Nuova legge editoria: l'Italia come la Cina

08/04/2001

Vi informiamo che il parlamento italiano, con una legge che nel mondo trova riscontro soltanto in Cina e in altri paesi illiberali, ha approvato in data 5 Aprile (proprio alla fine della legislatura) che tutti i siti informativi (ovvero una grandissima parte) debbano ottenere una serie di registrazioni ufficiali, tra cui la nomina di un direttore responsabile iscritto all'albo dei giornalisti, se vogliono continuare a "trasmettere" e non essere oscurati.

Il 5 Aprile il parlamento italiano ha di fatto abolito nel nostro paese quella liberta' di espressione che il media Internet aveva finalmente reso possibile. Tutte le potenzialita' di diffusione di informazione che il Web mette a disposizione adesso non possono essere piu' utilizzate dai cittadini italiani. Non sarebbe piu' possibile per esempio ad un gruppo di ragazzi mettere su un organo di informazione no-profit, senza dover prima pagare una TASSA allo stato e trovare una persona iscritta all'albo dei giornalisti, che si assuma la responsabilita' giuridica dei contenuti. Lo stato italiano adesso vieterebbe la nascita di tutte quelle testate informative che, come ROCKIT, sono potute sorgere solo grazie a Internet.

Tutto questo, oltre a non trovare riscontro nel mondo occidentale, va anche in conflitto con l'articolo 19 della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo:
"Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere."

Se vi sta a cuore la liberta' e la molteciplita' di informazione nel nostro paese, vi posso suggerire di compilare la petizione on-line organizzata dal sito Punto Informatico:
punto-informatico.it/petizione.asp

sixth@rockit.it

Tag: editoria

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