Perché i Marlene Kuntz vanno a Sanremo

16/01/2012

Ieri pomeriggio sono stati annunciati i nomi dei partecipanti all'edizione 2012 del Festival di Sanremo. Tra questi, come vi avevamo anticipato, ci sono anche i Marlene Kuntz, da anni accostati al palco dell'Ariston.

Dopo l'ufficialità della partecipazione, il gruppo di Cristiano Godano ha pubblicato sul proprio sito questo comunicato:

«Siamo un gruppo che ha sempre cercato di non precludersi la possibilità di sperimentare nuovi approcci, assecondando la curiosità piuttosto che il calcolo.

Andare a Sanremo per certi versi ha a che fare, anche, con la curiosità di cimentarsi in qualcosa di nuovo che ci potrebbe divertire.

Spesso, per contro, il non andare a Sanremo da parte di certi gruppi non ha esattamente a che fare con una sorta di intransigenza o snobismo che vieta l’eventualità di mescolarsi con artisti che non si apprezza, ma con il calcolo di evitare di nuocere al proprio pubblico (più precisamente: di evitare che il proprio pubblico ti diventi nemico… E chissà poi perché il tuo pubblico dovrebbe diventarti nemico).

Esattamente come qualsiasi gruppo si può imporre di non fare certe cose perché potrebbero rovinargli una carriera: cosa ampiamente ragionevole, se si pensa se un giorno noi desiderassimo, ad esempio, fare delle canzoncine allegre, del tutto pop, commerciali, argute o meno che fossero, per puro divertimento: perché no, se non per il fatto che il tuo pubblico letteralmente ti massacrerebbe? Ma questo tipo di calcolo non è forse più emblematico del senso della “marchetta” rispetto al fare e sperimentare ciò si vuole? Ci daranno dei marchettari per il nostro andare a Sanremo? Ma non è forse più marchettaro fare ciò che il tuo pubblico si aspetta da te per puro calcolo?»


Una sorta di giustificazione a priori, del tutto non richiesta e in fondo figlia dello stesso snobismo e della stessa chiusura che i Marlene dicono di temere nei propri fan più oltranzisti. Insomma, il primo passo della vicenda "Marlene Kuntz a Sanremo" non è certo dei più entusiasmanti.

Tag: Sanremo

Commenti (60)

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  • Jimmy Briscola 20/01/2012 ore 14:40 @briscola

    no aspetta feed, va bene che sei nuovo e giochi a fare l'eroe ma che non so di cosa parlo non direi proprio

    mentre la risposta alla tua domanda è SI (copie vendute + inserizioni pubblicitarie + eventuali sgravi fiscali o contributi statali ma ridottissimi e concessi veramente a tutti con semplice richiesta, senza fantozziana burocrazia)

    e la risposta SI alla tua domanda non vuol dire che esisterebbero solo rai, mediaset, repubblica, corriere etc, anzi
    (a quanto mi risulta sei su rockit, quindi esiste anche rockit al momento, che da quanto mi risulta non riceve nessun finanziamento statale)
    come esistono altre riviste musicali sul web e in edicola (ancora per poco probabilmente, ma questo è un cambio di paradigma che c'entra poco coi finanziamenti statali)

    quindi pensaci bene prima di scrivere, che quello conformista e lobotomizzato da certe idee e preconcetti mi sembri tu

    posso farti una domanda? curiosità personale, quanti anni hai ?

  • roberto82 21/01/2012 ore 15:15 @roberto82

    perfettamente d'accordo con Jimmy Briscola. Sul riuscire a fare impresa (piccola o grande che sia) senza i finanziamenti statali credo parlino realtà omologhe al mucchio, ancora sulla piazza e da anni senza il sostegno statale. E' scandaloso da questo punto di vista e non ci sono giustificazioni di sorta a meno di non render chiari e trasparenti processi di rendicontazione, altrimenti siamo qui a sprecare fiato; Sulle produzioni cinematografiche che si sono servite di sovvenzioni statali stendiamo un velo pietoso, troverai ben pochi titoli di qualità, credimi. Come si può leggere in un articolo del Fatto quotidiano (che ti ricordo, non ricorre ai finanziamenti pubblici) che ha fatto il giro trasversale della rete (datato 2011) " che senso ha, nel 2011, sovvenzionare con ingenti risorse pubbliche di un Paese in piena crisi economica, decine e decine di giornali di carta e inchiostro…
    Nel secolo della Rete, per garantire a tutti la libertà di fare informazione basta molto meno: risorse di connettività a volontà, piattaforme di blogging e qualche euro di pubblicità per farsi conoscere online. L’informazione che vale troverà lettori e mercato e sopravvivrà mentre quella che, a giudizio dei lettori, varrà di meno, scomparirà come è giusto che sia e come avviene in ogni altro mercato" Se consideri questo, feedbacknoise, e consideri per esempio che esistono riviste su cartaceo che mantengono ancora un'ottima reputazione tra i lettori, senza chiedere altro se non il prezzo di copertina, la lamentatio del mucchio è priva di senso e anche di senso della misura.

