A quarant'anni di distanza, una playlist per raccontare il 1977 in Italia

10 canzoni per ricordare quell'anno folle, caotico e, purtroppo, anche violento.
26/09/2017 09:46

22 settembre 1977, al palasport di Bologna prende il via il “Convegno sulla Repressione”. Tre giorni confusi, ricchi di scazzi, incomprensioni, risse, parole grosse (spesso incomprensibili) e un po’ di gioia, appena accennata, sullo sfondo. Il convegno, secondo la gran parte degli osservatori dell’epoca, rappresenta la fine del Movimento del ’77 e sancisce l’inconciliabilità delle sue numerose anime. A ricordarci quell’anno così folle, caotico e, purtroppo, anche violento, c’è un pugno di canzoni che vi proponiamo in questa playlist.

 

MARCO CANTINI – SIAMO NOI QUELLI CHE ASPETTAVAMO

Non una singola canzone ma un intero album a rievocare il ’77. Marco Cantini, classe 1976, ne ripercorre le tappe descrivendo un sogno dal quale spuntano Kossiga, Pazienza & Tamburini, Bologna in bilico tra arte e rivolta. Poi il riflusso chiude il cerchio e si inserisce tra i titoli di coda.

ENZO DAL RE – LAVORARE CON LENTEZZA

Oltre al titolo di un film girato da Guido Chiesa, “Lavorare con lentezza” è una canzone scritta e interpretata dal cantautore pugliese Enzo Dal Re. Un invito a liberarsi dalle fatiche del lavoro salariato, che diventa sigla di chiusura delle trasmissioni di Radio Alice.

FABRIZIO DE ANDRÈ – CODA DI LUPO

Ed ero già vecchio quando, vicino a Roma, a Little Big Horn, Capelli Corti generale ci parlò all'università dei fratelli tutte blu che seppellirono le asce. Ma non fumammo con lui, non era venuto in pace”. Il riferimento è alla cacciata di Luciano Lama dall’Università di Roma del 17 febbraio, uno degli episodi più controversi di quel 1977.

EUGENIO FINARDI – TUTTO SUBITO

Cosa c’è di meglio, in tempi così veloci, di pretendere tutto e subito? Peccato che la canzone, inserita da Eugenio Finardi nell’album “Diesel”, fosse una critica ironica agli slogan lanciati dal Movimento. In pochi, però, se ne accorgono.

GIORGIO GABER – POLLI D’ALLEVAMENTO

Scritta da Giorgio Gaber e Sandro Luporini, “Polli d’allevamento” è un’invettiva lanciata contro le liturgie dei giovani settantasettini, divisi tra violenza e farneticazioni d’ordinanza. “Cari, cari polli di allevamento che odiate ormai per frustrazione e non per scelta, (…) con quell’espressione equivoca e sempre più stravolta. Che immaginando di passarvi accanto in una strada poco illuminata non si sa se aspettarsi un sorriso o una coltellata

CLAUDIO LOLLI – I GIORNALI DI MARZO

Tratta da “Disoccupate le strade dai sogni”, “I giornali di marzo” è un puzzle di articoli tratti da “La Repubblica” e “Il Resto del Carlino” dell’11 e 12 marzo, i giorni più pesanti del 1977 bolognese. Quelli degli scontri tra Polizia e Movimento Studentesco, quelli della morte di Francesco Lorusso.

GIANFRANCO MANFREDI – ULTIMO MOHICANO

Fine dei giochi, la rivoluzione è rimandata. Resiste solo l’ultimo Mohicano col sanpietrino in mano in cerca di uno scontro. Peccato che in strada non ci sia più nessuno, nemmeno la Polizia, mancano persino le barricate: son tutti in casa a guardare la tv o al cinema, ad ammirare le gesta di Tony Manero. E all’ultimo Mohicano non resta che immergersi in un bicchiere di vino.

STEFANO ROSSO – BOLOGNA ’77

In distonia con la polvere di quei giorni alquanto difficili, Stefano Rosso disegna un delicato acquarello del ’77, nel quale infila i giorni tragici di Bologna e l’omicidio di Giorgiana Masi a Roma. Mentre dal mangianastri esce fuori “Lilly” di Antonello Venditti e dei ragazzi un po’ strani cercano la libertà.

SKIANTOS – IO SONO UN AUTONOMO

Andavano ai concerti degli Skiantos per prenderli a bullonate. Merito di “Io sono un Autonomo”. Quelli di Autonomia Operaia, tra i principali protagonisti del Movimento del ’77, reagivano così di fronte agli sberleffi della band bolognese. Niente di cui sorprendersi: gli Autonomi, ancor oggi, sono ricordati per la loro spiccata verve ironica.

STRATTEN – CORTEO

L’album è “Bologna ’66 ’77” e la copertina che lo rappresenta è un omaggio a Gianni Sassi. Ed è già una presa di posizione. Per il resto, gli Stratten rielaborano il periodo delle contestazioni da un punto di vista intimista e poco o per nulla politico. Anche se il videoclip di “Corteo” suona come un omaggio agli Indiani Metropolitani.

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L'articolo A quarant'anni di distanza, una playlist per raccontare il 1977 in Italia di Giuseppe Catani è apparso su Rockit.it il 26/09/2017 09:46

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