Chi compila le playlist che troviamo sulle piattaforme di streaming?

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31/05/2016 14:10 di

Le playlist musicali che vengono compilate e aggiornate a cadenza periodica sulle diverse piattaforme di streaming, sono ad oggi uno dei principali veicoli attraverso cui ascoltiamo e scopriamo nuova musica. Al contrario di quello che accade per diverse funzioni di quegli stessi servizi, dietro di loro non si cela l'operato di qualche freddo algoritmo ma il lavoro certosino di persone in carne ed ossa.

Il The Guardian ha recentemente pubblicato un reportage dopo aver passato una giornata assieme ad uno di questi trend forecaster dell'industria musicale, nella fattispecie Sam Lee, editor di Deezer per l'Irlanda e il Regno Unito. "Le playlist sono una delle cose che gli esseri umani riescono ancora a fare meglio dei computer", ci tiene a sottolineare Sam, che su Deezer ha quasi sei milioni di persone che lo seguono facendo tesoro dei suoi consigli.

Il motivo è presto detto: nessun algoritmo riesce ancora nell'impresa di captare, e quindi restituire, il tono emotivo che in una sequenza di brani è necessario mantenere tra un pezzo e l'altro. "Quando creo una playlist passo la maggior parte del tempo a decidere l'ordine dei brani. Le tracce possono essere tutte giuste, ma se non "suonano" quando si trovano l'una accanto all'altra, allora si finisce per perdere l'attenzione degli ascoltatori".

Dati e grafici generati dai computer fanno ovviamente la loro parte, mostrando il "tasso di soddisfazione" raggiunto dalle playlist e svelando numerosi altri particolari sull'utenza (età, genere, provenienza geografica) che risultano molto importanti poi in fase di compilazione: "Una playlist è molto più di una semplice tracklist, deve corrispondere e superare le aspettative degli utenti in tutto. Non si tratta solo di mettere insieme alcune tracce e via", ribadisce Sam.

Tra le funzioni fondamentali delle playlist, come si diceva, c'è il loro essere viatico alla scoperta di nuova musica e nuovi artisti. In questo senso, i servizi di streaming appaiono al momento molto più democraticamente connessi alla realtà di qualsivoglia network radiofonico commerciale: "Se si supporta la nuova musica nel modo giusto, allora si può fare la differenza. Scoprire e contribuire a lanciare nuovi artisti è una delle emozioni più belle che mi regala il mio lavoro".

Proprio per questo motivo le major discografiche negli ultimi due-tre anni hanno progressivamente mutato il loro atteggiamento nei confronti dei servizi di streaming. E, come racconta lo stesso Sam, nel corso di una settimana si trova più volte coinvolto in incontri con diverse multinazionali che sono ansiose di presentare le nuove release dei loro artisti in catalogo magari proprio con dei brani all'interno di qualche playlist. "Ma non ho nessuna remora a dire loro se un determinato brano non funziona. Non si tratta solo del mio gusto, si tratta di capire soprattutto il nostro pubblico - chi sono e che cosa vogliono - e servire loro la musica che so che potrà soddisfarli attraverso il mio personale filtro".

In un presente non troppo lontano dal nostro c'è ancora quindi chi mantiene una propria linea editoriale dinamica e aperta ad accogliere nuovi input e nuove suggestioni. E in un paese come l'Italia, in cui il gap tra palinsesti radiofonici e nuovi flussi musicali è molte volte imbarazzante, sarebbe sicuramente interessante cercare di capire a chi spetta ricoprire questo ruolo.

Tag: streaming mercato discografico

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