  • Jimmy Briscola 23/01/2012 ore 15:44 @briscola

    ok feed come la pensi l'abbiamo capita: secondo te il mercato e la raccolta pubblicitaria sono "i monopoli" e il male assoluto e della cultura con la C maiuskola dovrebbe okkuparsi lo stato.

    altri contributi alla discussione aggiornati al 2012 ?

    si può fare un discorso culturare in Italia senza finanziamenti pubblici ?

    (grazie roberto82)

  • Jimmy Briscola 23/01/2012 ore 16:24 @briscola

    si feed sono documentato
    (ti prego tu correggiti almeno il nick, manca una c)

    la mia frase di prima era inesatta ,
    non è "si può fare un discorso culturare in Italia senza finanziamenti pubblici"? (la cui risposta è ovviamente si)

    ma

    "si può fare un discorso culturare in Italia senza dipendere dai finanziamenti pubblici per la propria sopravvivenza ?"

    la domanda su come gestire i finanziamenti perchè siano realmente sensati è troppo ampia e complessa
    e non la pongo nemmeno se risponde solo feedcoso alla discussione

  • roberto82 24/01/2012 ore 16:06 @roberto82

    Ciao feedbaknoise, antiproibizionista? Permettimi di avanzare un dubbio; se tu lo fossi realmente saresti contro il finanziamento pubblico ai partiti e quello destinato all'editoria. Dici che sono due cose diverse? Non lo sono a livello di cultura politica, perchè il secondo (dovresti saperlo) in italia è andato a braccetto con il primo, da sempre, a meno che tu non possa dimostrare il contrario, ovvero che lo spreco vergognoso dei finanziamenti all'editoria NON sia servito a finanziare progetti protetti e sopratutto concepiti da un meccanismo partitocratico. Su questo aspetto, ti inviterei a consultare la pagina del ministero con la lista dei periodici, i quotidiani, le realtà costituite da cooperative di giornalisti (come il mucchio) che in questi lunghi anni hanno usufruito di quei soldi, miei e tuoi (senza che tra l'altro fossimo in grado di scegliere, la scelta come sai, è un tema antiproibizionista molto importante e non riguarda solo l'8 per mille alla chiesa cattolica). Il paragone con gli altri paesi non regge, non regge prima di tutto per il modo in cui (francia, germania per esempio) gestiscono l'accesso ai finanziamenti comunitari (quindi europei, di diversa provenienza e fisiologia) per sostenere la cultura in un modo molto più trasparente e meno politicizzato di quanto invece sia stato fatto nel nostro paese. Il progetto Media (conosciuto anche dalle nostre parti) è un meccanismo che ha un funzionamento ben diverso, per esempio, di un finanziamento statale. Aggiungo, che l'attuale funzionamento che eroga fondi statali all'editoria in Italia, ha permesso di tutto, inclusa la dichiarazione di tirature fasulle per acquisire più soldi, inclusa la sussistenza di progetti senza nessuno sfocio imprenditoriale che riescono comunque a totalizzare almeno 200mila euro l'anno (leggiti la lista che ti indicavo, è utile). E' bellissimo sostenere la musica, le riviste che mi parlano di missioni africane, il bollettino degli agronomi, quello del club matematico e l'associazione delle dame di carità dedite al virtuosismo del punto a croce e quant'altro; c'è chi, a questo proposito, cerca di bypassare il problema inventandosi l'ipotesi di una valutazione meritocratica. E su quale base? Chi potrebbe e dovrebbe decidere? Per le dame di carità, il mucchio non è cultura, e per il mucchio, probabilmente l'uncinetto non è un'arte. Problemi di slittamento progressivo del piacere, avrebbe detto Robbe Grillet, quello che conta e che posso verificare quindi è solo l'operato di uno stato che fino ad adesso, con quei soldi, ha solamente favorito le lobby di partito, o le micro-lobby di parassiti, che sono sopravvisute con le briciole che cadevano dal tavolo principale. E' questa la forma di sostegno alla cultura che ti immagini feedbaknoise? Oltre a rispodere, no thanks, azzardo un timido e personalissimo "vergogna" al Mucchio (e a tutti quelli che hanno fatto parte del banchetto, seppur misero). Chi lo sostiene, oltre che scarsamente informato, oltre che seguire istinto e stomaco, probabilmente in buona fede, non potrà fare certo la morale la prossima volta che parla di sostenibilità, cultura alternativa, antagonismo. Dalle pagine del mucchio, per anni, i difetti degli altri erano sempre i peggiori. Adesso, oltre ad avere qualche dubbio, forse ho capito che il clericalismo, è un male dell'animo e non lo si riconosce solo se indossi un abito talare. Amen.

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