I Pink Floyd fanno causa agli organizzatori italiani della mostra sulla band

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10/09/2015 11:44 di

"This mortal remains" è una retrospettiva sui Pink Floyd, creata e promossa da un promoter italiano, Francesco "Fran" Tomasi e dalla compagnia milanese Evolve Devolve, che avrebbe dovuto tenersi a Milano nel settembre 2014, prima della partenza per un tour che avrebbe dovuto portarla per l'Europa. All'epoca la mostra non aprì al pubblico a causa di ritardi sui lavori dovuti pare alla volontà dei Pink Floyd stessi di rivedere alcune parti dell'allestimento, ma già da tempo gli organizzatori sono al centro di una polemica relativa al mancato rimborso dei biglietti già emessi

Le motivazioni

È di oggi la notizia che la band ha deciso di citare in giudizio Tomasi e la Evolve Devolve con diverse motivazioni, innanzitutto economiche. Stando a quanto dichiarato dalla Now Pink Floyd Ltd. e dalla Pink Floyd Music, le due società legali che rappresentano i membri superstiti Nick Mason, Roger Waters e David Gilmour, la band avrebbe ricevuto un acconto di sole 80.000 sterline delle 180.000 stabilite come onorario, né le 145.000 previste dal contratto stipulato tra le parti come cauzione.
Oltre alla questione economica, sembra che Tomasi e la Evolve Devolve avessero cercato di esportare il pacchetto dell'esibizione all'estero, contando anche su terzi finanziatori, clausola non prevista dal contratto iniziale. Infatti nell'atto di citazione si legge che nonostante la volontà espressa dai Pink Floyd di mantenere il totale controllo su eventuali altri allestimenti della mostra, espressa tramite una lettera degli avvocati inoltrata a Tomasi e alla Evolve in febbraio, i due abbiano continuato a cercare nuove città disposte a ospitare l'esibizione.
Adesso la band inglese ha richiesto che Tomasi e i rappresentanti della Evolve Devolve rilascino una dichiarazione ufficiale in cui riconoscano ai Pink Floyd la totale parternità della mostra, compreso il merchandising, il catalogo e tutti i diritti di proprietà intellettuale, e che si impegnino a non promuovere ulteriori mostre sui Pink Floyd e che non rivelino informazioni riservate di cui siano venuti in possesso durante le trattative. 

La risposta degli organizzatori

Intanto Tomasi e la società respingono ogni accusa, dichiarando di aver coperto tutte le spese previste dal contratto e dall'allestimento (240.000 euro), che il contratto con i Pink Floyd fosse "commercialmente assurdo" e che avessero contattato terze parti allo scopo di comunicare proprio l'impossibilità di esportare la mostra.

 

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Tag: polemica

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