La musica di oggi? Rumorosa e tutta uguale. Lo dice la scienza.

La musica è tutta uguale: la scienza all'attacco del popLa musica è tutta uguale: la scienza all'attacco del pop
31/07/2012

No, non è la frase tipica che dicevano i nonni ascoltando per caso qualche secondo della musica che usciva dalle vostre cuffie. A dire che la musica di oggi è fatta solo da volumi alti e poca fantasia è una ricerca scientifica di tutto rispetto, realizzata dal Consiglio Nazionale della Ricerca spagnolo e pubblicato dal Nature Scientific Report.

Gli scienziati hanno selezionato oltre 400mila canzoni registrate tra il 1955 e il 2010, ovvero una quantità di musica che richiederebbe 1200 giorni per essere ascoltata. A velocizzare le operazioni ci hanno pensato dei computer, che hanno analizzato tutti i brani per cogliere evoluzioni e tendenze lungo oltre cinquant'anni di musica.

Il risultato? I volumi sono cresciuti, mentre accordi e melodie si sono fossilizzati su poche soluzioni, portando a «un alto grado di convenzionalismo, nel senso di un blocco o non-evoluzione, nella creazione e produzione della musica contemporanea occidentale. [...]La musica pop non ha chiare tendenze e non mostra cambiamenti importanti per più di cinquant'anni».

Se volete approfondire e immergervi in numeri, grafici e formule, tutto lo studio completo lo trovate qui.

Tag: scienza

Commenti (7)

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  • Cesar P. 31/07/2012 ore 13:17 @cesareparmiggiani

    Certo che fare giudicare la musica da una macchina...

  • Riccardo Rosa 02/08/2012 ore 17:06 @amarodelcapo

    Questo studio, all'apparenza semplicistico e riduttivo (come quasi sempre accade quando la scienza si interessa di faccende artistiche) è però assolutamente esatto.
    "I volumi sono cresciuti" è vero, oggi si utilizzano compressori e limiter enormemente più potenti che in passato.
    "un alto grado di convenzionalismo" assolutamente vero;
    Un esempio.. Ricordate "Hunky Dory" di Bowie, disco del '71 assolutamente popolare ma con giri armonici, arrangiamenti, e testi certamente non di facile ascolto? Ecco, chiedetevi se un disco di oggi altrettanto "difficile" sarebbe acquistato da altrettanti milioni di ascoltatori…..
    Poi, che le costruzioni armoniche siano state provate e eseguite tutte, pure da molto tempo, è un dato di fatto e questo va ben oltre la musica pop..
    Che poi in nessuna recensione si parli mai dei giri armonici utilizzati per ottenere determinati "mood" musicali, è un'altra triste faccenda.. Secondo il 99% dei recensori infatti, il suono è più che altro una misteriosa "amalgama", i ritmi sono definiti come "potenti" o "martellanti", le chitarre sono "stilettate", mentre i bassi sono "penetranti" :))))))
    Quando mancano le parole per dirlo, manca la necessità di dirlo. Male. Molto male.

  • Drockin 02/08/2012 ore 18:54 @Drockin

    Vero o no, io so solo che un ragazzo/a che inizia a strimpellare la chitarra oggi tende ad imparare i primi accordi con le canzoni dei Beatles e non certo con quelle dei Radiohead, Arcade Fire ecc...

    Riguardo a Bowie, ma come lui gli stessi Beatles (seconda parte) e i Radiohead ecc... gruppi che hanno avuto milioni di ascoltatori pur proponendo musica non certo di "facile ascolto", penso che si possa spiegare con il fatto che gli stessi hanno messo in pratica quello che già il padre di Mozart suggeriva al giovane figlio Amadeus: "...di piacere agli intenditori senza offendere le orecchie dei dilettanti".

    p.s. i Beatles rimangono sempre e comunque al di sopra di tutti. Per non fraintenderci.

  • Riccardo Rosa 03/08/2012 ore 10:59 @amarodelcapo

    D'accordo.. Ma bisogna pure dire che se di quell'epoca dischi popolari e complessi come "Hunky Dory" ce ne sono arrivati una tonnellata, oggi i Radiohead sono quasi un'eccezione..
    Lo dico perché penso che le eccellenze ci sono sempre mentre è preoccupante come generalmente la qualità (e l'avvento del digitale in questo non ha poca responsabilità) si è notevolmente abbassata…

  • Drockin 03/08/2012 ore 16:43 @Drockin

    Forse proprio perché in quell'epoca c'erano più artisti che seguivano il concetto "...di piacere agli intenditori senza offendere le orecchie dei dilettanti". Oppure oggi c'è meno motivazione, per il fatto che il più è stato detto, rispetto ad un periodo dove c'era ancora tanto da dire e da scoprire. Magari è anche un fatto di minore umiltà da parte dei musicisti che porta a ritenere il proprio lavoro già ad ottimi livelli quando in realtà è roba dozzinale, tipico della musica indipendente. Bowie è entrato nella storia della musica, come tanti altri artisti di quell'epoca a cui fai riferimento. La realtà musicale di oggi invece vede miriadi di gruppi indipendenti che si credono grandi ma che in realtà, a mio giudizio, fanno soltanto una gran confusione. Tutti i grandi artisti che hanno fatto la storia della musica facevano comunque parte del mondo mainstream e non della categoria di musica indipendente.

    Molti anni fa non era un'impresa facile farsi sentire da un pubblico, e tanto meno mantenere nel tempo una certa credibilità e continuità (a livello indipendente). Oggi tutti possono avere visibilità, milioni di gruppi indipendenti che tutti insieme, pur valendo molto poco, diventano assordanti e mettono a tacere quei pochi gruppi bravi. Forse con il vecchio sistema c'era più possibilità di selezione naturale. Forse tutta questa grande visibilità, facile ed immediata, ha reso molti artisti più pigri, invece di stimolarli.

    Boooooohhhhh!

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