Sangue, sudore e tasti: una lode ai pianisti punk del nostro tempo

Blood on the pianoBlood on the piano
02/11/2015 13:43 di

L’idea che di solito si ha del mondo pianistico accademico è un po’ quella delle sale concerto frequentate da ottuagenari imbolsiti, parrucconi occupanti le prime file e affetti da assopimento congenito che assistono agli spettacoli di esecutori compassati. Bene, dimenticate tutto ciò. Perché sembra che le leve degli ottantotto tasti abbiano in seno un nichilismo e uno spirito punk che nemmeno il GG Allin dei tempi migliori.

È proprio di qualche giorno fa l’ennesimo caso di applicazione alla lettera del proverbiale detto “suonare fino a far sanguinare le dita”: una violinista della London Symphony Orchestra ha pubblicato su Twitter una foto dell'ultima performance a Vienna del pianista uzbeko Yefim Bronfman che mostra chiaramente cosa accade a chi suona con la furia di uno squatter punk ma che solo accidentalmente ha scelto uno strumento classico per esprimere la propria irruenza iconoclasta.



Durante l’esecuzione della Sonata Sz 80 di Bartòk, Bronfman si è ferito sui tasti del pianoforte ma, incurante del sangue che sgorgava copioso, ha continuato la sua cavalcata splatter tra schizzi di plasma e fragorosi applausi di un ridestato pubblico in sala. Non pago di ciò, ha concesso bis richiesti a gran voce da una platea eccitata come nemmeno alla corrida. Stessa sorte era toccata qualche mese addietro alla pianista giapponese Rui Urayama, sempre alle prese con la famigerata Sonata di Bartòk. In gara alla Cincinnati World Piano Competition, nella foga che lo spartito richiede la martellatrice di tasti nipponica si era aperta un dito creando sulla tastiera uno scenario degno di una delle migliori puntate del grand-guignolesco Dexter. La foto della scena insanguinata è stata caricata su Facebook da Chris Slaughter (un nome, una missione!), giudice della gara, ed è stata condivisa più di 4000 volte. Poi è stata caricata su Reddit dove ha continuato ad essere condivisa migliaia di volte.

Ma Urayama e Bronfman non sono gli unici pianisti punk: un altro caso di immolazione al sacro fuoco della musica è quello della pianista tedesca Alice Sara Ott, anche lei con le dita devastate e sanguinanti dopo una “hardcore practice session of Tchaikovsky”. Con le loro gesta al limite del teatro sperimentale d’avanguardia questi tre eroi della musica seria stanno cambiando, ognuno a modo loro, il modo di intendere la classica.

 

not sure if i like the direction my relationship with #tchaik1 is heading in..

Posted by Alice Sara Ott on Giovedì 1 ottobre 2015

 

 

(via)

Tag: musica classica strumenti

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