Cinquant’anni dopo: dieci canzoni per ricordare il ‘68

01/03/2018 10:23 di

1° marzo 1968, Roma: studenti e Polizia si scontrano a Valle Giulia. In ballo la “riconquista” della Facoltà di Architettura, sgomberata il giorno precedente. È l’inizio del ’68. Che forse è già partito due anni prima con l’occupazione delle aule universitarie di Sociologia a Trento, il 24 gennaio del 1966: non era mai successo in Italia. Dura poche ore, poi la Polizia manda tutti a casa. A Valle Giulia, invece, accade qualcosa di nuovo, mai visto prima, con gli studenti che questa volta affrontano le forze dell’ordine, reagiscono con la violenza e alzano il livello dello scontro. Cinquant’anni dopo, il ’68 fa ancora discutere. Fu davvero formidabile quell’anno? Forse, concediamoci il beneficio del dubbio. Per tutti gli altri basta a avanza uno dei tanti fondi pubblicati, a raffica, in questi giorni da “Il Giornale”. Sullo sfondo restano quelle canzoni che il ’68 lo hanno eternizzato, maledetto, rimosso, ricordato con commozione e, perché no, preso per i fondelli. Eccone dieci.

 

GUALTIERO BERTELLI – PRIMO D’AGOSTO MESTRE SESSANTOTTO

La descrizione delle lotte operaie del Petrolchimico di Mestre, culminate con gli scontri del 1° agosto 1968. Gualtiero Bertelli, cantautore veneto, uno dei nomi di punta dell’etichetta I dischi del sole, prende apertamente le difese dei lavoratori contro la Polizia: “A casa senza voce e con le mani sporche dei sassi raccolti sui binari. Per una volta ancora, dopo tanto, mi son sentito armato e non inerme contro i nostri nemici di sempre”

 

CAPAREZZA – LA RIVOLUZIONE DEL SESSINTUTTO

Nel ’68 si pensava alla rivoluzione, ora il chiodo fisso è il sesso. Caparezza sfreccia in slalom tra i valori sessantottini e il mercato del porno, tra Jimi Hendrix e Alvaro Vitali. “Il sessantotto è un interrogativo, ma il numero successivo ti resta nella testa!”. 

 

FABRIZIO DE ANDRÉ – CANZONE DEL MAGGIO

“Storia di un impiegato” è il primo disco politico di Fabrizio De André. Scritto in collaborazione con Giuseppe Bentivoglio (testi) e Nicola Piovani (musica), l’album affronta, sia pur con cinque anni di ritardo, anche l’argomento ’68. “Canzone del maggio”, brano di apertura di “Storia di un impiegato”, è ispirato a “Chacun de vous est concerné”, un canto del maggio francese scritto dalla cantautrice d’oltralpe Dominique Grange. 

 

GIORGIO GABER – LA RAZZA IN ESTINZIONE

“La mia generazione ha perso” esce nel 2001. Ce n’è di disillusione in questo album, all’interno del quale Giorgio Gaber, assieme a Sandro Luporini, ha tempo e modo di prendere di petto il ’68. Sgretolandolo. Ecco un estratto da “La razza in estinzione”: “La mia generazione ha visto le strade, le piazze gremite di gente appassionata sicura di ridare un senso alla propria vita, ma ormai son tutte cose del secolo scorso: la mia generazione ha perso”.

 

FLAVIO GIURATO – PRAGA

Il ’68 riesce a minare persino le granitiche certezze del cosiddetto socialismo reale e quando, a Praga, la gente scende in piazza a reclamare la libertà, i blindati del Patto di Varsavia rispondono stroncando ogni speranza di cambiamento. In quei giorni, il giovane Flavio Giurato si trova nella capitale cecoslovacca con la nazionale cadetta di baseball e assiste alla repressione ordinata dai piani alti di Mosca. Quasi quarant’anni dopo, nel 2007, il cantautore romano pubblica l’appassionata “Praga”, storia di una rivolta vista con gli occhi di un ragazzo di 19 anni. La canzone termina con le parole “Sotto l’asfalto c’è la sabbia”, auto-citazione da “Notte di concerto” (“Il tuffatore”, 1982) nonché adattamento dello slogan del maggio francese “Sous les pavés, la plage”. Come a dire: tutto torna. 

 

FRANCESCO GUCCINI – ESKIMO

Indumento feticcio del ’68, l’eskimo è preso a pretesto da Francesco Guccini per una digressione sulla propria gioventù. La rivoluzione è sullo sfondo, il cantautore emiliano sfugge la retorica sessantottina in favore di una chiave di lettura intimista, più legata ai ricordi dei vent’anni. “Perché a vent’anni è ancora tutto intero, perché a vent’anni è tutto e chi lo sa, a vent’anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell’età”

 

ROBERTO MARIANI – EX

È il 1992 e la musica sta cambiando. L’influenza delle Posse e dell’hip hop è forte e anche Roberto Mariani ne subisce il fascino. Niente di meglio per imbastire “Ex”, una filippica, buonista quanto basta, per ricordare chi, durante il ’68 (e non solo), giocava a fare la rivoluzione per poi dimenticarsi tutto in nome del posto fisso e del dio denaro. Mariani campiona Bob Dylan, i Beatles e i Doors, mentre nel videoclip compaiono Giuliano Ferrara, Renato Nicolini e Gene Gnocchi, due ex comunisti e un ex comico. 

 

PAOLO PIETRANGELI – CONTESSA

Pur essendo stata scritta nel 1966, “Contessa” è forse la canzone simbolo del ’68. Paolo Pietrangeli, uno studente di 21 anni, la butta giù in una notte, durante un’occupazione all’università. Poco dopo viene pubblicata da I dischi del sole, con Giovanna Marini come seconda voce. Notevole, soprattutto dal vivo, la cover offerta dai Modena City Ramblers nel 1994. Paolo Pietrangeli si farà strada tra le reti televisive Fininvest/Mediaset, principalmente come regista del “Maurizio Costanzo Show” e “Amici”.

 

SQUALLOR – MI HA ROVINATO IL 68

Il ’68 degli Squallor, tra cortei, bulloni, qualche esame dato all’università (con la media del 18) ma sempre con un chiodo fisso: le donne e il sesso. Un’attrazione fatale: “Quanti ingegneri ed architetti, parrucchieri e cantautori ha partorito il ’68, alcuni santi e qualche dio, stilisti, uomini d’affari. L’unico stronzo sono io e non mi pento del mio passato, ma il ‘68 mi ha rovinato”.

 

ANTONELLO VENDITTI – COMPAGNO DI SCUOLA

“Compagno di scuola, compagno di niente, ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?”. Antonello Venditti e il ’68, la scuola autoritaria e i professori noiosi, la salvifica scoperta di Nietsche e Marx, la voglia di ribellarsi. Poi tutto finisce. Tra gli sportelli di una banca qualsiasi. 

Tag: playlist anniversario

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