Murakami aveva ragione su musica e ispirazione

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13/04/2016 13:54 di

Haruki Murakami, famoso per i suoi vendutissimi romanzi, prima di diventare scrittore ha gestito per anni un jazz club. Il Peter Cat, aperto nel 1974 a Tokyo, di giorno era una caffetteria e la sera vendeva anche alcolici. Murakami metteva i dischi jazz, preparava drink, leggeva libri e ascoltava le persone. Questa esperienza è stata fondamentale per la formazione dello scrittore: il jazz e la letteratura sono diventati infatti i pilastri della sua esistenza.

"Ritratti in jazz" ad esempio è un suo lavoro del 2013, una sorta di atlante sentimentale del jazz. Murakami lo racconta scegliendo dalla sua collezione di dischi musicisti indimenticabili, brani preziosi, performance storiche. Lo fa con un tono confidenziale, caldo, eppure pieno di informazioni e curiosità riuscendo a far «sentire» davvero al lettore il brano o il disco in questione.

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(immagine via)

Nel romanzo "La fine del mondo e il paese delle meraviglie" invece, Murakami offre una teoria su come il nostro cervello percepisca il mondo circostante e coglie di nuovo l'occasione per celebrare il suo amore per la musica, sempre con un occhio di riguardo per il jazz. Scrive: "La musica dona una luce calda alla mia visione, sciogliendo mente e muscoli dal loro infinito congelamento".

In supporto alla visione di Murakami, strettamente personale e poetica, è stato pubblicato di recente uno studio neuroscientifico della Johns Hopkins School of Medicine di Baltimore, Maryland. Gli scienziati hanno chiesto a dei pianisti jazz di improvvisare della musica che riflettesse lo stato d'animo di un'immagine, ovvero la fotografia di una donna, in alcuni casi sorridente e in altri con un'espressione triste, analizzando poi i loro comportamenti celebrali con la risonanza magnetica funzionale.

L'improvvisazione musicale è un atto creativo in tempo reale che si presta perfettamente allo studio in laboratorio poiché non si basa su idee pianificate ma su pensieri spontanei, e la creatività spontanea porta alla disattivazione della corteccia prefrontale dorsolaterale (DLPFC).

 

(Murakami nel suo jazz club. Foto via)

I risultati dello studio confermano come la disattivazione della DLPFC sia stata più frequente durante le improvvisazioni felici, in altre parole le situazioni positive agevolano la nascita di un flusso creativo. In condizioni di tristezza invece le regioni che si attivano sono i centri di ricompensa, che rafforzano i comportamenti che portano a risultati piacevoli.

"L'idea che possiamo studiare la complessità dietro la creatività di artisti e musicisti da una prospettiva neuroscientifica è audace, ma sempre più diffusa."  afferma Charles Limb, un neuroscienziato della University of California, San Francisco.

Murakami ha raccontato in passato di aver scoperto il jazz sentendo una band a Kobe quando aveva 15 anni rimanendone letteralmente sconvolto. "Nella mia testa" scriveva sul New York Times nel 2007, "avevo spesso la sensazione che qualcosa come una musica crescesse in una specie di vortice ricco e forte. Continuavo a chiedermi come trasferire questa musica nella scrittura. È così che è nato il mio stile."

Murakami ama molto l'improvvisazione libera. "Attraverso qualche canale speciale" ha detto "la storia da dentro emerge. Tutto quello che devo fare è entrare nel flusso." 

 

(via)

Tag: scienza

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