Obbligo di rettifica, un nuovo pericolo per i blog

27/09/2011

Se oggi avete aperto l'home page di Repubblica, avrete visto ricomparire le foto dei lettori con il post-it sulla bocca. L'ennesima raccolta di immagini di protesta è dovuta al ritorno in aula della cosiddetta legge bavaglio, o ammazzablog o anti-blog.

Il centro del provvedimento è il diritto alla rettifica, che tutela da possibili diffamazioni e dichiarazioni lesive e che si applica a tutti i campi dell'informazione, compresa quella online.

In particolare, per quello che riguarda Internet, il disegno di legge recita:
«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto
ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilita` della notizia cui si riferiscono.»; b) al quarto comma, dopo le parole: «devono essere pubblicate» sono inserite le seguenti: «, senza commento,»

Ovvero: se un qualunque sito, sia esso il Corriere o il blog di un ragazzino delle medie, pubblica un contenuto ritenuto lesivo della dignità o della reputazione di un soggetto, quel soggetto ha diritto a chiedere una rettifica e questa deve essere pubblicata entro 48 ore, pena la possibilità di intentare una causa che può portare a risarcimenti dai 7 ai 12mila euro.

La questione non è legata al fatto che chi scrive debba essere deresponsabilizzato, ma al fatto che se un giornalista scrive sul Corriere o su Repubblica qualcosa di cui è convinto, la sua posizione verrà difesa dalla testata e, in caso, sostenuta anche in sede di processo. Quella stessa opinione, scritta su un sito personale, non potrebbe godere di nessuna tutela, se non di quella garantita dal conto in banca dello stesso autore.

Nella maggior parte dei casi, ciò significherebbe che, di fronte al rischio di subire una causa per diverse migliaia di euro, l'autore del piccolo sito/blog sarà spinto a pubblicare una rettifica, anche quando sarà convinto che sia sbagliato farlo. In sostanza, si mette contro il muro chi non ha alle spalle una testata in grado di fornire assistenza legale, trasformando così il sacrosanto diritto alla rettifica in un'arma per minacciare gli autori.

Non si tratta di una proposta nuova. Il disegno di legge circola da parecchio tempo, ma avrebbe avuto una nuova spinta in seguito alla pubblicazione delle intercettazioni delle ultime settimane e della lista di politici indicati come omosessuali e omofobi. Il Ministro Giorgia Meloni ha annunciato di volersi impegnare per evitare che la dicitura generica "sito informatico", così come dall'opposizione sono arrivate molte proteste e annunci di mobilitazioni, la prima delle quali è prevista per il 29 settembre a Roma, al Pantheon.

Per info:
goo.gl/XLqti

Tag: internet

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