Novità dalla Compagnia Nuove Indie

18/07/2000

Banda Osiris - "Colonne Sonore" - CNDL 12164

Forse non ci crederete, ma in vent’anni di attività Colonne Sonore è il primo CD della Banda Osiris, un ensemble vulcanico che, fin dai suoi esordi, ha fuso in un unicum artistico musica, teatro e comicità. La sola altra loro traccia discografica in qualche modo organica risale infatti al 1988, ad un LP-MC, ormai introvabile, intitolato Volume 1,2,3,4… In tutti questi anni, tuttavia, la Banda non è stata con le mani in mano, anzi: oltre a partecipare a dischi come Stile Libero di Aeroplanitaliani, a Registrazioni moderne di Antonella Ruggero, a Doppia Dose degli Skiantos, ai due album di Tony e i Volumi, è stata protagonista di numerosi spettacoli teatrali (da “Storie della Musica” a “Le Quattro Stagioni da Vivaldi”, da “Sinfonia fantastica” al recentissimo “Roll Over Beethoven”), collaborando con Gabriele Salvatores, Maurizio Nichetti e Gabriele Vacis. Non sono mancati poi un duraturo e proficuo rapporto con il mondo radiofonico (come autori e conduttori di programmi), le partecipazioni a numerose trasmissioni televisive, la cura di regie teatrali, la realizzazione e di musiche per il cinema (quelle, pluripremiate, per Ospiti di Matteo Garrone, e quelle per Estate romana, il nuovo film di Garrone, di imminente uscita), e persino due libri: T’amo pi’oboe e L’opera da tre sol.

Colonne sonore vuole essere una summa, una testimonianza digitale, indelebile e fedele, dell’eclettismo, divertente e divertito, e della frenetiche attività della Banda: i quattro “professori” (Berti, Carlone, Carlone jr., Macrì), fra voci, magnetofoni, trombe, tromboni, sax, tamburi, tamburini, tamburelli, mazzi di chiavi, hammond e wurlitzer stagionati, sintetizzatori, pianoforti, percussioni, tablas, grancasse, trasformatori, collegamenti quasi midi, clacson, schianti automobilistici e crolli di armadi con suppellettili – e coadiuvati anche dal quaretto d’archi Humoresque, tutto al femminile –, propongono una doppia versione di “Caterpillar” (sigla dell’omonimo programma di culto di RadioRai), un’ironica parentesi indiana che strizza l’occhio al successo del bhangra (“Bhangraosiris”), la fulminante “Sono solo e sto guidando”, una cover, buffa e trascinante, di “Mister Mandarino” dei Matia Bazar, con Antonella Ruggiero alla voce, nonché diversi estratti dalle colonne sonore di “Ospiti” e di “Estate romana”, caratterizzati da una vena se possibile ancora più bandistica, popolare e (perché no?) etnica, poetici e suggestivi, sospesi fra pensosità e leggerezza, fra i quali “Rossella” vede anche la partecipazione della splendida voce di Lucilla Galeazzi.

FLK "Sun" - LDL 12171

Tre anni dopo Re Nôir i friulani FLK tornano con un nuovo lavoro, intitolato Sun (“sogno”, “sonno” in friulano, ma anche “sole”, per chi eventualmente preferisse l’inglese) e dedicato ai loro conterranei e «alla gente che ha dovuto andare», come recitano le note di copertina: un viaggio in musica, che è – come spesso accade – un obbligo verso un desiderio e fa scoprire somiglianze, parentele e gemellaggi, insospettabili e benedetti, fra luoghi lontani solo in apparenza: Ronchis e Buenos Aires, Udine e Sao Paulo, Lignano e Vitoria…
La cifra stilistica di questo album – “pop” nel senso più alto del termine, sia per la modernità delle scelte timbriche, sia per la grande presa delle melodie – va individuata, oltre che nella ormai consolidata scelta “etica-etnica” della lingua friulana (che si rivela strumento espressivo estremamente duttile e musicale), nell’attenzione mai banale per i temi dell’attualità socio-politica, nella sapiente alternanza fra ballate mid-time (ad esempio, la poetica e delicata title track) ed episodi più mossi e percussivi e nel riuscito dosaggio elettro-acustico come supporto alla voce straordinaria di Cristina Mauro. Il viaggio e le sue figure – dicevamo – sono al centro del discorso. Ecco perché il disco si apre con una ballata che racconta un luogo magico e un’emigrazione felice, senza ritorni e nostalgie (“Praia de Meaipe”), e prosegue con il pop-rock di “Radio Tarouk”, inno all’ibridazione multilinguistica ispirato da una radio di Buenos Aires dove si parla un curioso friulan/casigliano e dominato dalla fisa di Alessandro Montello; in “S’vints” – tutta percussioni e voci – la lingua si fa addirittura fantastico gramelot della ritualità “trasversale” di chi ha bisogno di radici mobili; nel quasi-funk di “Scras” e in “Sieth”, ballata corale impreziosita dagli archi, si tesse l’elogio delle “terre di mezzo”, di quegli incerti luoghi di confine in cui tutto – anche la libertà – sembra essere ancora possibile. C’è poi una vera e propria galleria di personaggi: dalla simbolica “figura gigante” di Primo Carnera, nomade debole al servizio della retorica, a Sambe, venditore di orologi e di collane sulla spiaggia con la pelle troppo scura ed il cuore come un tamburo, dallo stereotipo del militare (“Ehi Garcia!” – vi ricordate Zorro?) ad Emma, “matta” per forza, innamorata di un quadro di Chagall, di una musica che non si sente, della libertà. Infine, a chiudere il sogno soleggiato di questo disco, la dolcezza risoluta di una ninna nanna che, oltre frontiera, combatte con coraggio e speranza la violenza e le ingiustizie della guerra.

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