Musica notturna: altro stop dalla Cassazione

30/05/2011

Una nuova sentenza della Corte di Cassazione apre il campo ad ulteriori STOP a tutti i locali notturni e stavolta il criterio è addirittura soggettivo: rispettare il limite legale di decibel potrebbe non bastare.

Il 25 maggio, la prima sezione penale della Suprema Corte, ha infatti emesso la sentenza n° 69/11 con la quale si interpreta l’articolo 659 del codice penale relativo al disturbo della quiete dei cittadini. Secondo la Cassazione il disturbo non è imputabile solo al superamento dei limiti di decibel, ma va verificato in base a “criteri di normale sensibilità e tollerabilità in un determinato contesto socio-ambientale”.

Non basta più, quindi, rispettare i limiti sul volume della Musica, ma occorre non disturbare a prescindere. E nemmeno i controlli affidati ai tecnici dell’Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) sarebbero idonei a salvaguardare i locali da azioni legali “in quanto accertamento di carattere amministrativo trasfuso in atto pubblico, che non ha valore peritale ed e’ come tale liberamente valutabile dal giudice che può basarsi su altri elementi probatori acquisiti agli atti per ritenere i rumori non connaturati al normale esercizio dell’attività lavorativa e al normale uso dei suoi mezzi tipici e causa di disturbo della quiete, a prescidere dalla conoscenza dei decibel raggiunti”.

Sarebbe pertanto sufficiente che le emissioni sonore siano potenzialmente idonee a disturbare il riposo o le occupazioni di un numero indeterminato di persone.

In tal senso i locali che disturbano i cittadini dovranno risarcire i danni morali. E' con questo criterio che la Suprema Corte ha convalidato 5.000 euro di risarcimento per danni morali ad un nucleo familiare in provincia di Lecce, disturbato dal volume troppo alto, seppur probabilmente nei limiti, proveniente da un disco-pub.

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