Ai Weiwei ha portato un pianoforte bianco nel campo profughi di Idomeni

Nour Alkhzam suona il pianoforte bianco portato da Ai WeiWei nel campo profughi di IdomeniNour Alkhzam suona il pianoforte bianco portato da Ai WeiWei nel campo profughi di Idomeni
16/03/2016 10:29 di

Creare uno scenario completamente inaspettato: questo è stato l’obiettivo dell’artista dissidente cinese Ai Weiwei, che ha portato un grande pianoforte bianco in un fangoso campo profughi sul confine Greco-Macedone e dopo averlo coperto con un telo di plastica, ha permesso alla ventiquattrenne Nour Alkhzam di suonarlo. La giovane donna è una rifugiata siriana che non vede il marito e il figlio da più di un anno, e che da oltre tre anni non aveva la possibilità di toccare un pianoforte; dettagli che hanno reso la sua performance di venti minuti ancora più profonda e toccante.

Il messaggio che l’artista vuole trasmettere con questo suo ultimo progetto è quello di far sapere al mondo che l’arte prevale sulla guerra, ricordando attraverso la musica l’umanità delle persone che vivono in un luogo apparentemente privo di speranza.

Questo è solo uno di una serie di progetti che Ai Weiwei sta portando avanti da diverso tempo, per dare spazio e voce alle persone coinvolte nella peggiore crisi migratoria europea, dopo la seconda guerra mondiale. Lo scorso mese infatti, l’artista ha realizzato un'installazione di protesta appendendo attorno alle colonne della sala concerti Konzerthaus di Berlino migliaia di giubbotti di salvataggio scartati dai migranti provenienti dall’isola greca Lesbo.

Le autorità greche stimano la presenza di più di 14.000 persone rifugiate sul confine Greco-Macedone, in stato di abbandono e senza un luogo dove andare, a causa della chiusura dei confini della maggior parte dei paesi vicini.

Weiwei ha dichiarato amareggiato ad Al Jazeera come i rifugiati vengono trattati dalle autorità europee: “Le autorità non danno loro nemmeno un minimo di dignità e amore. È una situazione molto triste (…) Cosa accadrà all’umanità? Cosa accadrà in questo ventunesimo secolo?” 

 

Tag: politica strumenti

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