La playlist perfetta per insultare un ex

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16/11/2015 16:20 di Chiara Amendola

Certi amori sono un po’ come i peperoni in padella la domenica sera, ti restano sullo stomaco e non ti fanno dormire tutta la notte. Un fastidio che cerchi di anestetizzare invano ma che torna puntualmente per legittimare il tuo disagio latente. Basta poco per risvegliarne i sintomi: vedere una foglia cadere dagli alberi, pronta a ricordarti che ormai l’autunno è arrivato, o la notifica che l’ultimo concerto dei Kraftwerk, visto insieme alla persona di cui è vietato pronunciare il nome, è ora disponibile su Spotify. La reazione è immediata: malessere viscerale e nausea. Un incessabile hangover anche se di vodka questa volta non c’è traccia.

Ci sono amori che ti vanno di traverso e non riesci a digerire fin quando una nuova alba, corredata di fantomatiche farfalle sullo stomaco e sorrisi inebetiti, giunge al tuo capezzale. Ex amori che vanno debellati attraverso sofisticate pratiche ascetiche che comprendono violenza verso oggetti domestici e imprecazioni gratuite nei confronti di terzi a casa, in auto o quando sei sotto la doccia e ti accorgi che il tuo balsamo è finito.
L’imperativo in questi casi è liberarsi di tutti i groppi sullo stomaco diventati ormai un devastante macigno che nemmeno l’erezione del Vesuvio a confronto. Esistono ex che hanno semplicemente bisogno di essere insultati come cura al tuo male di vivere e quando pensi di aver esaurito i termini disponibili non c’è Accademia della Crusca che possa aiutarti, è la musica ad arrivare in tuo soccorso fornendoti inaspettate vie di fuga da non sottovalutare.

 

Lo Stato Sociale - "Mi sono rotto il cazzo"

Senza mezzi termini. Il “frequentiamoci senza impegno”, le uscite sempre in compagnia, la fase premestruale, i rapporti aperti e il “ciao ti vedo come un amico”. Uno sfogo in crescendo che include il traffico, la critica musicale, le etichette indipendenti, la politica e comunque e sempre lei. Perché, in fin dei conti, la colpa di tutto il malumore resta lei “E se t’incontro finisce male”.

 

Verdena - "Angie"

L’insulto poetico e sottomesso. L’amore, quello intenso e masochista, che prima, poi e sicuramente, finirà per ucciderti crudelmente, sbranandoti. “Tu mi sparirai alle spalle prima o poi e senza lacrime ti addormenterai” ossia “So che sei una calcolatrice ma te lo dico in modo galante, senza che tu te ne accorga, perché sono uno zerbino e ti lascerò calpestare la mia dignità”.

 

Il Teatro degli Orrori - "Scende la notte" 

Niente da aggiungere. “Sei tu sempre e solo tu con quell’aria di chi se ne frega e non si fa sentire più”. Tipico delle paturnie amorose. A chi non è mai capitato? Dunque urlare, fino a farsi esplodere le corde vocali mentre in sottofondo una chitarra elettrica funge da motosega.

The Zen Circus - "Ragazza eroina" 

Il Massacro. Sei una stronza opportunista e ti metto k.o. raccontando al mondo chi sei e cosa fai. Semplice e letale.


Afterhours - "Il sangue di Giuda" 
 

L’amore tradito. Il più comune dei mali raccontato come in un film splatter. Alla carnefice dalle “cosce in rovina”, bistrattata a dovere, viene fatta una promessa, che forse è più un auspicio: “Quando tornerai io sarò già via”, agognata vendetta di chi è stato poco scaltro nella scelta di un partner solo apparentemente monogamo.

Fine Before You Came - "Natale" 

Ho fatto tutto per te. Ho addobbato l'albero perché volevi un Natale e tu non te ne sei neanche accorta. E adesso che tutto sembrava finalmente apposto, me ne vado, così impari. 

 

Tag: playlist

Pagine: Afterhours Verdena The Zen Circus Il Teatro Degli Orrori Lo Stato Sociale

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