di non ritornare più in Polonia se non per un'occasione speciale nel 2007, quando si tiene un concerto in in memoria dei 190.000 abitanti del Ghetto di Łódź, morti durante la guerra. Haim ha suonato il violino diretto proprio dal figlio Arie: direttore dell'Orchersta sinfonica Di Ann Arbor. La figlia Shifra ha dedicato anch'essa la vita alla musica: oltre a suonare, pratica la musicoterapia.

Quella di Haim è una storia a lieto fine che pone l'accento sull'orrore di quel periodo storico, l'istinto di sopravvivenza che si mescola con la passione per la musica ha dell'incredibile e questa storia sarà senza dubbio tramandata alle generazioni successive: il violinista salvato dal proprio talento.

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Tag: musica classica necrologio

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