Kiave ci ha parlato di "Onde Sonore", il progetto hip hop con i rifugiati

21/06/2017 15:32 di

ONDE SONORE - Musica per l’integrazione” è un laboratorio di musica per ragazzi rifugiati e sarà al Mast (RHO Fiera, Milano) Giovedì 22, ad ingresso gratuito. A partire dalle 17:00 si terrà una mostra, un laboratorio, ci sarà da bere e da mangiare e alle 21:00 Kiave salirà sul palco insieme a Gheesa. E non saranno soli. 

Il progetto di Onde Sonore, organizzato dalla Cooperativa Sociale Intrecci, coinvolge i ragazzi dello Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) di Rho, per raccontare tramite la musica la loro esperienza, il loro viaggio, quello che si portano dietro e quello che hanno lasciato a casa. Dopo dieci incontri di un workshop tenuto da Kiave sulla cultura hip hop, due ragazzi, in arte Ramsy Young e Mr. Vides, saliranno sul palco con i loro brani.

Noi abbiamo fatto quattro chiacchiere con Kiave, sull’importanza del progetto, della cultura hip hop come mezzo di riscatto sociale, sul suo futuro e su quello di questi ragazzi. 

Secondo Kiave, che si è sempre occupato di tematiche sociali, progetti come questo non sono una novità. Dopo aver partecipato a “Potere Alle Parole”, quasi 3 anni passati nelle carceri, e un album nel 2012  chiamato “Soltanto per cambiare il mondo”, "Onde Sonore" non poteva che essere un approdo naturale. 

Per il rapper di Cosenza il rap, anzi, come ci tiene a precisare, "la cultura Hip Hop in ogni sua declinazione, è stato un modo per uscire dalla realtà di un ragazzo che a scuola non aveva mai brillato troppo, che come tanti ha cominciato a scrivere per lasciare la strada". Dalle sue parole traspare in ogni momento, ancora oggi, l’entusiasmo di un ragazzino che fa tutto per la prima volta, anche se sono passati tanti anni. E potrebbe parlartene per ore dell’Hip Hop, non solo delle canzoni, ma di tutto il movimento culturale, che è il vero protagonista del progetto. Se infatti la scena Hip Hop di oggi, sostiene il rapper, forse pensa un po’ troppo alle visualizzazioni, a strizzare l’occhio alle case di moda e ad autocelebrarsi, il vero senso di questo movimento è sempre stato, ed è ancora oggi, dare una voce a chi non ce l’ha, per dire “sono qui, esisto e questa è la mia storia”. 

 

La musica in questo progetto non vuole essere il fine ma il mezzo, come forse è giusto che sia. Poco importa se le vendite non batteranno qualche record, se i ragazzi dovranno aspettare un po’ prima di firmare qualche contratto, il fatto che questi ragazzi abbiano trovato un modo di alzare la voce e qualcosa in cui sfogare la rabbia, esprimere i desideri e parlare di se stessi, è già un obiettivo raggiunto per Kiave e per la cooperativa, ed è forse l’obiettivo più alto che ci sia. 

Durante i dieci incontri che hanno preceduto il live di giovedì Kiave è partito dall’inizio, dalla storia dell’Hip Hop, i suoi inizi nei ghetti americani e la diffusione in Italia, parlando non solo della musica ma anche del writing, della breakdance, dell’attitudine del movimento, la cosa a cui lui da il valore maggiore. Certo, specifica Kiave, con incontri da due ore non è così semplice mettere i ragazzi alla prova, ma anche le migliori intenzioni a volte devono scontrarsi con quella burocrazia così macchinosa che lui non sembra sopportare tanto.

"I ragazzi, all’inizio, se e quando lo facevano, parlavano un italiano stentato. La voglia di farsi capire e di capire gli altri ha fatto il resto, in poco tempo alcuni di loro hanno cominciato a lasciare da parte l’inglese o lo spagnolo e scrivere in italiano, passando giorni e notti a studiare la nostra lingua". Kiave, mentre ce lo racconta, considera anche solo questo aspetto una piccola, grandissima vittoria. 

In un momento storico così delicato, senza voler fare sgangherate analisi geopolitiche o sociali, l’importanza di Onde Sonore è per Kiave fondamentale, perché "la musica può veramente portare le storie di questi ragazzi al cuore dei loro coetanei in maniera diretta, senza il filtro dei giornali o della televisione, in un linguaggio comune che non è soltanto o necessariamente la lingua italiana, ma la cultura Hip Hop in sé, perché dalla diversità si crei una sinergia capace di fare del bene non soltanto ai ragazzi, ma anche, forse, all’intera scena". La risposta del rapper a chi lo accusa di essere un "buonista", a chi mette in guardia dall’invasione e a chi si fregia di nazionalismi carichi di polvere, è un semplice “veniteli a vedere, vi aspettiamo giovedì. Sotto al palco, con una birra in mano, c’è posto anche per voi.

Kiave non ha grandi aspettative, nel senso più ottimistico della cosa. "Non ci si aspetta un ritorno economico, non vi è l’ansia di avere una risposta entusiasta del pubblico, la serata di giovedì è già una piccola vittoria, per la cooperativa, per chi ci ha creduto e, soprattutto, per Ramsy Young e Mr. Vides, i due ragazzi che saranno con me sul palco cantando i propri brani". Vi è invece una grande speranza, un augurio ai ragazzi, perché sappiano fare tesoro di questo e raccontarlo agli altri, perché l’arte e la musica possono cambiare le loro vite in migliaia di modi diversi, al dilà di ogni retorica. E forse, un’augurio alla scena musicale, perché nella libertà individuale di gestire la propria carriera e immagine come meglio si vuole, ci si accorga che qualcosa sta cambiando davvero nell’Hip Hop. O forse si sta tornando a fare le cose come tutto è cominciato. 

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